Home » Inchiesta » Il buco nero dei Comuni siciliani: dissesti cronici, risanamenti falliti e un sistema locale che implode

Il buco nero dei Comuni siciliani: dissesti cronici, risanamenti falliti e un sistema locale che implode

Il buco nero dei Comuni siciliani: dissesti cronici, risanamenti falliti e un sistema locale che implode
Municipio di Palagonia

La Corte dei Conti: al 31 dicembre 2024 ben 159 Amministrazioni isolane hanno attivato procedure di crisi

PALERMO – Per ogni Comune isolano che riesce a chiudere la procedura di riequilibrio finanziario, ve ne sono almeno sedici che precipitano nel baratro. È il dato drammatico che emerge dalla relazione al Parlamento della sezione delle autonomie della Corte dei Conti, un referto che certifica con precisione chirurgica un fenomeno che, per la nostra Isola, rappresenta ormai una condizione strutturale: al 31 dicembre 2024 ben 159 Comuni siciliani – il 40,7% del totale – hanno attivato complessivamente 253 procedure di crisi finanziaria, di cui 131 dichiarazioni di dissesto e 122 richieste di riequilibrio, spesso avviate dagli stessi Enti comunali in momenti diversi.

Comuni siciliani in crisi: il 61,4% delle procedure di riequilibrio finisce comunque in dissesto

È il segno di una fragilità cronica, che non si esaurisce ma che si ripete. Il dato più allarmante che viene evidenziato dall’organo di viale Mazzini è quello che riguarda la scarsa efficienza del riequilibrio finanziario pluriennale, lo strumento pensato per aiutare i Comuni a evitare il dissesto. In Sicilia, infatti, il 61,4% delle procedure è comunque finito in dissesto e in 73 Comuni della Sicilia è stata attivata più di una procedura.

Soltanto nel primo semestre del 2025, sottolinea il documento della Corte dei Conti, nell’Isola sono state attivate sei procedure: tre riequilibri (nel caso dei Comuni di Acate, Giarratana e Montelepre) e tre dissesti (per il Comuni di Modica, Monterosso Almo e Santa Margherita Belice), di cui i primi due “provenienti dal fallimento di procedure di riequilibrio”.

Palagonia, cinque procedure di crisi in trent’anni: il caso più eclatante della Sicilia

Ma il caso più eclatante riguarda il Comune di Palagonia, in provincia di Catania, che nell’arco temporale di 30 anni ha attivato addirittura cinque procedure di crisi: un dissesto risalente al 1994, una “falsa partenza” nel 2013 che è poi involuta in dissesto l’anno successivo (concluso dopo circa nove anni il 14 marzo 2023), una procedura di riequilibrio attivata nel 2019 in presenza di dissesto ma bocciata dalla Sezione regionale e, infine, un’ulteriore dichiarazione di dissesto nel 2021, attualmente ancora aperto, che si è sovrapposta con il precedente fino alla sua chiusura.

Ispica, Scordia, Santa Venerina e Taormina: i Comuni con quattro procedure di crisi

Vi sono poi altri casi limite, con l’attivazione di quattro procedure di crisi. A Ispica, in provincia di Ragusa, il “calvario” è iniziato nel 2012 con una “falsa partenza”, finita in dissesto l’anno successivo e concluso solo nel 2019. Subito dopo, nel 2020, è partita una nuova procedura di riequilibrio, “che si è tuttavia rivelata un’ulteriore falsa partenza” e che, nello stesso anno, ha condotto a un secondo dissesto che si trova ancora in corso.

Per Scordia, nuovamente nel Catanese, la prima procedura di riequilibrio è stata attivata nel 2012, mentre nel 2014 è scattata la procedura di dissesto che si è successivamente chiusa nel 2019. Nel 2023 si conta una nuova procedura di riequilibrio alla quale è seguito, nel 2024, un dissesto che è attualmente aperto.

Ancora in provincia di Catania si conta il caso di Santa Venerina, ai piedi dell’Etna, dove si registrano un dissesto risalente al 1993 e una “falsa partenza” nel 2012. L’anno successivo l’Ente ha dichiarato dissesto che si è chiuso dopo sei anni, nel 2019. Nel 2023 è stato dichiarato un ulteriore dissesto che risulta ancora aperto.

Infine, tra i casi più clamorosi in Sicilia vi è quello di Taormina, nel Messinese: nel 2012 si segnala una prima procedura di riequilibrio, prima revocata, poi riproposta nel 2013 e successivamente bocciata dalla Sezione regionale nel 2015. L’anno seguente è stata attivata una seconda procedura, anche questa bocciata nel 2021. Il dissesto del Comune, dichiarato nello stesso anno, è stato chiuso il 14 ottobre 2024.

Corte dei Conti: bilanci in ritardo, trasferimenti insufficienti e 200 milioni mancanti ogni anno

L’elenco dei Comuni siciliani in difficoltà continua con quegli Enti che hanno dichiarato tre volte il dissesto: Augusta (Siracusa), Barrafranca (Enna), Belmonte Mezzagno e Caccamo (Palermo), Caltagirone (Catania), Chiaramonte Gulfi e Pozzallo (Ragusa), Mussomeli (Caltanissetta), Milazzo, Scaletta Zanclea e Tortorici (Messina). Insomma, un tourbillon senza fine.

Per quanto riguarda le 131 dichiarazioni di dissesto attivate, la Corte dei Conti ne segnala 73 ancora aperte. Le altre 58 sono state chiuse, a eccezione di Tortorici per cui è stata ordinata la revoca. Per la magistratura contabile è comunque “evidente” la “scarsa efficienza della procedura di riequilibrio” che non permette ai Comuni siciliani di gestire crisi così profonde e ripetute nel tempo. Un altro nodo cruciale riguarda, inoltre, la “mancata tempestività nella redazione e approvazione dei bilanci”, un elemento “ricorrente” nei Comuni isolani che “evidenzia un ritardo programmatorio” e una “rappresentazione contabile non coerente dei risultati economici, finanziari e patrimoniali”.

Vi è poi lo scoglio dei trasferimenti statali insufficienti. Secondo uno studio effettuato da Anci Sicilia, mancano all’appello circa 200 milioni di euro annui di risorse provenienti dal Fondo di solidarietà comunale, un deficit che rende impossibile garantire servizi essenziali alla comunità. L’ala siciliana dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani individua le cause di questa difformità nel sistema di distribuzione, legato alla spesa storica al posto dei bisogni reali dei territori. Un ulteriore cappio al collo dei Comuni siciliani che rischiano di non uscire più da un circolo vizioso ormai consolidato.