Il caos continua a regnare sovrano nelle carceri siciliane. Un problema che si trascina ormai da anni e a cui, purtroppo, sembra non trovarsi rimedio per rendere gli istituti penitenziari strutture attrezzati e finalizzati a quella che è la loro funzione principe: la rieducazione ed il reinserimento sociale dei detenuti una volta espiata la propria pena. L‘ultimo caso di disordine e violenza si è registrato qualche giorno nella casa circondariale di Piazza Lanza, a Catania, dove tre agenti della polizia penitenziaria sono stati ricoverati in ospedale a seguito di un’aggressione da parte di un galeotto sottoposto al regime di sorveglianza particolare ex articolo 14-bis dell’ordinamento penitenziario. Come detto, non si tratta di un episodio isolato, ma ormai divenuto purtroppo di “routine”.
Gioacchino Veneziano (UILPA): “Situazioni purtroppo all’ordine del giorno: i motivi”
Ai microfoni del Quotidiano di Sicilia, sul tema, è intervenuto Gioacchino Veneziano, segretario Uil Pubblica Amministrazione Polizia Penitenziaria, che ha spiegato le criticità in cui versano non soltanto gli istituti penitenziari etnei, ma di tutta la Sicilia.
“La situazione di Catania rispecchia quella di tutta la Sicilia, anzi di tutt’Italia – esordisce – Ogni giorno le aggressioni all’interno delle nostre carceri sono all’ordine del giorno, per non dire quotidiane. Le motivazioni che portano di solito alle aggressioni nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria sono molteplici. In primis il sovraffollamento, una delle cause primarie da cui si scatenano questi comportamenti. Poi la canonica carenza di personale, con una differenza sempre più marcata tra ristretti e personale della polizia penitenziaria. Aggiungo, inoltre, che vi è un numero importante di detenuti con patologie psichiatriche inclini a non rispettare le regole e poi esplodere in questi atti crimonosi all’interno della prigione”.
“Agenti penitenziari senza strumenti : depotenziato il loro margine d’intervento”
Veneziano ha poi sottolineato come le ultime leggi emanate negli ultimi anni in ambito di ordinamento penitenziario abbiano depotenziato il raggio d’azione dei poliziotti penitenziari, riducendo il loro margine d’intervento in caso di rivolte o aggressioni all’interno delle carceri. “Le normative di legge susseguite hanno depotenziato la polizia penitenziaria: un intervento per ristabilire ordine e sicurezza potrebbe essere interpretato come “tortura” o “violenza”. Il personale non è sicuro che l’intervento possa essere ritenuto all’interno delle regole vigenti. In Italia, mancano protocolli operativi adeguati che deresponsabilizzino gli interventi, sempre a tenore di legge degli agenti, da parte della magistratura. Le norme sono lacunose e generano un depotenziamento nell’intervento della polizia penitenziaria”.
“Condizioni carceri siciliani disastrose: il caldo amplifica tutto”
Dal punto di vista strutturale delle carceri siciliane di oggi, il segretario generale UilPA non va per il sottile: “Le condizioni delle carceri dell’Isola sono drammaticamente difficili per effetto del sovraffollamento, della gravissima carenza di personale e per la mancanza di adeguate opere di ristrutturazione. Le strutture penitenziarie odierne sono lasciate al decadimento. Come sindacato, abbiamo ribadito più volte con forza che nel momento in cui il Governo pensa di costruire nuovi padiglioni, quelle vecchie restino abbandonate. Chiediamo continuamente di ristrutturare le nostre carceri decadenti e adeguarle alla normativa vigente: denunciamo sempre i problemi, venendo sistematicamente ignorati dalla politica di turno. Negli scorsi giorni ho fatto visita al carcere di Trapani e posso dire che le temperature percepite all’interno erano davvero insostenibili: immaginate cosa possano provare 4/5/6 detenuti all’interno della stessa cella”.
“Siamo pessimisti: la situazione è destinata a peggiorare”
Gioacchino Veneziano è pessimista in vista del breve e lungo termine: a suo parere, la condizione delle prigioni in Sicilia non è destinata a migliorare. Anzi, il peggio deve ancora venire: “Il governo non sembra attenzionare il problema con la giusta attenzione, non vi sarà mai un deflazionamento della popolazione detenuta. Le condizioni sono destinate a peggiorare: il numero dei detenuti aumenterà e ciò metterà ancor più in difficoltà lo scarno organico della polizia penitenziaria. Siamo pessimisti, la questione carceri non verrà risolta nel breve termine, anzi. Considerate le nuove leggi che amplificano le possibilità di entrare nelle carceri anche per reati minori, si capisce bene che vi saranno sempre più problemi. Chiudo dicendo: si parla tanto di chi gestisce ad esempio i racket della droga dall’interno delle carceri e si dice di continuare a combattere per estirpare fenomeni criminosi del genere. Ma, mi domando: come si può combattere la mafia dentro gli istituti penitenziari se non vi è un numero necessario di agenti penitenziari adeguato per svolgere in modo efficace il proprio lavoro di controllo?”.
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