Un Paese ferito e che arranca nelle procedure necessarie a risanare il territorio, con la conseguenza di esporre potenzialmente a rischi sia le popolazioni che l’ambiente. È l’Italia inquadrata dall’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) dedicato al settore delle bonifiche. Lo studio, che accende i riflettori sui procedimenti di interesse regionale, tenendo fuori così i casi più importanti, quelli che vengono definiti Sin (siti di interesse nazionale) e la cui competenza spetta al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase), rilascia una fotografia per certi aspetti disorganica. Conseguenza, quest’ultima, del diverso contributo fornito dalle Regioni nel trasferire i dati nel sistema informativo Mosaico (la Sardegna, per esempio, non ha collaborato).
Procedimenti di bonifica nei Comuni italiani: numeri e percentuali
Tuttavia ce n’è abbastanza per dire come in Italia a inizio 2024 su 7899 Comuni erano ben 3619 quelli ad avere nel proprio territorio almeno un procedimento di bonifica in corso. La cifra – pari al 46 per cento degli enti locali – fa riferimento ai procedimenti che si trovano in qualsiasi fase dell’iter burocratico che può culminare, ma non è detto, nella necessità di un intervento di bonifica. Se si volesse considerare soltanto l’insieme dei procedimenti che si trovano in una fase tale da avere già una significanza dal punto di vista delle rilevazioni ambientali, il dato sui Comuni interessati scende a 2266.
Differenze di approccio a parte, che l’Italia sia un Paese in cui la diffusione delle criticità di natura ambientale, il più delle volte determinate da attività antropiche, è sotto gli occhi di tutti. “Ogni anno vengono attivati sul territorio nazionale 1190 nuovi procedimenti di bonifica”, si legge in una nota diffusa da Ispra in concomitanza della pubblicazione del rapporto. Nel documento si specifica come “l’avvio di un procedimento di bonifica non comporta l’automatica necessità di un intervento di bonifica, ma solo a seguito dei dovuti accertamenti emerge tale obbligo”. I dati dicono che nel 70 per cento dei casi le Regioni hanno concluso gli approfondimenti sui territori stabilendo la non necessità di finanziare interventi di risanamento.
Mosaico Ispra: procedimenti in corso e conclusi
Sulla piattaforma Mosaico a inizio 2024 erano 16.365 i procedimenti di bonifica in corso, mentre 221.191 quelli conclusi. “Il 28 per cento dei procedimenti in fase di intervento-bonifica si trova in Lombardia, il 12 per cento in Piemonte, l’11 per cento in Toscana”, si legge nella nota.
Bonifiche in Sicilia: dati, Sin e criticità ambientali
Dal rapporto si ricavano anche i dati sulla Sicilia. Nell’isola, in cui sono presenti anche quattro Sin di notevole importanza e altrettanta esigenza di monitoraggio e intervento per gli impatti su ambiente e salute che si sono registrati negli anni (Gela, Milazzo, Priolo Gargallo e Biancavilla), a inizio 2024 c’erano 1394 procedimenti di bonifica, dei quali 880 in corso e 514 conclusi. I primi rappresentano il 5,4 per cento del totale nazionale; i secondi il 2,3 per cento.
Siti contaminati e potenzialmente contaminati: cosa dice l’Ispra
Restringendo il campo ai procedimenti che si trovano in una fase di significanza ambientale, dunque escludendo quelli che stanno in una fase ancora amministrativa, il numero scende a 482. Di questi, 392 sono procedimenti già conclusi, mentre 90 in corso. Fra i 90 procedimenti in corso, 42 riguardano siti in cui è stata già accertata la contaminazione, in 38 si parla di potenziale contaminazione, mentre in uno è stata esclusa.
Sul concetto di “potenzialmente contaminato”, Ispra specifica che “dal punto di vista strettamente ambientale, è la caratterizzazione che permette di definire in modo compiuto ed esaustivo lo stato di potenziale contaminazione di un sito”. A tale considerazione si arriva in seguito alla cosiddetta caratterizzazione dei siti, utile all’individuazione dei contaminanti, delle matrici interessate, dei volumi di terreno e delle aree perturbate. “Costituisce il riferimento conoscitivo su cui si fondano le successive valutazioni e progettazioni”, si legge nel rapporto.
Csc e Csr: soglie di contaminazione e obblighi di bonifica
A riguardo va fatta un’ulteriore precisazione. In materia di bonifiche si parla di concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) e concentrazioni soglia di rischio (Csr). Le prime fanno riferimento a livello tabellare alle soglie che la normativa individua come alert per presunte contaminazioni. Le seconde, invece, descrivono l’esito della procedura di analisi che viene attivata tenendo conto delle specifiche del sito interessato dall’approfondimento. “Qualora sia accertato il superamento delle Csr, il sito è dichiarato contaminato e deve essere presentato, approvato ed eseguito un intervento di bonifica-messa in sicurezza che consenta di minimizzare e ricondurre ad accettabilità il rischio derivante dallo stato di contaminazione presente”, si legge nel rapporto.
Chiusura dei procedimenti e analisi di rischio
Sulla chiusura dei procedimenti – il numero totale in Italia è di 10.650 – l’Ispra spiega che “le modalità di rilevazione e registrazione di questi procedimenti variano significativamente da Regione a Regione a causa di diversi fattori”. Nel complesso risulta che il 62 per cento ha richiesto un intervento di bonifica, mentre “la restante parte si è conclusa a seguito dell’analisi di rischio (24%) e a seguito della caratterizzazione (14%)”. “Il fatto che oltre il 60 per cento dei casi abbia richiesto un intervento di bonifica o messa in sicurezza […] suggerisce che, in molti casi, la contaminazione rilevata presenta livelli significativi o situazioni complesse”, si legge. Guardando alla situazione delle singole Regioni, si scopre che in Sicilia il 71,4 per cento dei procedimento conclusi è avvenuto in seguito ad analisi del rischio.
Siti orfani e fondi Pnrr per le bonifiche
Un altro tema fondamentale quando si parla di bonifiche è quello dei siti orfani, cioè quelle aree potenzialmente contaminate per le quali il responsabile dell’inquinamento non è individuabile oppure non dà seguito agli adempimenti previsti. In questi casi è il pubblico – ministero o Regioni – che debbono sostituirsi ai privati. Per eseguire queste procedure, il governo nazionale ha destinato parte delle risorse del Pnrr. “Si tratta in totale di 484 procedimenti […] i primi rappresentano l’89 per cento del totale”. In Sicilia, dai dati incamerati da Mosaico risultano sette siti orfani, dei quali sei destinatari già di risorse finanziarie per eseguire la bonifica.
Tempi delle bonifiche e tecnologie utilizzate
Guardando alla durata dei procedimenti, i dati di Ispra dicono che circa la metà di quelli che si sono conclusi con intervento di bonifica o messa in sicurezza sono terminati in meno di quattro anni, mentre in un quarto di casi si supera la durata di otto anni. A dimostrare come il rapporto descriva una realtà parziale è anche la parte riguardante le tecnologie utilizzate per attuare le bonifiche. Si tratta di informazioni non obbligatorie per le Regioni e infatti a riempire i campi del sistema Mosaico sono state soltanto Lombardia, Piemonte, Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Puglia.

