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Carburanti, la Sicilia resta tra le regioni più care: “Prezzi alle pompe sopra la media”

Carburanti, la Sicilia resta tra le regioni più care: “Prezzi alle pompe sopra la media”
Repertorio

A distanza di 5 giorni dal taglio delle accise c’è qualche calo ma l’Isola fa segnare ancora costi proibitivi

La Sicilia resta tra le regioni italiane con i prezzi dei carburanti più elevati, anche dopo il recente intervento sulle accise, con un taglio di 25 centesimi da parte del governo nazionale entrato in vigore dallo scorso 19 marzo. A evidenziarlo è l’ultimo report dell’Unc, l’Unione nazionale consumatori, basato sui dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati al 23 marzo. Un quadro che, se da un lato mostra una lieve riduzione dei costi rispetto ai picchi precedenti, dall’altro conferma criticità strutturali per l’Isola.

Prezzi in Sicilia: sopra la media nazionale

Secondo il comunicato, il prezzo medio nazionale in modalità self service sulle autostrade si attesta a 1,722 euro al litro per la benzina e 1,985 euro per il gasolio. In Sicilia, però, i valori risultano più alti: la benzina (sempre sulla rete autostradale) raggiunge 1,741 euro al litro, mentre il gasolio arriva a 1,989 euro.

Numeri che collocano l’Isola al quarto posto tra le regioni più care per la benzina e nella parte alta della classifica anche per il diesel, dove si posiziona attorno alla nona posizione. Un dato che pesa soprattutto in un territorio dove la mobilità privata è spesso indispensabile, a causa delle carenze nel trasporto pubblico.

Il confronto con il Sud: Sicilia meno cara di Calabria e Campania

Analizzando il Mezzogiorno, emergono differenze interessanti. La Calabria (1,750 €/l) e la Campania (1,749 €/l) risultano più care della Sicilia per quanto riguarda la benzina, mentre per il gasolio entrambe superano la soglia dei 2 euro al litro. Questo significa che, pur restando tra le regioni costose, la Sicilia non è la peggiore nel Sud. Tuttavia, il divario con regioni più virtuose resta significativo.

Il confronto con il Nord: il gap resta evidente

Il confronto con il Nord Italia mette in luce una distanza ancora marcata. Regioni come Marche (1,697 €/l), Friuli Venezia Giulia (1,702 €/l) e Toscana (1,705 €/l) registrano i prezzi più bassi per la benzina. La differenza rispetto alla Sicilia supera anche i 4 centesimi al litro, una cifra che può sembrare minima ma che, su base annua, incide notevolmente sul bilancio delle famiglie e delle imprese. Per il gasolio, il quadro è simile: le Marche restano la regione più economica con 1,969 €/l, mentre la Sicilia sfiora i 2 euro, mantenendosi sopra la media nazionale.

Le cause: trasporti, insularità e distribuzione

Alla base dei prezzi più alti in Sicilia ci sono diversi fattori strutturali. In primo luogo, l’insularità comporta costi logistici maggiori per il trasporto e la distribuzione dei carburanti. A ciò si aggiunge una rete infrastrutturale meno efficiente rispetto al Nord e una minore concorrenza tra distributori in alcune aree. Anche il peso delle accise, seppur ridotto, continua a incidere in modo uniforme sul territorio nazionale, senza compensare le differenze geografiche.

Impatto su famiglie e imprese siciliane

L’effetto concreto è un aggravio dei costi per cittadini e imprese. In Sicilia, dove il reddito medio è inferiore rispetto al Nord, anche pochi centesimi in più al litro si traducono in un impatto economico rilevante. Settori come autotrasporto, agricoltura e turismo risultano particolarmente penalizzati, con ricadute sull’intero sistema economico regionale.

Il quadro che emerge è chiaro: la Sicilia continua a pagare un prezzo più alto per i carburanti rispetto a molte altre regioni italiane. Il taglio delle accise ha avuto effetti limitati e non ha risolto le disparità territoriali. Per ridurre il divario, secondo gli analisti, saranno necessari interventi strutturali: miglioramento delle infrastrutture, maggiore concorrenza nella distribuzione e politiche specifiche per le regioni insulari. Solo così sarà possibile alleggerire davvero il peso dei carburanti su famiglie e imprese siciliane.

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