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Byd nessuna conferma su voci sito Dresda Vw, focus su Ungheria

Byd nessuna conferma su voci sito Dresda Vw, focus su Ungheria

Priorità a prima fabbrica europea. Occhi costruttori su Made in Ue

Milano, 8 mag. (askanews) – Byd concentra la strategia industriale europea su Ungheria e Turchia, mentre non trovano conferme le ipotesi di colloqui su siti Volkswagen in Germania. In particolare, secondo quanto si apprende, non risultano trattative in corso per la Gläserne Manufaktur di Dresda, lo stabilimento-museo dove la produzione è stata sospesa a fine 2025.

Le voci erano circolate dopo l’apertura del Ceo Volkswagen Oliver Blume a possibili accordi di produzione con partner cinesi per gestire la capacità in eccesso in Europa. Il gruppo, dimensionato in passato per circa 12 milioni di veicoli l’anno, vuole allineare la capacità industriale agli attuali volumi: nel 2025 Volkswagen ha prodotto circa 8,9 milioni di auto (1,8 mln in Germania) e ne ha vendute 9 milioni. Il ridimensionamento è già iniziato con la chiusura dell’impianto Audi di Bruxelles e lo stop produttivo a Dresda a fine 2025. Il gruppo è consapevole che per restare competitivo e investire nella mobilità elettrica deve trovare altre soluzioni ma al momento non ci sarebbe nulla di concreto né per Dresda né per Osnabruck.

Il tema della capacità si intreccia con conti ancora sotto pressione. Nel primo trimestre Volkswagen ha registrato ricavi pari a 77,6 miliardi di euro (- 0,8%), mentre l’utile operativo è sceso a 2,8 miliardi, con margine al 3,7%. Presentando i risultati, il Cfo e Coo Arno Antlitz ha avvertito che i tagli ai costi non bastano e che il gruppo deve trasformare in modo strutturale il proprio modello di business.

Per Byd la priorità europea resta il ramp-up della fabbrica di Szeged, in Ungheria, primo stabilimento auto del gruppo nel continente. L’investimento è stimato in circa 4 miliardi di euro e il sito ha una capacità potenziale fino a 300mila vetture l’anno. Il primo modello sarà la piccola elettrica Dolphin Surf, con avvio produttivo atteso nel corso dell’anno. L’impianto dovrebbe coinvolgere alcune migliaia di addetti, considerando anche l’indotto, e rappresenta il pilastro della localizzazione europea del gruppo.

Il secondo tassello è la Turchia, dove Byd ha annunciato un investimento da circa un miliardo di dollari per una fabbrica con un potenziale fino a 200mila veicoli l’anno. L’avvio produttivo è atteso nel 2027.

In Europa l’attenzione dei costruttori, come richiamato anche oggi da Acea in una nota sull’Industrial Accelerator Act, è rivolta ai criteri sul contenuto di componenti per il Made in Ue. La soglia indicata dalla Commissione è oggi fissata al 70% di componenti prodotti nell’Unione. L’Acea chiede chiarezza o il rischio è di vedere aumentare i costi di produzione e i prezzi dei veicoli.

Intanto prosegue la crescita di Byd in Italia e in Europa. In Italia ha immatricolato ad aprile 4.600 vetture, +172%, con quota a ridosso del 3% e 17.421 unità nei primi quattro mesi (+208%); nell’elettrificato è prima con il 16,9%. Il marchio è cresciuto in modo solido ad aprile anche in Germania, Spagna, Francia e Austria, con aumenti a tripla cifra o quote in rapido consolidamento.

Il tema si inserisce nella pressione crescente dei costruttori cinesi sull’Europa. Secondo AlixPartners, in un mercato ancora lontano dai livelli pre-Covid, il recupero atteso al 2030 sarà trainato quasi solo dai brand cinesi, con circa 800mila veicoli in più e una quota destinata a salire dal 9% al 13%.