Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, l’Amministratore Delegato di Caronte & Tourist, Pietro Franza.
Quali sono i risultati raggiunti dal Gruppo Caronte & Tourist nel 2025 e quali le prospettive per il 2026?
“Il 2025 da un lato è stato un anno di assestamento, dall’altro un anno di preparazione agli effetti internazionali delle guerre e al grandissimo impatto avuto sul nostro settore. Nonostante le difficoltà globali siamo cresciuti: oltre che in Sicilia operiamo da qualche anno anche in Sardegna e abbiamo una linea di cabotaggio tra Messina e Salerno. I nostri prossimi obiettivi sono la Croazia e Malta. In questo quadro, però, mi preme evidenziare alcuni elementi che nei trasporti marittimi stanno intervenendo in maniera importante: penalizzante, per esempio, è l’applicazione delle tasse Eu Ets, che si stabiliscono in base alla quantità di anidride carbonica che si immette nell’atmosfera. Ciò ha significato passare, negli ultimi tre anni, da zero a due, a cinque e adesso a nove milioni di euro di esborso annui. Questa tassa viene assorbita dall’Unione europea per la transizione energetica e la sostenibilità, ma non è stato mai individuato il canale virtuoso in cui immettere queste risorse. Quello che chiediamo da armatori, ed ecco la battaglia che stiamo cercando di fare a Roma, è che entrino in meccanismi finalizzati a finanziare l’acquisto di navi green”.
I mezzi a minor impatto ambientale hanno un costo così alto?
“Se si vuole realizzare una linea, formalizzando un contratto con Stato o Regione, per il trasporto marittimo nelle isole, si può reperire una nave sul mercato, in affitto o acquistandola, ma si tratta di navi di vecchia generazione. Ci sono anche navi più all’avanguardia, ma i tempi per ottenerle sono molto lunghi e hanno un costo che negli ultimi anni si è triplicato. Quando è partita questa spinta verso la transizione, gli armatori si sono affrettati per dotarsi di mezzi adatti e una nave che fino a cinque-sei anni fa costava circa 40 milioni di euro oggi può arrivare fino a 120 milioni. La Regione fornisce un contributo per coprire alcune tratte che in inverno sono in perdita, ma vengono considerati solo i costi diretti, senza considerare l’impegno per ottenere una nuova nave. Di recente la Regione ha realizzato una nave costata circa 130 milioni che sarà varata a Lampedusa a luglio, forse in concomitanza con la visita di Papa Leone XIV e probabilmente verrà affidata alla nostra gestione. Ne ordineranno a breve un’altra, che sarà messa anche questa a gara”.
Quali sono i servizi che offrite con Caronte & Tourist Isole Minori?
“Garantiamo tutti i collegamenti con la Sicilia tramite traghetti. Ci occupiamo dell’aspetto turistico e anche del trasporto dei migranti. Non dimentichiamoci che la maggior parte di essi sbarca a Lampedusa e noi, in accordo con le Prefetture, dedichiamo alcune delle nostre navi alla loro gestione. Ovviamente i viaggi vengono realizzati con la Polizia a bordo, adottando tutta una serie di misure di sicurezza e sanitarie. Adesso stiamo cercando di definire con il Ministero un riequilibrio dei costi, perché abbiamo un contratto che risale al 2016 e in dieci anni è cambiato tutto, con una crisi geopolitica che pesa in tutti i settori”.
Il Gruppo Franza è operativo sulla ricettività turistica. Come procede questo percorso?
“Resta un asset importante, anche se non gestiamo più molti alberghi, solo due direttamente: il Royal di Messina e Les Sables noirs di Vulcano. Adesso abbiamo intercettato un importante finanziamento Invitalia per un progetto a Salina, dove sarà realizzato un resort da 45 suite. Inoltre ristruttureremo la Grotta azzurra di Ustica e stiamo portando a termine un accordo con un gruppo molto importante per costruire un hotel cinque stelle a Palermo. Ci vorranno due o tre anni. Altra operazione importantissima è quella legata al resort cinque stelle lusso che stiamo costruendo a Licata con il gruppo Falkensteiner: 125 camere, duemila metri quadrati di Spa, piscina, spiaggia. Il primo cinque stelle lusso per famiglie nel Meridione. Pensiamo di poter ultimare i lavori a fine anno.
Ma ci sono anche altri segmenti di cui vi occupate…
“Come gruppo una parte piccola del nostro business è legata a Wimax e data center. La Sicilia è centrale in questo comparto tecnologico: il primo è stato fatto a Carini e noi abbiamo partecipato con la nostra partecipata Mandarin, operatore di telecomunicazioni radio nato nel 2008 che si è aggiudicata, all’interno di una cordata, la gara nazionale per la frequenza Bwa Wimax per la Regione Sicilia”.
Le potenzialità inespresse del settore turistico siciliano
Il turismo in Sicilia non riesce a esprimere tutte le sue potenzialità. Cosa si può fare, dal vostro punto di vista, per supportare concretamente il comparto?
“Insieme a un gruppo di operatori nazionali e internazionali stiamo cercando di elaborare un ‘Piano 365’ da presentare alla Regione. Vogliamo puntare alla destagionalizzazione del turismo nell’Isola, coinvolgendo anche Federturismo e Federalberghi insieme ad aeroporti di Catania e Palermo e autorità Portuali di sistema. Sarà una proposta sinergica per incentivare lo sviluppo in Sicilia della ricettività fuori stagione, da novembre a marzo, con azioni nei confronti delle compagnie aeree per prevedere più voli nella bassa stagione, azioni di marketing internazionale per incentivare flussi proponendo attività diverse rispetto a quelle tipicamente estive come visite a musei, parchi archeologici, golf e le altre esperienze a cui si sta pensando”.
Anche a Messina l’accoglienza dei visitatori può crescere ancora in termini numerici. La città secondo lei è adatta a ospitare anche strutture di ricettive di lusso?
“A Messina c’è ancora un turismo di passaggio. Pensiamo si debba puntare su esperienze incrementali, magari individuando delle belle zone della costa dove consentire a grandi gruppi di costruire ex novo strutture a cinque stelle. Abbiamo fatto una proposta per farne due o tre a Mortelle, ma lì occorre ancora finire la viabilità, oppure c’è un master plan per la parte Sud dalla Zona Falcata, dove andare a riprendere tutto il litorale. Lì ci sono aree per strutture da cento o duecento camere. L’idea dell’Autorità di Sistema portuale di Messina è quella di qualificare tutto il waterfront con due porticcioli: uno all’Annunziata e l’altro nella rada San Francesco, dove adesso ci sono i nostri approdi che si dovranno spostare a Tremestieri. L’idea che abbiamo suggerito è quella di far diventare la zona un molo con centinaia di posti attrezzati, dal porticciolo della Marina del Nettuno fino a tutto intorno all’area dell’ex Fiera”.
Il Ponte sullo Stretto è un’opportunità anche per chi gestisce i traghettamenti
Il Ponte sullo Stretto è un’opportunità anche per coloro che hanno nel traghettamento un business importante?
“Per la Sicilia è un’opportunità clamorosa, un’infrastruttura che darà la possibilità di investire e fare arrivare alta velocità e alta capacità. Un’occasione vantaggiosa per gli imprenditori perché avvicinerà il prodotto finito ai mercati internazionali, con minori costi e più competitività. La Sicilia può diventare un grande hub per le merci, visto che siamo di fronte all’Africa e la nostra posizione ci consente di essere strategici. Certo, i messinesi dovranno anche fare i conti con i cantieri, la viabilità stravolta e i disagi che la costruzione di un’opera pubblica così grande comporta, ma il tema è stato oltremodo strumentalizzato: per anni si è detto che con quelle risorse si poteva fare altro, ma non si è mai fatto nulla. Ci sono numerosi studi che hanno dimostrato come, laddove nel mondo sono stati costruiti ponti il traghettamento è cresciuto: intanto durante i lavori si registra un traffico di notevole portata in supporto alla logistica, con un business pauroso, anticipando il fatturato di anni. Poi ci sono altre esigenze cui far fronte, come la necessità di avere un’alternativa pronta nell’evenienza in cui il ponte, per i più diversi motivi, dalle manutenzioni alle condizioni meteo, non sia attraversabile. Inoltre, se l’infrastruttura diventerà anche un’attrazione, allora servirà vederla dal mare, dalle navi e questo genererà un altro tipo di business. Insomma, si svilupperà un altro tipo di traffico, quindi la realizzazione del Ponte non ci spaventa”.
Cantieri navali dello Stretto è una delle società del Gruppo Caronte & Tourist. Di recente ci sono stati scioperi e assemblee contro alcuni licenziamenti che avete avviato. Qual è la vostra posizione?
“Si tratta di un processo di terziarizzazione nel quale abbiamo assunto con le organizzazioni sindacali l’impegno di ricollocare i dipendenti in esubero presso le aziende subentranti. Dal punto di vista contrattuale il passaggio richiede formalmente un licenziamento, ma i lavoratori saranno in ogni caso tutelati”.

