PALERMO – “Il Parlamento siciliano ha oggi l’occasione di correggere una scelta che rischia di escludere dalla programmazione agricola regionale la stragrande maggioranza delle imprese agricole dell’Isola. Per questo il gruppo Mpa-Grande Sicilia esprime pieno sostegno alla mozione sul bando Srd01 e rinnova le forti perplessità già manifestate nei mesi scorsi attraverso atti parlamentari e iniziative pubbliche”. Così il deputato regionale di Mpa-Grande Sicilia Giuseppe Lombardo intervenendo ieri in Aula su una delle due mozioni presentate dal Partito democratico relative ai bandi dell’assessorato all’Agricoltura del leghista Luca Sammartino.
Bando Srd01, la mozione del Pd passa con voto segreto: 25 favorevoli, 13 contrari
“La Regione non può destinare le risorse europee soltanto alle aziende più grandi”, ha detto in aula il capogruppo del Pd Michele Catanzaro, primo firmatario della mozione. Delle due mozioni, una è stata rinviata per approfondimento di discussione e l’altra – quella sull’intervento Srd01 con la quale si impegna il governo “a disporre, in via d’urgenza, la revisione del Ddg” – è stata votata con voto segreto e risultato ampiamente prevedibile: 25 deputati a favore della mozione, 13 contrari e uno astenuto. La maggioranza, anche in questo caso, non è stata la coalizione di centrodestra.
Lombardo (Mpa): “La soglia di 250mila euro esclude l’80% delle aziende siciliane”
Ma guai a parlare di franchi tiratori che approfittano del voto segreto. “La nostra posizione non nasce oggi”, ha precisato l’autonomista Giuseppe Lombardo chiarendo quanto segue già prima di arrivare alla votazione: “Abbiamo presentato un’interpellanza che, a oggi, non ha ancora ricevuto risposta e abbiamo più volte evidenziato le criticità di un bando che si discosta significativamente dalle indicazioni contenute nel Complemento di Programmazione per lo Sviluppo Rurale 2023-2027. Il criterio C08 prevede infatti una soglia minima di investimento pari a 20 mila euro, individuata proprio per evitare eccessivi oneri amministrativi e garantire la sostenibilità degli interventi. In Sicilia, invece, si è deciso di elevare quella soglia a 250 mila euro“.
La frattura nella maggioranza: Lega-Dc contro Mpa, Forza Italia fa mea culpa
Mentre Sala d’Ercole mostra le prime avvisaglie di insanabile rottura tra l’asse Lega-Dc da una parte e Mpa-Grande Sicilia dall’altra, in attesa di altri e più accesi dibattiti con i prossimi disegni di legge attesi a Sala d’Ercole, il commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo prova ad ammettere la Waterloo in parte anche gettando la palla in tribuna: “Non possiamo ignorare il messaggio che arriva dalle urne, a partire da Agrigento. Non si tratta di misurarsi con la vittoria dei nostri avversari, ma con il malessere dei nostri elettori, di tanti cittadini che hanno preferito rimanere a casa o addirittura votare contro di noi. Sarebbe un errore fingere che questo problema non esista o negare che gran parte della responsabilità vada attribuita all’esserci presentati divisi e litigiosi in tante realtà locali”.
Ineludibile però per il commissario forzista ammettere una triste evidenza: “Senza mettere in discussione il doveroso garantismo, che resta un principio irrinunciabile dello Stato di diritto, mi pare altrettanto evidente che i siciliani siano stanchi degli scandali, del malcostume politico e di pretese degne di signorotti medievali. La politica deve essere sempre esempio di sobrietà, responsabilità e servizio”. Il commissario azzurro che ha preso il posto di Marcello Caruso, poi nominato assessore alla Salute, ha poi messo le mani avanti sul tesissimo vertice di maggioranza che si attende ed al quale le parti lavorano gettando le basi per un confronto calmo e quanto più possibile conciliante: “Possiamo fare tutti i vertici che vogliamo, ed è giusto che si facciano per definire strategie e programmi. Ma se non saremo capaci di guardare con onestà ai nostri errori e di dare spazio a una classe dirigente che abbia a cuore prima di tutto il bene comune, l’onorabilità delle istituzioni e il rispetto dei nostri elettori, ogni sforzo rischierà di essere vano”.
Dc, FdI e Mulè: accuse incrociate dopo la sconfitta di Agrigento
Mentre in Aula gli autonomisti sostenevano la mozione del Pd che contestava il bando dell’assessorato del leghista Sammartino, sostenendo che “la platea dei beneficiari si restringe – ha affermato Lombardo – inevitabilmente alle grandi imprese agricole e commerciali, mentre circa l’80% delle aziende siciliane resta escluso ancora prima di presentare domanda”, del gruppo democristiano all’Ars, e dai tre Commissari del partito in Sicilia, partiva un ulteriore bordata sul risultato alle amministrative che punta il dito all’indirizzo di chi ha dettato la linea nel centrodestra nei comuni persi dalla coalizione in ballottaggio: “Il tema non è soltanto quello dell’unità delle coalizioni, ma soprattutto della capacità di selezionare una classe dirigente credibile, radicata nei territori e in grado di governare efficacemente le comunità locali”.
Luca Sbardella, commissario regionale di Fratelli d’Italia, non risparmia critiche. A nessuno. Neanche ai Fratelli siciliani: “Tutti quelli di Fratelli d’Italia che parlano adesso avrebbero potuto dare una mano a trovare candidati unitari dappertutto, perché quando si dovevano scegliere i candidati tutti puntavano sul loro, adesso che hanno perso, sono tutti con le lacrime di coccodrillo”. E quale esempio unico e casus belli maggiore, Sbardella cita Agrigento: “Se tutti gli alleati avessero abbassato un po’ le pretese e il livello di egoismo, sicuramente avremmo trovato più facilmente un’intesa su un candidato unitario. Ma tutti con un occhio alle future regionali, puntavano a radicare il partito piuttosto che vincere le amministrative. Tutti distratti dalle future regionali“.
Infine, anche il forzista e vice presidente della Camera Giorgio Mulè interviene sulle lacerazioni ponendo l’attenzione sulla questione morale in casa Forza Italia che ha determinato parte della Caporetto agrigentina al ballottaggio: “Prima di leggere le ultime, tristissime pagine di cronaca avevo invocato una sana e onesta intransigenza nell’attività di ogni dirigente ad ogni livello”.

