Un assalto che continua a mettere sotto pressione le coste siciliane, tra pesca illegale, abusivismo edilizio e violazioni delle norme che tutelano il patrimonio marittimo. La ventottesima edizione del dossier “Mare Monstrum 2026”, elaborato da Legambiente sulla base dei dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto relativi al 2025, documenta la situazione di un’Isola che si conferma tra le regioni italiane maggiormente interessate dai reati commessi lungo le coste. Nel corso del 2025 in Sicilia sono stati accertati 2.448 reati, un dato che colloca la regione al terzo posto assoluto in Italia, alle spalle della Campania, con 4.002, e della Puglia, con 2.599. Subito dopo si trova la Calabria, con 1.929.
Il dato si inserisce in un quadro nazionale che vede Campania, Puglia, Calabria e Sicilia tra i territori maggiormente interessati dall’illegalità costiera. Dal 1999 al 2025 – secondo quanto riportato da Legambiente – nelle quattro regioni sono stati accertati 260.399 reati, pari al 53,9% del totale nazionale. Considerando invece il solo 2025, la quota sale al 53,6%. Un peso che conferma la persistente esposizione dei litorali meridionali alle diverse forme di illegalità censite dal rapporto, nonostante a livello nazionale si registri una diminuzione complessiva dei reati.
Maglia nera per la pesca illegale
È soprattutto sul fronte della pesca illegale che emerge uno dei dati più significativi per la Sicilia: nel 2025 l’Isola ha fatto registrare 816 reati nel settore, un dato che la porta al primo posto nazionale, davanti alla Liguria, con 539, e alla Calabria, con 528.
Ancora più rilevante è il quantitativo di prodotti ittici sequestrati dalle autorità: in Sicilia sono stati complessivamente 312.149 chilogrammi, equivalenti a oltre 312 tonnellate. Si tratta della cifra più elevata registrata tra le regioni italiane. Sul significato di questo dato, la Capitaneria di Porto di Palermo ha spiegato al QdS: “Un ruolo importante è svolto dai controlli delle nostre squadre a terra, lungo il percorso che va dallo sbarco al consumatore finale. Un elemento da considerare è che, quando viene sanzionato l’anello della commercializzazione, è possibile risalire alla filiera”.
Il fenomeno non riguarda soltanto la violazione delle norme che regolano l’attività di pesca, ma investe anche la tutela delle risorse marine e la concorrenza nel comparto. La pesca illegale sottrae infatti prodotto al circuito regolare, altera le condizioni di mercato e può compromettere la tutela delle risorse ittiche, soprattutto quando vengono utilizzati strumenti o modalità vietate. A livello nazionale, inoltre, il dossier segnala un forte incremento degli attrezzi e delle reti da pesca sequestrati, cresciuti del 52,7% rispetto al 2024, per un totale di 11.243 unità. Un dato che mostra la dimensione dei controlli effettuati e della pressione esercitata sulle attività di pesca irregolare.
Il ciclo illegale del cemento resta una delle emergenze
Accanto all’illegalità in mare, il rapporto fotografa la pressione esercitata sulla fascia costiera attraverso il ciclo illegale del cemento. In questo ambito la Sicilia si colloca nuovamente sul podio nazionale, con 806 reati, pari al 13% del totale italiano. Si parla di un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali criticità per i territori costieri dell’Isola, dove la realizzazione di opere abusive può entrare in conflitto con i vincoli paesaggistici e con la necessità di preservare aree particolarmente esposte al rischio ambientale e idrogeologico. Un altro capitolo riguarda le violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto. Anche in questo caso la Sicilia presenta un dato rilevante: sono 305 i reati accertati nel 2025, che portano l’Isola al terzo posto nazionale, dopo Campania e Liguria.
Legambiente: demolizioni e investimenti in depurazione
Per Legambiente, i numeri raccolti nel dossier rappresentano soltanto una parte del fenomeno. Il presidente nazionale dell’associazione, Stefano Ciafani, ha sottolineato come i dati fotografino solo “la punta dell’iceberg”, richiamando la necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto all’illegalità lungo le coste. Tra le richieste di Legambiente figura il ripristino del ruolo operativo dei Prefetti nelle procedure di demolizione degli abusi edilizi, con l’obiettivo di accelerare gli interventi quando le amministrazioni comunali non procedono agli abbattimenti. Si chiede inoltre lo stanziamento di 150 milioni di euro l’anno per finanziare le demolizioni, l’introduzione di sanzioni penali per i funzionari pubblici responsabili di omissioni e il rafforzamento delle attività di controllo. Sul fronte ambientale, l’associazione indica come priorità anche il completamento e l’adeguamento delle reti fognarie e dei sistemi di depurazione, insieme a un rafforzamento delle azioni di contrasto alla pesca illegale.
Per la Sicilia, il dossier restituisce quindi una situazione in cui la pressione dell’illegalità continua a investire alcuni dei punti più esposti del territorio costiero. Il primato nazionale nella pesca illegale e nei sequestri di prodotti ittici si affianca agli oltre 800 reati del ciclo illegale del cemento, confermando quanto siano ampi i margini di intervento per proteggere le risorse marine e il patrimonio ambientale dell’Isola. Un fenomeno che, secondo Legambiente, richiede controlli più efficaci, procedure più rapide per la demolizione degli abusi e investimenti strutturali nella tutela delle coste.

