Non si placa il caos all’interno delle carceri siciliane. Gravi disordini infatti si sono verificati nella Casa Circondariale di Trapani, dove decine di detenuti dopo aver praticato un buco in una cella del reparto Mediterraneo avrebbero divelto i cancelli dei passeggi e appiccato il fuoco in alcuni locali. Il Reparto di polizia penitenziaria, anche con agenti richiamati in servizio, con spirito di sacrificio e grande professionalità hanno cercato di fronteggiare la situazione con rinforzi giunti da altre sedi della regione. Non finisce qui, purtroppo, perché nelle scorse ore un ennesimo episodio di violenza ha generato preoccupazioni all’interno dell’istituto penitenziario di Catania Bicocca: un assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria è stato aggredito da un detenuto con una testata al volto. L’agente, soccorso dai colleghi e dagli altri reclusi, ha riportato la frattura del setto nasale e verrà sottoposto a un intervento chirurgico in un ospedale cittadino nelle prossime ore.
“Danni a struttura del reparto mediterraneo di Trapani: chiederemo la chiusura immediata”
Una situazione, purtroppo, che continua a rimanere gravissima, come evidenziato ai microfoni del QdS.it da Gioacchino Veneziano, segretario regionale di Uil Pubblica Amministrazione Polizia Penitenziaria: “La rivolta al carcere di Trapani è stata sedata fortunatamente dal personale del quadro permanente dell’istituto penitenziario trapanese intervenuto con grande tempestività – racconta Veneziano -. Grande spirito del Corpo, il Provveditorato ha inviato immediatamente almeno 50 unità con il Provveditore che ha risposto alla grande all’ennesima situazione di emergenza. Danni enormi alla struttura del reparto Mediterraneo: chiederemo immediatamente la chiusura provvisoria dell’area e la ristrutturazione come reclamiamo già da tempo. Desidero ringraziare, come sindacato, l’intero corpo della Polizia Penitenziaria, compresa Comandante e Direttore”.
Il caso catanese, tra violenze e carenze di personale
Gioacchino Veneziano ha poi parlato di quanto accaduto a Catania, ribadendo ancora una volta come il sovraffollamento, le condizioni vetuste delle strutture carcerarie e la carenza di personale producano poi sempre le stesse conseguenze.
“Quanto accaduto al carcere di Bicocca rispecchia una situazione drammatica che va a toccare tutta la Sicilia – prosegue il segretario Uil Pubblica Amministrazione Polizia Penitenziaria –. Ogni giorno le aggressioni all’interno delle nostre carceri sono all’ordine del giorno, per non dire quotidiane. Le motivazioni che portano di solito alle aggressioni nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria sono molteplici. In primis il sovraffollamento, una delle cause primarie da cui si scatenano questi comportamenti. Poi la canonica carenza di personale, con una differenza sempre più marcata tra ristretti e personale della polizia penitenziaria. Le condizioni delle carceri dell’Isola sono drammaticamente difficili per effetto del sovraffollamento, della gravissima carenza di personale e per la mancanza di adeguate opere di ristrutturazione. Le strutture penitenziarie odierne sono lasciate al decadimento. Come sindacato, abbiamo ribadito più volte con forza che nel momento in cui il Governo pensa di costruire nuovi padiglioni, quelli vecchi restino abbandonati. Chiediamo continuamente di ristrutturare le nostre carceri decadenti e adeguarle alla normativa vigente: denunciamo sempre i problemi, venendo sistematicamente ignorati dalla politica di turno”.
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