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Catania, adesso è “guerra” aperta per la gestione unica dell’acqua

Catania, adesso è “guerra” aperta per la gestione unica dell’acqua
Gestione servizio idrico Catania

Nella contrapposizione frontale tra l’Assemblea territoriale idrica (Ati) e la Servizi idrici etnei (Sie), le narrazioni sono una speculare all’altra

Soltanto alibi per cercare di estromettere il privato dalla gestione unica del servizio idrico e far perdurare – se non sine die, quantomeno il più a lungo possibile – il controllo sull’acqua delle partecipate e, dunque, della politica.

Scambio di accuse tra Ati e Sie

Nella contrapposizione frontale tra l’Assemblea territoriale idrica (Ati) e la Servizi idrici etnei (Sie), le narrazioni sono una speculare all’altra.

L’Ati, in cui siedono i 58 sindaci della provincia e che detiene il 51 per cento di Sie – il cui 49 per cento è di Hydro Catania, società che ha come capofila le imprese delle famiglie Cassar, Virlinzi e Zappalà –, da quasi due anni sostiene di fare tutto il possibile per arrivare all’aggiornamento del piano d’ambito e della tariffazione richieste da Sie, trovando però in quest’ultima una resistenza immotivata.

Sulla scorta di tali valutazioni, l’Ati nelle scorse settimane ha dato mandato ai legali di chiedere al Cga se i tentativi effettuati siano sufficienti a definire ottemperate le sentenze che nel 2021 e nel 2022 proprio il Consiglio di giustizia amministrativa aveva emesso, riconoscendo a Sie il diritto di diventare gestore unico per 29 anni e chiedendo all’Ati di aggiornare gli accordi del 2005, anno in cui la Sie si aggiudicò una gara i cui risultati poi furono congelati per quasi vent’anni.

La risposta dell’ad Cassar

Di tutt’altro avviso, e ciò non fa notizia, è però l’amministratore delegato di Sie Sergio Cassar. L’imprenditore a inizio maggio ha inviato due lettere all’Ati, mettendo nero su bianco il proprio convincimento sulle reali ragioni dell’ostruzionismo di cui sarebbe protagonista la Sie.

Cassar ha ricordato che dall’aggiornamento della convenzione firmato da un commissario della Regione (in sostituzione dell’Ati) nel 2024, la Sie ha esteso la propria gestione su un totale di 26 Comuni. Il subentro per il momento è avvenuto nei centri in cui il servizio idrico era gestito dagli enti locali direttamente, mentre ancora si attende il passaggio di testimone nei Comuni in cui la gestione è effettuata tramite le partecipate (Sidra, Acoset, Ama, Sogip).

“Sie è stata costretta, per colpa della vetustà delle reti, a eseguire circa tremila interventi urgenti di manutenzione”; si legge in una delle missive. Cassar sottolinea come gli sforzi della società siano stati profusi nonostante il “perdurare della grave inottemperanza ed inadempienza rispetto all’obbligo di esercitare i propri poteri regolatori, non avendo ancora proceduto con l’aggiornamento del Piano d’ambito e della tariffa necessari a garantire la programmazione degli investimenti e la dovuta copertura economico finanziaria”.

Il giorno prima dell’assemblea dell’Ati in cui i sindaci hanno deciso di rivolgersi al Cga, Sie ha annunciato di fare un passo simile, notificando quello che in gergo tecnico si definisce “incidente di esecuzione” e che punta a chiedere ai giudici amministrativi “di nominare un commissario ad acta che provveda ad applicare il suo giudicato”. In altri termini, Sie chiede nuovamente di bypassare l’Ati per risolvere una questione che si trascina da troppo tempo.

La tesi di Cassar è diametralmente opposta a quella dell’Ati: l’Assemblea territoriale idrica non ha alcun poter di stabilire che gli accordi non si riescano a trovare per indisponibilità di Sie. Anzi ci si troverebbe davanti al paradosso per cui l’Ati, tenuta dal Cga ad aggiornare gli accordi di metà anni Duemila, avrebbe la possibilità di sottrarsi a questo dovere semplicemente dichiarando di non riuscire a trovare i giusti punti di equilibrio.

Possibili interferenze politiche

Il passaggio più forte delle missive riguarda però le presunte interferenze della politica.

Cassar punta il dito sia contro i sindaci che contro il commissario unico per la depurazione, Fabio Fatuzzo, che in questi mesi – e di recente anche sulle pagine del Quotidiano di Sicilia, parlando delle difficoltà a far partire il nuovo collettore fognario di Aci Castello – ha più volte sostenuto di ritenere Sie non adeguata ai compiti che le sono state assegnati.

Per Cassar, i mancati aggiornamenti di piano d’ambito e tariffa avrebbero l’effetto di tentare di “eliminare” Sie. “Tale condotta potrebbe apparire proprio diretta a perpetuare lo status a quo e, quindi, a far continuare la gestione alle società in house controllate da molti sindaci (votanti in Assemblea), a far ricevere e gestire a dette società significativi (ed illegittimi) finanziamenti, a permettere al commissario straordinario unico di procedere con le gare nel suo territorio di provenienza politica per lavori che il Cga ha costantemente attribuito a Sie”.

Commissario Fatuzzo: “Pronta querela a Cassar”

Pronta la risposta di Fatuzzo: “Ho già dato mandato ai miei legali di querelare Cassar, per dichiarazioni che contengono evidenti profili di diffamazione e calunnia. Se a oggi i lavori inerenti il ciclo della depurazione non sono stati affidati a Sie è solo perché la società non ha mostrato la solidità necessaria a portare avanti opere di importi così elevati”. Il commissario unico per la depurazione poi chiosa sulla scelta di Sie di tornare al Cga: “Se il Consiglio di giustizia amministrativa dirà che, a prescindere da tutto, i lavori dovranno essere concessi a Sie non ci saranno problemi. Ma dovranno essere i giudici a prendersi questa responsabilità”.

Fabio Mancuso: “Non parlo fino al completamento procedure per avvio Gestore Unico”

Il Quotidiano di Sicilia ha provato a contattare anche il presidente dell’Ati Fabio Mancuso per una replica: “Si rappresenta che la presidenza dell’Ati non rilascia dichiarazioni fino al completamento delle procedure volte al concreto avvio del Gestore Unico. Alla Sie sono state formalizzate molteplici criticità e forniti tutti i chiarimenti possibili”.

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