Dunque, il comune di Niscemi sta precipitando a valle, in quanto la collina su cui è costruito non regge più. Perché questo accade? La sventura? Una maledizione di Dio? Oppure l’incapacità di amministratrici e amministratori locali, provinciali e regionali, che non hanno monitorato per tempo lo stato geomorfologico del territorio?
Altra domanda: tutti gli immobili costruiti, nel momento in cui furono date le autorizzazioni, potevano essere costruiti? E ancora: sapendo per tempo, almeno da trenta o quarant’anni, quale poteva essere l’accadimento, non c’era nulla che si potesse fare per evitarlo?
è inutile continuare con questa sfilza di interrogativi perché portano tutti alla stessa risposta: l’insipienza, l’incapacità e la cultura del favore dei responsabili pubblici che ha portato a questa drammatica conseguenza, di cui ora cittadine e cittadini di quel comune sono vittime. Il crollo parziale della collina ha creato non solo l’inabitabilità degli immobili, ma anche tutta una serie di problemi generali quale la rottura delle reti di gas, acqua, fognature e altre, che mettono a rischio l’agibilità di tutto il centro abitato.
Sicilia e cattiva amministrazione: mezzo secolo di emergenze ignorate
Quanto precede è la fotografia di un modo di fare degli irresponsabili istituzionali che hanno governato la Sicilia in questo mezzo secolo, i quali non hanno mai avuto la capacità di prevedere, programmare e provvedere, ma hanno seguito il disastroso metodo di correre dietro alle sciagure. Ovviamente, la responsabilità di quanto precede è anche di cittadine e cittadini, i quali hanno eletto di volta in volta presidenti della Regione inadeguati, deputati regionali inadeguati, presidenti di Provincia inadeguati, sindaci inadeguati.
è inutile girarci intorno: il pesce puzza dalla testa e la testa sono coloro i quali eleggono vertici istituzionali poco capaci o disinteressati al bene comune, con conseguenze evidenti.
Dighe, acqua e agricoltura: un sistema che non funziona
Per esempio, nella nostra Regione, anche quando piove a dirotto, l’acqua non è trattenuta nei bacini perché molte dighe non possono essere riempite per più della metà per mancanza degli opportuni interventi riparatori. Ad abundantiam, le reti di distribuzione del prezioso liquido ne perdono la metà.
E continuiamo. Nella nostra Regione vi sono territori coltivati con i preziosi prodotti agricoli rinomati in tutto il mondo, i cui coraggiosi imprenditori fanno i salti mortali per ottenere risultati accettabili. Ci sono i Consorzi di bonifica che dovrebbero aiutarli, ma sono governati in maniera indecente, per cui non danno l’apporto che dovrebbero dare.
Case popolari e fondi pubblici: il fallimento delle politiche sociali
Vi sono centinaia o migliaia di famiglie indigenti che hanno bisogno di piccole case ove abitare, ma gli Istituti autonomi delle case popolari sono dei luoghi ove vige, anche lì, la cultura del favore e la Regione non fa nulla per mettere ordine, per organizzarli e farli funzionare.
Ancora, vi sono decine e decine di miliardi di fondi europei e nazionali da spendere e i dipartimenti regionali non lo fanno. Con essi si potrebbero, appunto, costruire nuove infrastrutture, riparare quelle pericolanti, sistemare le strade, impiantare nuove reti idriche e tante altre opere che sulle colonne di questo Giornale abbiamo pubblicato decine o centinaia di volte.
Responsabilità politiche e rimedi costituzionali
Insomma, le istituzioni regionali e le Pubbliche amministrazioni dovrebbero nascondersi per la vergogna.
Qui non si fa una questione di persone, che hanno la loro dignità e che noi non ci sogniamo di additare al ludibrio pubblico; qui si discute di coloro che, spesso indegnamente, hanno occupato posti di vertice sia nelle istituzioni che nelle Pubbliche amministrazioni, ricevendo lauti compensi, immeritati.
Il presidente della Regione, Renato Schifani – che stimiamo – ha di fronte un’impresa immane: quella di fare funzionare una macchina che è ingestibile. E ha un’altra opera titanica, che è quella di ottenere dall’Assemblea regionale quei provvedimenti di legge che servono per dare qualche sollievo ai numerosi problemi dell’Isola.
Singolarmente tutti sono pronti a collaborare, ma quando si va nei luoghi ove la collaborazione si deve concretizzare, ognuno segue il proprio interesse privato: una vergogna.
C’è rimedio? Sì, lo prevede l’articolo 120 della Costituzione.

