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Boldrin, fondatore di Ora!: “Da quarant’anni destra e sinistra governano a colpi di bonus e debiti”

Boldrin, fondatore di Ora!: “Da quarant’anni destra e sinistra governano a colpi di bonus e debiti”
Michele Boldrin (foto imagoeconomica)

Le parole di Michele Boldrin, economista e fondatore, insieme ad Alberto Forchielli, di questo nuovo partito

ROMA – “Destra e sinistra si alternano da quasi quarant’anni con bonus e sussidi a debito e nessuna riforma strutturale”. Michele Boldrin, economista e politico, sceglie poche ed efficaci parole per spiegare perché, nel 2024, insieme ad Alberto Forchielli, ha deciso di fondare il partito “Ora!”. E aggiunge: “Lamentarsi non bastava più, serviva un soggetto politico costruito su un programma di crescita e libertà”.

Abbiamo cercato, quindi, di scandagliare i profili strutturali di questa nuova offerta politica, ponendo l’accento sulle questioni più rilevanti per il nostro Paese, partendo dalla fuga dei cervelli.

“Il problema non è che i giovani partano: in un mercato europeo integrato la mobilità è fisiologica e utile. Il problema è che il flusso va in una sola direzione. Servono tre cose al posto delle miopi e illusorie politiche per il ‘rientro dei cervelli’. La prima è la crescita della produttività, l’unica cosa che fa crescere i salari. Questo significa concorrenza nei mercati protetti, meno prelievo sul lavoro finanziato tagliando la spesa improduttiva, giustizia civile rapida e un ambiente in cui fondare un’impresa innovativa, assumere con stock option e anche fallire non sia un percorso a ostacoli. La seconda è l’Università. Servono autonomia reale degli Atenei, finanziamento della ricerca su base competitiva assegnato da agenzie indipendenti, reclutamento internazionale e abolizione del valore legale del titolo. La terza è la casa: più offerta abitativa nelle città, con urbanistica semplificata e campus universitari, invece del controllo degli affitti. Il giorno in cui un trentenne tedesco o spagnolo considererà l’Italia una scelta di carriera sensata, anche i nostri smetteranno di andarsene a senso unico”.

⁠⁠Il ministero della Salute ha certificato uno scarto netto tra Nord e Sud rispetto all’adempimento dei livelli essenziali di assistenza nel 2024. Cosa fare per evitare che la salute sia un lusso?
“Quasi sei milioni di italiani nel 2024 hanno rinunciato a visite o esami perché sono diventati un lusso. I piani di rientro usati come tagli lineari per riequilibrare il divario strutturale tra Nord e Centro-Sud non bastano perché sistemando i conti, spesso peggiorano i servizi. Occorrerebbe integrarli con risorse straordinarie vincolate al recupero dei servizi carenti: prevenzione e medicina territoriale. Un piano straordinario di assunzioni di personale sanitario, dove la carenza sia strutturale, e strutture sanitarie territoriali ridurrebbero la pressione in pronto soccorso e grandi ospedali, e di conseguenza il ricorso al privato. Una digitalizzazione seria uniformerebbe il sistema: oggi ogni Regione fa da sé, con forniture spesso scadenti, sistemi che non dialogano e dati non confrontabili”.

⁠⁠Nonostante gli obiettivi raggiunti con il Pnrr, la percezione del Paese è che, a livello di infrastrutture, ci sia ancora molta strada da fare…
“Il Pnrr è stato un enorme programma di spesa pubblica ma un pessimo investimento. Ha disperso risorse su migliaia di interventi, invece di concentrarle su pochi progetti di trasformazione del Paese. La frammentazione ha privilegiato la velocità di spesa rispetto all’utilità degli investimenti, lasciando ai cittadini potenzialmente più debito, piccole opere e gli stessi problemi, invece di crescita e benefici. L’Italia ha bisogno di infrastrutture per semplificare e ridurre i costi di muovere persone, merci ed energia. Tra le priorità ci sono il completamento dei grandi collegamenti ferroviari europei, il miglioramento del trasporto pubblico e il collegamento di porti, aeroporti e ferrovie, ma anche la modernizzazione di reti energetiche, idriche e digitali, oltre agli alloggi per studenti e famiglie. Poche priorità strategiche, progetti ben valutati e tempi certi per un maggiore impatto sui cittadini e sulle imprese.”

Considerando l’attuale legge elettorale, che incentiva un assetto politico bipolare, qual è l’area politica che la convince di più?
“Oggi nessuno dei due poli ci convince, perché entrambi difendono rendite, solo rendite diverse. Il bipolarismo è un dato di cui teniamo conto, non un motivo per scegliere a scatola chiusa. Proponiamo un’alleanza in cui prima viene il programma e poi le candidature. Chi accetta di tagliare la spesa improduttiva, aprire i mercati alla concorrenza e riformare scuola, Università e giustizia ci troverà disponibili”.