Se la si vedesse in chiave esclusivamente politica, la notizia è di quelle che potrebbe rimbalzare da una parte all’altra d’Italia: un sindaco leghista è pronto a difendere, a denti stretti e debiti fuori bilancio, se sarà necessario, un centro d’accoglienza per giovani migranti.
Nella storia che però parte da Castel di Judica, nell’estremo entroterra del Catanese, la politica che fa capolino è però soprattutto quella degli obiettivi di piccolo cabotaggio, dove le idee – comprese quelle riguardanti la gestione dei flussi migratori – cedono il passo agli ostruzionismo.
In Consiglio comunale, il sindaco Ruggero Strano da un po’ di tempo fa i conti con l’assenza di una maggioranza. In termini strettamente aritmetici, l’aula è divisa esattamente a metà: sei sostengono compatti l’amministrazione, altrettanti votano contro.
Normali dinamiche che si vedono anche altrove, ma che a Castel di Judica rischiano di pregiudicare il futuro della struttura che ospita una quindicina di minorenni a cui spetta la protezione e che da anni vivono nel paese, studiando, mostrando piena capacità di integrazione e contribuendo alle sorti della locale squadra di calcio.
I problemi si sono presentati quando la giunta comunale ha portato in consiglio la delibera per istituire nel bilancio un capitolo specifico a ricevere i fondi stanziati dal ministero degli Interni. Un passaggio che sarebbe dovuto essere pressapoco una formalità e che invece non ha visto il benestare di quella che non è più una minoranza.
Accoglienza e lavoro a rischio
A gestire il centro, allestito in un ex istituto scolastico, è il consorzio “Il Nodo”. Nella struttura lavorano sei persone, che adesso si chiedono se e come il proprio impiego potrebbe essere messo a rischio dal muro innalzato all’interno del senato cittadino.
I fondi per la gestione del centro sono stati approvati dal Viminale, che a fronte di una richiesta di circa 482mila euro ne ha concessi quasi 469mila per finanziare le attività nel corso del 2026.
“Occorre procedere all’iscrizione nel bilancio di Previsione 2026-2028, esercizio finanziario 2026, delle maggiori entrate derivanti dal finanziamento ministeriale e delle corrispondenti maggiori spese con vincolo di destinazione”, si legge nella proposta sottoposta ai consiglieri il 4 giugno. Nella stessa veniva specificato che “con la presente variazione: vengono assicurati il permanere e l’invarianza degli equilibri di bilancio; viene garantito il rispetto del pareggio di bilancio; permane la coerenza con gli strumenti di programmazione finanziaria dell’Ente”.
Da parte dei sei consiglieri che non sostengono la giunta è arrivata però la richiesta di un rinvio della trattazione, motivandola con la necessità di approfondire la tematica, nonostante a Castel di Judica le attività di accoglienza vadano avanti già da diversi anni.
Al momento del voto, gli stessi consiglieri che non avevano ottenuto il rinvio hanno deciso di astenersi, determinando di fatto lo stop in aula.
Inutile le parole pronunciate dalla dirigente dell’area Amministrativa che ha segnalato come “la rilevanza sociale della proposta, riguardante l’accoglienza e la tutela di minori stranieri non accompagnati in condizioni di particolare vulnerabilità” avrebbe dovuto portare i consiglieri a “un gesto di responsabilità”.
Parla il sindaco
Critico il primo cittadino Ruggero Strano. “Ho contattato il ministero e mi è stato detto che non era mai capitato che un consiglio non votasse una variazione per consentire di iscrivere nel bilancio un finanziamento che non determinerà alcun tipo di spesa per l’ente. Da parte dei consiglieri che si sono astenuti è arrivato un messaggio chiaro, in spregio agli obblighi di accoglienza nei confronti di ragazzi che ormai vivono a Castel di Iudica perfettamente integrati”, commenta il sindaco che alla Città Metropolitana di Catania ha il ruolo di capogruppo della Lega.
Strano ha intenzione di andare avanti: “La proposta verrà ripresentata, il consiglio avrà una nuova opportunità di esprimersi. Se dovessero andare avanti su questa strada, io sono pronto a garantire il mantenimento delle attività con debiti fuori bilancio. Il centro non si tocca”.
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