Rafforzati gli interventi a sostegno della genitorialità e della conciliazione vita-lavoro. Sono su tre fronti principali le misure contenute nel pacchetto per la famiglia in arrivo con la legge di Bilancio, dopo il via libera del Consiglio dei ministri. Si comincia dal potenziamento (reso strutturale) del cosiddetto bonus mamme con almeno due figli e un reddito da lavoro non superiore a 40mila euro annui, confermando l’ampliamento della platea delle beneficiarie anche alle lavoratrici autonome e a tempo determinato.
Fondo per la natalità
Arriva poi il Fondo Valore nuovi nati, un sostegno di 100 euro annui da parte dello Stato a partire dal 2027, per accompagnarli fino al compimento dei 18 anni (dunque 1.800 euro di contributo pubblico complessivo per ogni neonato). Con la manovra si prevede di istituire presso l’Inps la gestione di questo piano di accumulo finanziario, al quale potranno contribuire anche i familiari con versamenti volontari. L’Inps provvede alla raccolta dei versamenti e alla gestione delle attività, mentre la gestione finanziaria del Piano è di competenza di Cassa Depositi e Prestiti, secondo criteri di prudenza. Sono previste deduzioni a favore dei versamenti dei genitori o della rete parentale stretta: nella bozza di manovra d’ingresso in Consiglio dei ministri si prevede che i versamenti siano deducibili dal reddito complessivo nel limite di 2mila euro annui per ciascun soggetto versante e nel limite complessivo di 5mila euro annui per ciascun beneficiario. “La somma di questo salvadanaio non sarà tassabile – ha spiegato la premier Giorgia Meloni, in conferenza stampa -, non sarà pignorabile, non sarà utilizzabile fino ai 18 anni di vita, salvo che non sia per un’emergenza straordinaria ma in quel caso servirebbe l’autorizzazione di un giudice tutelare”. Al compimento dei 18 anni si potrà riscattare la somma accumulata e utilizzarla per le spese scolastiche, universitarie, per avviare un’attività o per alimentare una forma di previdenza complementare. In questo caso all’atto del trasferimento, l’Inps certifica alla forma pensionistica complementare l’ammontare dei versamenti effettuati.
I dati sulla crisi della natalità in Sicilia
Negli scorsi mesi, sul QdS.it abbiamo realizzato un approfondimento proprio sulla crisi della natalità in Sicilia (Clicca QUI per leggerlo). L’Isola si è confermata nel 2025 come una delle regioni italiane più esposte alla crisi demografica, come confermato ancora una volta dai più recenti numeri diffusi dall’Istat. L’Istituto nazionale di statistica racconta infatti una regione che non solo perde popolazione, ma cambia profondamente nella sua struttura interna tra invecchiamento della popolazione, calo delle nascite e migrazione. La popolazione residente in Sicilia all’1 gennaio scorso si attesta a circa 4 milioni e 775 mila persone, in diminuzione rispetto all’anno precedente: il calo è pari a -2,5 per mille. Uno degli indicatori più significativi è appunto quello della natalità. In Sicilia nel 2025 si registrano 6,7 nascite ogni mille abitanti, un valore leggermente superiore alla media nazionale, ma comunque basso in termini assoluti. A questo dato si contrappone quello della mortalità, che raggiunge 10,9 decessi per mille abitanti. La differenza tra questi due valori genera un saldo naturale negativo pari a -4,2 per mille, cioè molte più persone muoiono rispetto a quelle che nascono.
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