Catania trascura le sue pietre d’inciampo - QdS

Catania trascura le sue pietre d’inciampo

Giuseppe Sciacca

Catania trascura le sue pietre d’inciampo

sabato 23 Ottobre 2021 - 02:50

La città di Catania, solo qualche anno fa, ha sentito la necessita di apporre la sua prima pietra d’inciampo

Le pietre d’inciampo, ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig, dal 1992 vengono apposte in tutta Europa per ricordare i deportati nei campi di sterminio nazisti, dai quali non hanno fatto ritorno. L’artista pare abbia trovato ispirazione, per questa sua iniziativa, in un’affermazione del Talmud, uno dei testi sacri della religione ebraica, in cui è scritto che: “Una persona viene dimenticata quando viene dimenticato il suo nome”. Quindi per combattere l’oblio e la cattiva memoria, affinché certi fatti non si ripetano mai più, avvertì l’esigenza di una iscrizione visibile a ciascun viandante.

Ad un piccolo blocco di pietra delle dimensioni di dieci centimetri per lato, ricoperto da ottone lucente, con sopra inciso nome, data di nascita, luogo di deportazione, e data di morte, infisso nel selciato che pavimenta la strada innanzi all’edificio in cui il deportato aveva vissuto, viene affidato il compito di tenere desta la memoria collettiva. L’artista ha intuito che il luccichio del metallo potesse risvegliare nella mente di chi cammina, distratto e preso dalle preoccupazioni della quotidianità il ricordo di coloro che avevano creduto in un mondo migliore perché libero, un ricordo che fosse, allo stesso tempo, un monito perenne a rifuggire la tirannide.

La città di Catania, solo qualche anno fa, ha sentito la necessità di apporre la sua prima pietra d’inciampo. Lo ha fatto in via Firenze nei pressi dell’ingresso del Liceo Classico Mario Cutelli, in ricordo del Professore Carmelo Salanitro, che in quella scuola aveva insegnato dal 1937 sino alla data dell’arresto, avvenuto a seguito della delazione del suo preside, il 15 novembre 1940. Il Salanitro era nato ad Adrano il 30 ottobre 1894, era figlio di un modesto artigiano, che con il suo lavoro, era riuscito a sostenerlo negli studi sino alla laurea in lettere classiche, conseguita presso l’Università di Catania nel 1919.

Il Salanitro affiancò alla sua spiccata dedizione per l’insegnamento e l’educazione dei giovani, una altrettanto forte passione per la politica attiva. Di formazione liberale ed educazione cristiana, militò nel Partito Popolare d’Azione, dal quale si dimise, in segno di protesta, a seguito della stipula dei Patti Lateranensi. La sua attenzione rimase costantemente rivolta all’educazione dei giovani, a cui, anche negli anni difficili della dittatura, cercò di ispirare i valori della libertà, della bontà e della democrazia, senza mai dimenticare i lavoratori delle classi più umili di cui avvertiva in pieno il dramma della quotidiana indigenza, derivante da un lavoro faticoso e duro ed allo stesso tempo malpagato.

La sua alta capacità di comprensione della realtà del momento storico gli consentì di percepire con anticipo, superando le apparenze create dalla propaganda del regime, quanto di tanto tragico stesse accadendo in quegli anni nell’Europa, divisa dagli odi dei regimi, dall’incombente guerra, con le persecuzioni, l’antisemitismo e l’incombente sanguinosa catastrofe verso cui stavano inesorabilmente scivolando tutte le nazioni. Quando nel 1937 conseguì la cattedra presso il liceo Cutelli, si trovò attorniato da una classe docente in gran parte allineata alle direttive del regime, sia per necessità che per opportunità e comunque incapace di poter solo pensare di insorgere, la sua attività di divulgatore di un pensiero alternativo a quello dominante ingenerava in lui una necessità di coinvolgimento degli altri, rivolta soprattutto verso le giovani generazioni, che lo indusse a far circolare dei biglietti manoscritti, la cui scoperta gli causò la denuncia e l’immancabile arresto, a cui inizialmente seguirono lunghi periodi di carcerazione in Italia.

Successivamente all’armistizio dell’8 settembre 1943, venne consegnato ai nazisti, che dopo un periodo di costrizione nel campo di Dachau, lo trasferirono in quello di Mauthausen, dove venne assassinato, nella camera a gas, nella notte che precedette il 24 aprile 1945, giorno della vigilia della liberazione dell’Italia. Una personalità di altissime qualità sia morali che politiche, che ha lasciato un esempio, che resta ancor oggi di grande attualità.

Malgrado tutto ciò, dopo le iniziali manifestazioni di entusiasmo che hanno accompagnato l’apposizione della pietra d’inciampo nei pressi dell’ingresso del Liceo Cutelli, questa è stata del tutto dimenticata. Abbrunita dal tempo e dall’incuria di tutti, resta tra il selciato, indistinta e calpestata dai passanti frettolosi e dagli studenti spinti dalla loro giovanile ed euforica vitalità. Lo stato di oblio in cui versa è totale, a causa dell’assenza di una mano, volenterosa, che lucidandola periodicamente, le restituisca quella lucentezza che le è propria e che le compete per le stesse ragioni per cui fu apposta. La condizione di conservazione in cui è ridotta, oltre ad offendere la memoria del Professore Carmelo Salanitro, fa torto a tutti i nobili ideali a difesa di cui fu posta, ma in capo a tutto è motivo di scandalo agli occhi di quei giovani, a cui negli iniziali propositi doveva servire da monito.

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