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Catania, la disputa sul Servizio idrico rischia di finire… in bolletta

Catania, la disputa sul Servizio idrico rischia di finire… in bolletta
Immagine da Imagoeconomica, di repertorio

Tra Sie, Ati e Commissario unico nessun accordo: se i fondi per la depurazione non arrivano, i costi ricadranno sulle tariffe pagate dagli utenti catanesi. Pronto un nuovo scontro giudiziario

Quanto è concreto il rischio che dalla contesa che sembra non avere fine tra la Sie, i sindaci che siedono nell’Assemblea territoriale idrica di Catania e il Commissario unico per la depurazione a rimetterci siano i cittadini? La risposta è sicuramente tanto e il motivo è evidente: i ritardi nell’avvio della gestione unica del servizio idrico e del ciclo riguardante il trattamento dei reflui danneggiano già quanti confidavano in un cambio di scenario, con investimenti adeguati a superare le criticità – a partire dalle perdite nelle reti – che caratterizzano buona parte del territorio provinciale. Stesso dicasi per tutto ciò che riguarda l’eliminazione degli scarichi a mare, che nella stagione estiva diventa spesso motivo di vergogna davanti a quanti scelgono la costa ionica etnea per godere del mare.

Servizio idrico a Catania, il punto sul caso Sie

La storia è ormai nota: la Sie, una società pubblico-privata che dopo vent’anni di querelle giudiziaria si è vista riconoscere il diritto di prendere in mano il servizio per 29 anni, fatica, a detta dei suoi amministratori privati, ad avviare la gestione su tutto il territorio per via della mancanza dell’aggiornamento del piano d’ambito e della tariffa da sottoporre alle utenze. Tali incombenze spetterebbero all’Ati, l’organo in cui siedono i sindaci, i quali detengono il 49 per cento di Sie. Per i primi cittadini sarebbe proprio quest’ultima a fare ostruzionismo.

La disputa ultimamente ha coinvolto anche la struttura del Commissario unico per la depurazione guidata da Fabio Fatuzzo. Proprio quest’ultimo non ha fatto mistero, anche sulle pagine di questo giornale, di non essere intenzionato ad affidare gli appalti riguardanti le reti fognarie e gli impianti di depurazione alla Sie, in quanto la società non darebbe sufficienti garanzie di solidità. E trattandosi – è stato il ragionamento di Fatuzzo – di lavori di importi ingenti, l’ipotesi di assegnare finanziamenti che potrebbero poi arenarsi è da escludere. Il Commissario unico per la depurazione ha anche detto che retrocederà da questo proposito soltanto davanti a un pronunciamento di un giudice.

Davanti ai tribunali amministrativi si tornerà presto per più motivi. Da una parte l’Ati ha chiesto al Cga di verificare se i tentativi compiuti negli ultimi due anni siano sufficienti a decretare ottemperate le sentenze con cui lo stesso Consiglio di giustizia amministrativa ha dichiarato Sie gestore unico e impegnato l’Ati ad aggiornare le condizioni degli accordi scaturiti dalla gara indetta nel 2005 ma poi congelati in seguito a una serie di ricorsi. Dall’altro, a essere chiamato in causa sarà anche il Tar. In questo caso il tribunale amministrativo regionale dovrà valutare una richiesta che proverrà sempre dall’Ati ma che avrà come oggetto una recente comunicazione del Commissario unico per la depurazione.

Cosa cambia con le ultime decisioni del Tar

Stando a quanto appreso dal Quotidiano di Sicilia, nei mesi scorsi Fatuzzo ha fatto presente che il Tar, nel momento in cui ha dato ragione a Sie sul diritto a gestire anche i lavori relativi al ciclo della depurazione, ha anche stabilito che la struttura commissariale non ha più un ruolo da soggetto attuatore bensì una funzione di mero coordinamento tra le amministrazioni. Ma cosa cambierebbe da un tale mutamento di posizione? Per Fatuzzo, se il Commissario unico per la depurazione non è soggetto attuatore allora non è tenuto neanche a trasferire le risorse finanziarie ai soggetti gestori.

Il ragionamento fa leva sul fatto che i soldi gestiti dal Commissario altrove hanno portato allo sviluppo delle progettazioni e poi alle indizioni di gare d’appalto per l’esecuzione delle opere. A Catania, invece, andrebbero a finanziare lavori che Sie eseguirebbe in proprio. Acquisita questa comunicazione, l’Assemblea territoriale idrica ha deciso di dare incarico agli avvocati Riccardo Farnetani e Rocco Todero, che in questi anni hanno seguito quasi tutti gli iter legali riguardanti i rapporti con Sie, per proporre un ricorso contro il Commissario. “Con nota del 21 aprile 2026, il Commissario unico – si legge nella determina con cui è stato affidato l’incarico ai due avvocati – ha rappresentato che allo stato, essendovi un soggetto affidatario del servizio idrico integrato, non può svolgere funzioni di attuatore bensì solo di coordinatore aggiungendo che la funzione di semplice coordinamento non implica, peraltro, alcuna erogazione di risorse finanziarie”.

Un assunto che per l’Ati comporterebbe una sorpresa del tutto negativa per i cittadini: “Ove il ruolo di mero coordinatore consenta allo stesso Commissario unico di non finanziare i predetti interventi, ciò comporterebbe la necessità di aggiornare nuovamente il Piano d’ambito, oltre a cagionare un grave nocumento agli utenti del servizio idrico integrato nell’ambito catanese in quanto i costi per la realizzazione dei suddetti interventi andrebbero interamente ribaltati in tariffa”.

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