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Rapporto Caritas e dispersione scolastica. Don Nuccio Puglisi: “Può tradursi in esclusione sociale e marginalità”

Rapporto Caritas e dispersione scolastica. Don Nuccio Puglisi: “Può tradursi in esclusione sociale e marginalità”

Numeri che non precipitano del tutto grazie al sostegno di una rete, sempre più fitta, di soggetti e istituzioni che operano per livellare le disuguaglianze sociali che, inevitabilmente, si traducono in povertà, non solo materiale ma anche educativa.

15.113 interventi per 4.484 persone. Sono i numeri presentati stamane dalla Caritas diocesana di Catania e relativi al rapporto “A scuola di speranza: una città che cambia” e che indicano la fragilità della provincia e della città etnea dal punto di vista della scolarizzazione, tra le più basse d’Italia.

Numeri che non precipitano del tutto grazie al sostegno di una rete, sempre più fitta, di soggetti e istituzioni che operano per livellare le disuguaglianze sociali che, inevitabilmente, si traducono in povertà, non solo materiale ma anche educativa.

Caritas Catania e il rapporto sulla scolarizzazione. L’intervento di Mons. Luigi Renna

“Il tasso elevato di dispersione scolastica, evidenzia che a Catania c’è una forte vulnerabilità educativa e occupazionale – spiega l’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna. Ciò che preoccupa maggiormente è che questa povertà viene ‘ereditata’ dai figli e dai nipoti come un capitale in perdita, con il ‘blasone’ di una famiglia che fa difficoltà a trasmettere il valore dell’istruzione e del lavoro. Accanto a questi dati dobbiamo aggiungere quelli della creatività generosa del volontariato e della forza delle Istituzioni – aggiunge – che, facendo ‘alleanza’ in un tavolo promosso dalla Prefettura, hanno visto all’opera il Tribunale dei minori, il Comune, le Scuole, l’Arcidiocesi di Catania con l’Ufficio di contrasto alla dispersione scolastica, il mondo del volontariato. Il futuro è in un ‘patto educativo’ in cui la famiglia non rimane ai margini, ma diventa la prima ‘alleata’ delle istituzioni educative”. 

D’altronde, sempre stando ai dati, il 78% di chi si rivolge alla Caritas riguarda persone con un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media. Gli utenti registrati all’Help Center nel 2025, hanno in larga prevalenza un titolo di studio basso: il 55,8% possiede solo la licenza media inferiore, il 12,2% la licenza elementare. Analfabeti e persone prive di qualsiasi titolo rappresentano il 5,9%. Numeri dai quali emerge che un basso titolo di studio, pur non causando direttamente la povertà materiale, ne amplifica certamente la profondità e ne riduce le vie d’uscita.

Caritas di Catania, le parole di don Nuccio Puglisi

“Dietro le analisi e i dati – sottolinea don Nuccio Puglisi, direttore della Caritas diocesana -, si vuole raccontare una storia più profonda: quella di una Chiesa che sceglie di abitare le fragilità del proprio tempo. E tra queste, una delle più urgenti è certamente la dispersione scolastica, che non è solo abbandono degli studi, ma spesso anticamera di esclusione sociale, povertà educativa, marginalità. È qui che si inserisce già da alcuni anni l’impegno della Caritas diocesana di Catania”.

Carlo Colloca e le disuguaglianze scovate sul territorio

Sullo sfondo una città in cui le disuguaglianze tendono a prevalere, come spiegato da Carlo Colloca, professore associato di Sociologia dell’ambiente e del territorio e delegato del Rettore dell’Università degli Studi di Catania presso l’Osservatorio Metropolitano per la prevenzione della devianza minorile. “In attesa della nuova Catania che può nascere dal Piano urbanistico generale, occorre intervenire – dice, evidenziando come la cultura e l’esasperazione della società neo liberista abbia ampliato la forbice sociale, producendo due città. “Una di sopra, dei ceti medio alti – afferma – e una di sotto, povera, in cui si sviluppano povertà educative in cui vengono ridotti gli spazi pubblici per la socialità”.

Una situazione che coinvolge numerosi quartieri, anche centralissimi, e che riguarda circa trentamila catanesi “che vivono in disagio socio economico – continua Colloca – la precondizione per sviluppare povertà educative”.

Un aspetto su cui si sofferma anche il presidente del consiglio Comunale, Sebastiano Anastasi, che fa notare il potere di giustizia sociale che può rappresentare il Piano urbanistico generale, assente dalla città da mezzo secolo.

“Il consiglio comunale sta lavorando molto per la città e dovrà compiere la scelta di adottare il nuovo Pug. Sarà una bella scommessa e abbiamo bisogno del supporto di chi conosce la città, di chi conosce il profondo sentire, perché Catania ancora oggi è ricca di ingiustizie che portano disuguaglianze che portano povertà. La città si cambia anche con l’adozione di un Pug equo, solidale e armonioso”.

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