Caporalato, in Sicilia piaga per il 40% dei braccianti - QdS

Caporalato, in Sicilia piaga per il 40% dei braccianti

Michele Giuliano

Caporalato, in Sicilia piaga per il 40% dei braccianti

sabato 06 Marzo 2021 - 00:00

Ieri il dibattito online promosso dalla Flai, a cui hanno preso parte anche il segretario Cgil Landini e l’assessore Scavone. Tra Regione e Inps si contano meno di 200 ispettori, mentre intanto il fenomeno si allarga a macchia d’olio

PALERMO – Poche risorse finanziarie, poche risorse umane. Le istituzioni allargano le braccia rispetto al fenomeno del caporalato. Si fa quel che si può rispetto agli strumenti che hanno a disposizione. Dalla Regione all’Inps, l’impressione è che ci siano “armi troppo spuntate” per riuscire in Sicilia davvero a contrastare in tutta la sua prepotenza, anche per le proporzioni del fenomeno, il problema del sommerso in agricoltura.

Il quadro è emerso ieri nel corso del dibattito on line promosso dalla Cgil e in particolare dalla Flai, con cui è stata messa in campo da qualche tempo la campagna “Isola senza catene” contro lo sfruttamento dei braccianti. Personalmente i dirigente sindacali hanno girato la Sicilia in lungo e in largo per provare a capire le proporzioni del fenomeno, rendendosi conto che le cifre allarmistiche (si stima che circa il 40% di lavoratori sono irregolari in Sicilia, ndr) sono tutt’altro che gonfiate.

Ecco perché ieri è stato promosso un dibattito che ha messo insieme tutti gli “attori” di questo sistema chiamato ad arginare il caporalato e quel che ne è venuto fuori è un apparato in grande difficoltà. “La situazione è complessa e difficile, – ha ammesso l’assessore regionale al Lavoro, Antonio Scavone -, si stima che il 40% dei braccianti sia irregolare in agricoltura. Noi dimentichiamo che grazie al protocollo d’intesa tra le Regioni del Mezzogiorno si è riusciti a garantire una cooperazione a livello interregionale per concretizzare delle politiche per l’applicazione della legge 199 del 2016, quella contro il caporalato. È una coperta corta ma le risorse cominciano ad arrivare. Sono stati fatti una serie di interventi, ad esempio a Cassibile (territorio in cui lo sfruttamento ha un’incidenza ancora più alta, ndr) in compartecipazione con il prefetto, per colpire fenomeni di base che poi determinano lo sfruttamento, a partire dalle unità mobili. Sono in tutto 10 e vanno nei luoghi di raccolta dei lavoratori”.

La Legge sul caporalato è entrata in vigore il 4 novembre 2016 e disciplina espressamente delle disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo.

Il problema è legato ai controlli e agli strumenti in essere: “C’è il blocco delle assunzioni – aggiunge Scavone – e quindi non ci è possibile rinvigorire gli ispettorati del lavoro. La Regione purtroppo ha risorse risicate, aspettiamo risposte dal governo nazionale”. Ad oggi, secondo quanto enunciato dalla Cgil, la Regione conta appena 94 ispettori in tutta la Sicilia. Non va meglio all’Inps, come ha confermato Maria Sandra Petrotta, dirigente regionale dell’Inps.

È evidente che il contrasto del caporalato e dello sfruttamento non può avvalersi solo di un’azione repressiva – ha fatto notare -. L’Inps ne ha 99 in Sicilia di ispettori, siamo nelle stesse condizioni. Il rischio concreto che le aziende possano essere ispezionate è talmente contenuto che le stesse aziende agricole trovano conveniente il sistema del caporalato. Unica vera arma quella di comprimere questa convenienza ma servono degli strumenti per poterlo fare e di cui al momento il nostro istituto non è dotato. Penso ai Centri per l’impiego che non sono strutturati concretamente per fare il collocamento in agricoltura, che deve avvenire poche ore prima dell’orario lavorativo. Gli enti locali possono fare qualcosa sul piano dei trasporti, organizzando collegamenti dai maggiori centri alloggiativi ai campi. O si potrebbe anche pensare ad incentivi diretti alle aziende. In due anni l’Inps ha intercettato 23 mila lavoratori irregolari, la stragrande maggioranza in agricoltura. Attenzione perché c’è anche un fenomeno di lavoratori stagionali fittizi in realtà, allo scopo di frodare l’istituto per ottenere assegni legati allo status di disoccupazione”.

“Siamo una settantina in tutta la Sicilia – ha precisato Pierluigi Buonomo, comandante dei carabinieri del gruppo tutela del lavoro in Sicilia – ma per noi esiste un moltiplicatore tecnico che sono i 5 mila carabinieri siciliani che operano a diretto contatto con la gente. I carabinieri non sono soltanto i repressori, anzi crediamo nel dialogo e quindi nella prevenzione. C’è un sistema parallelo di acquisizione e deportazione della mano d’opera nei campi, quindi manca il momento del reclutamento del lavoratore. Serve un rafforzamento con le associazioni datoriali, penso anche a sportelli per accogliere lavoratori fragili, per poterli indirizzare, aiutarli e assisterli”.

Dal suo canto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha lanciato un allarme: “Nei prossimi 6 anni nel nostro paese arriveranno importanti risorse per investimenti, e sicuramente la malavita sarà attirata e per questo servirà ancora maggiore attenzione. C’è la necessità di costruire una cultura della legalità e del lavoro, e lo si può fare solo lavorando sul territorio dove si conosce certa fenomenologia. C’è da dire che in questi anni è stata fatta anche una legislazione che in realtà ha favorito un processo di frammentazione del processo lavorativo, rendendo più facile la logica del subappalto”.

La Cgil ha stimato che in generale in Sicilia il lavoro nero e irregolare ha comportato un mancato gettito di 3 miliardi l’anno. Dal 2013 al 2020 si registrano 51.509 occupati in meno e il lavoro irregolare è cresciuto dal 19,5% al 21,2%, mentre in Italia si è passati dal 13,3 al 13,4%. Alla crescita del lavoro irregolare si accompagna l’aumento degli infortuni sul lavoro, con un +0,5% tra il 2018 e il 2019.

“La politica non può girarsi dall’altra parte, – ha aggiunto il segretario generale della Cgil in Sicilia, Alfio Mannino – bisogna partire dalla qualità del lavoro per rilanciare settori strategici come quello dell’agroalimentare”. “Gli interessi della criminalità – ha rilanciato Tonino Russo, segretario della Flai siciliana – si intrecciano con la parte imprenditoriale che guarda a facili guadagni e quindi carica il costo del lavoratore per aumentare i profitti. Questa è la questione che sta al centro dello dibattito. Ci sono molti fenomeni discorsivi, come ad esempio quelli che si riscontrano nella grande distribuzione. Tutti noi dovremmo chiederci perché quando andiamo al supermercato troviamo prezzi sottocosto”.

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