Coronavirus, l’infettivologo “Gli asintomatici vanno testati” - QdS

Coronavirus, l’infettivologo “Gli asintomatici vanno testati”

Desiree Miranda

Coronavirus, l’infettivologo “Gli asintomatici vanno testati”

sabato 21 Marzo 2020 - 23:05

Intervista esclusiva al professor Bruno Cacopardo, direttore dell’Unità “Malattie infettive” del Garibaldi di Catania. I familiari positivi chiusi in una stanza con stoviglie e asciugamani riservati

CATANIA – Sull’emergenza sanitaria che vede la provincia etnea al primo posto tra quelle dell’Isola per numero di contagi abbiamo intervistato Bruno Cacopardo, professore e direttore dell’Unità operativa complessa “Malattie infettive” all’Ospedale Garibaldi.

Il Covid-19 è nuovo e ancora allo studio, ma fa parte della categoria dei coronavirus. Come si comporta? Quanto tempo rimane attivo sulle superfici? L’Istituto superiore di sanità parla di almeno 9 ore.
“I coronavirus hanno una notevole resistenza negli ambienti extracorporei di alcune ore. C’è anche uno studio cinese recente secondo cui, a seconda della superficie sulla quale si poggiano, hanno diverse durate di resistenza. Sulla plastica, per esempio, possono resistere molto più a lungo che su superfici mattonellate”.

Il consiglio rimane dunque quello di disinfettare tutto.
“Sì. La disinfezione deve avvenire o con ipoclorito di sodio (sostanza contenuta anche nella candeggina, nda), che è molto efficace perché uccide il virus istantaneamente, oppure con soluzioni alcoliche o idroalcoliche”.

Soprattutto chi esce fuori da casa, per andare a lavorare o al supermercato, come si deve comportare con scarpe e vestiti?
“Io all’ingresso mi tolgo i vestiti e li metto in sacchetto per poi lavarli con acqua calda. Le scarpe le lascio all’ingresso e indosso subito le pantofole da casa. È vero che il catanese non sputa per terra come altri, ma è anche vero che emettiamo virus anche con la fonazione, gridando, ridendo o starnutendo. Significa che lo spettro di modalità è tale che non è necessario sputare a terra per veicolare i virus”.

Ci sono tante persone risultate positive, ma asintomatiche. Come è possibile? Hanno fatto il tampone perché sono state a contatto con altri positivi?
“Non è noto il motivo per cui alcuni sono sintomatici e altri no, ma lo spettro di manifestazioni cliniche è molto vario. Si va da persone assolutamente asintomatiche a chi ha sintomi severi. Non direi che dipende solo dall’età o da comorbidità (la presenza o l’insorgenza di un’entità patologica accessoria, nda). Ci sono una serie di fattori che in parte sono collegati all’ospite e in parte alla variabilità del virus”.

Ma non si era detto che il tampone sarebbe stato fatto solo a chi avesse manifestato i sintomi più frequenti del virus?
“Prevalentemente sì. Debbo dire che gli asintomatici sono probabilmente i veri diffusori dell’infezione. Questi vanno testati e in particolare vanno testati in ambiente sanitario”.

Potrebbe esserci personale sanitario positivo. Se fosse così dovremmo metterli in quarantena, ma al contempo avremmo meno “forze” a disposizione. Lei cosa ne pensa?
“Si tratta di valutare con equilibrio i benefici legati alla presenza di persone positive e infettanti in termini di forza lavoro e i rischi sottesi alla diffusione dell’infezione da parte di queste persone. Io concentrerei in alcuni ospedali l’attività Covid-19 come del resto si sta già facendo. Gli individui che hanno patologie differenti vanno messi in altre aree tutti gestiti da medici negativi”.

Chi ha un familiare convivente positivo come si deve comportare?
“Bisogna stare chiusi in una stanza, usare stoviglie separate e, se possibile, anche un bagno a parte. In caso contrario serve la bonifica di quest’ultimo dopo ogni utilizzo. Devono esserci meno contatti possibile, anche chi ha bambini. La sorveglianza, inoltre, deve essere periodica fino allo screening che determini la negativizzazione della persona. Il virus non è eterno”.

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