EtnaRail, si riaccende l’interesse per la monorotaia pedemontana - QdS

EtnaRail, si riaccende l’interesse per la monorotaia pedemontana

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EtnaRail, si riaccende l’interesse per la monorotaia pedemontana

venerdì 26 Marzo 2021 - 00:02

Il sindaco metropolitano Pogliese ha inserito l’opera tra le proposte prioritarie sottoposte al ministro per il Sud, Mara Carfagna. Servono 480 milioni, ma con 70 si potrebbero collegare i primi due chilometri

CATANIA – Si è finalmente riacceso l’interesse intorno ad “EtnaRail”, ossia il progetto per una monorotaia che possa collegare la fermata Milo della metropolitana con i comuni dell’hinterland subito sopra Catania. Nei giorni scorsi il sindaco, Salvo Pogliese, ha inserito l’avveniristica infrastruttura tra le proposte prioritarie illustrate al ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna, insieme alle Zes e all’interramento dei binari per liberare la costa catanese dalla “cintura di ferro” che la opprime.

Riferendosi ad EtnaRail il sindaco ha detto che si tratta di un progetto che “va tenuto nella massima considerazione” e che “riguarda le due linee in monorotaia elettrica, un sistema pienamente compatibile con l’ambiente, per colmare la storica mancanza di un collegamento rapido tra i comuni della zona sud del vulcano e la città di Catania. Il costo stimato è di 480 milioni di euro. Per cominciare si potrebbe finanziare la prima linea per connettere le zone di Gravina e Mascalucia con Catania, un fatto che rappresenterebbe comunque un primo passo importantissimo”.

A fine gennaio, intervistato dal Quotidiano di Sicilia, anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Marco Falcone, si era detto pronto a sostenere la realizzazione dell’opera. “Io l’ho apprezzata – aveva dichiarato l’assessore – e così anche i tecnici della Regione. È sicuramente un’opera suggestiva, perché creerebbe una monorotaia sospesa collegando Catania centrale, via Milo, fino a via Santa Sofia per poi arrivare fino a Mascalucia. È un progetto che complessivamente varrebbe 500 milioni di euro ma noi potremmo già iniziare a collegare i due i primi 2 chilometri con 70 milioni di euro”.

D’altra parte, dopo il finanziamento della metro fino a Paternò, di fatto resterebbe scoperta dalla viabilità su ferro soltanto il versante pedemontano meridionale, cioè la parte più conurbata con la città di Catania, con comuni come Gravina, San Giovanni La Punta e Tremestieri che possono ormai definirsi a tutti gli effetti dei prolungamenti della città, quasi delle zone periferiche.

Quello che, però, serve è anche il consenso dei Comuni limitrofi, come aveva spiegato sempre l’assessore Falcone ai nostri microfoni due mesi fa: “Se il Comune di Catania e le amministrazioni locali lo vorranno fare – aggiunge – noi siamo pronti a sposare questa iniziativa e siamo praticamente pronti anche a reperire i fondi necessari non solo con lo Stato ma riprogrammando anche nostre economie”.

Da quella intervista, abbiamo chiesto un parere a diversi sindaci dell’hinterland che sarebbero, direttamente o indirettamente, interessati da questa metro leggera. “È sicuramente un progetto un po’ complicato, ma rimane l’unica alternativa allo strapotere del trasporto su gomma”, ha dichiarato il sindaco di Gravina Massimiliano Giammusso.

“Certamente favorirebbe la mobilità urbana dei paesi pedemontani, dando un contributo alla sostenibilità”, ha aggiunto il primo cittadino di San Gregorio, Carmelo Corsaro.

Più prudente il sindaco di Valverde Angelo Spina: “Si tratta, invero, di un progetto che dovrebbe seguire ferree regole di complicità ed armonia con l’ambiente per evitare un impatto eccessivo. Bisogna però approfondire un argomento così importante per poter esprimere un giudizio più stringente. Bisogna capirne fattibilità, costi e sostenibilità: staremo a vedere, fiduciosi”.

Fiduciosi come Vito Di Mauro, primo cittadino di Aci Bonaccorsi: “Ero già sindaco durante l’approvazione del progetto quindici anni fa. È una metropolitana leggerà che Aci Bonaccorsi potrà sfruttare da San Giovanni La Punta. È un progetto tutto da rivedere, ma importante perché per i cittadini di Aci Bonaccorsi serve un’ora per arrivare a Catania, mentre Etna Rail dovrebbe collegarci in pochi minuti. Servirà anche vedere i cambiamenti che hanno interessato appunto San Giovanni La Punta”. Dove l’infrastruttura è attesa a braccia aperte.

“Avevo visionato il progetto all’inizio del mio primo mandato – ha raccontato al QdS il sindaco puntese Nino Bellia – ho presenziato ad un incontro con i sindaci, e ritengo eccezionale il momento che potrebbe portare alla sua realizzazione perché la mobilità verrebbe rivoluzionata per i paesi pedemontani. Sarebbe utilissimo per il nostro contesto che nella sua complessità ha tantissimi abitanti e pendolari. Speriamo possa essere finanziato, è oneroso e credo si sia fermato proprio per questo: gli investitori non l’hanno più sposato. Il Recovery Fund può creare convergenza economica e lo spero perché il progetto toccherebbe San Giovanni La Punta e due suoi centri nevralgici come Trappeto e Madonna delle Lacrime”.

Negativo, invece, il giudizio del sindaco di Sant’Agata Li Battiati, Marco Rubino, che sogna invece la metro fino al suo comune: “Io ho un’altra idea. EtnaRail è progetto di un altro tempo che dovrebbe subire una sana verifica della compatibilità ambientale e sulla cementificazione. Immaginiamo nel contesto di Battiati una rotaia sospesa a 7 metri sopra le villette. Non è una soluzione che ha cura dell’urbanistica. Abbiamo la metro perché non farla arrivare fin qui? La metro ha impatto esterno e ha già un progetto. La metropolitana è una scelta Europea”.

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