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Carmelo Monaco: “Dopo il ciclone la spiaggia del Simeto si è ulteriormente ridotta di dieci metri”

Carmelo Monaco: “Dopo il ciclone la spiaggia del Simeto si è ulteriormente ridotta di dieci metri”
Carmelo Monaco, professore di Geologia strutturale Unict

L’erosione delle costa catanese è maggiormente evidente alla Foce del Simeto. Da anni il fenomeno erosivo delle dune dell’area naturalistica è diventato a dir poco preoccupante. Il Ciclone Harry ha, inoltre, aggravato una situazione che era già precaria da decenni a causa dei prelievi di sedimenti lungo il corso del fiume. Il prof. Carmelo Monaco, docente all’Università di Catania in Geologia strutturale, da tempo studia il fenomeno. “Dopo il ciclone – spiega – abbiamo riscontrato che alla foce la spiaggia si è ulteriormente ridotta di circa 10 metri. Ora non sappiamo cosa potrà accadere nei prossimi mesi. Quello che oggi riscontriamo è che il mare ha invaso molte aree e inoltre l’innalzamento delle falde acquifere a causa delle forti piogge ha invaso tutte le aree vicine”.

Professore la natura si sta riprendendo quelle aree che durante il periodo fascista erano state bonificate?
“Si sta riformando l’antico pantano. Ricordiamo che l’area dove si trova oggi la zona industriale negli Anni Venti si chiamava Pantano D’Arci. Oggi infatti molte di quelle aree sono allagate. La natura si sta riprendendo i suoi spazi che in passato si è cercato di bonificare. Ora se queste aree si fossero utilizzate solo per l’agricoltutra avrebbe avuto un senso. Invece si è costruito tantissimo sulle ex paludi. E adesso il risultato è che la falda acquifera riaffiora e dall’altro lato il mare avanza…”.

Senta il fiume Simeto ormai porta pochi sedimenti sino a mare. Questa può essere una delle concause della erosione e della formazione degli acquitrini?
“Ci sono tante dighe realizzate lungo il corso del fiume, e sono tutte realizzate senza ‘scarico di fondo’ che consenta ogni tanto di aprire le paratie per scaricare a mare il materiale accumulato. Lo stesso errore che oggi si registra in molti antichi invasi che sono in parte interrati a causa dell’accumulo di sedimenti che in passato arrivavano a mare per ripascere le spiagge. Se il materiale anziché arrivare a mare viene bloccato, poi sulle coste registriamo l’erosione. C’è poi anche il tema dei prelievo dai letti fluviali di materiale per usi edilizi. Il problema per quanto riguarda il Simeto è che se si dovesse decidere di intervenire su queste dighe i costi sarebbero enormi…”.

Il ciclone Harry ha messo a nudo tutti i problemi della nostra costa…
“Tutti i paesi che oggi sono stati colpiti originariamente erano edificati sulle colline. Poi pian piano hanno edificato anche sulle spiagge. Adesso bisognerebbe consultare qualcuno che si occupa di pianificazione urbanistica. Noi geologi possiamo discutere di pericolosità, ma poi il compito è degli urbanisti dire cosa si dovrebbe fare. Noi comunque consigliamo che lo sfruttamento sul territorio non conviene. La scelta di costruire sulle spiagge oppure sulle scarpate, come a Niscemi, economicamente non conviene…”

Il prof. Mario Tozzi esperto nazionale di recente ha detto che la Sicilia e le sue isole minori sono tra delle aree più a rischio per tutta una serie di fattori concatenati: i terremoti, le eruzioni vulcaniche, le erosioni e le rocce poco consistenti…
“Esatto. S prenda il caso Niscemi. I geologi hanno studiato la frana. Nella zona a rischio ci sono molte case realizzate nel Settecento, nulla a che vedere con l’abusivismo… Ma nel 1997 ci fu la stessa frana che si è riverificata oggi. Ora c’è da dire che una frana del genere sarebbe stata difficilmente contenibile… e il processo della natura non si può fermare. L’unica cosa è la prevenzione. Nel 1790 a Niscemi ci fu la prima frana…forse già da allora bisognava capire che bisognava delocalizzare… Lo stesso che noi tecnici andiamo dicendo per quelle parti di litorali colpiti dal ciclone Harry. Bisogna tenersi lontani dalle coste. E’ l’unica cosa da fare”.