Milano, 15 ott. (askanews) – Cesarini Sforza celebra i quarant’anni di “Aquila Reale Riserva”, il Metodo Classico nato nel 1986, con un’edizione limitata di 500 Magnum numerate dell’annata 2001, rimaste sui lieviti per 290 mesi, oltre ventiquattro anni. La ricorrenza riporta l’attenzione sulla storia di una delle etichette più rappresentative della Cantina trentina, nata dalla selezione dello Chardonnay e successivamente legata a un vigneto preciso, Maso Sette Fontane in Val di Cembra. La Riserva viene prodotta soltanto nelle annate ritenute adatte a sostenere una maturazione particolarmente lunga.
La storia di “Aquila Reale” comincia dodici anni dopo la fondazione di Cesarini Sforza, avvenuta a Trento nel 1974 per iniziativa di Lamberto Cesarini Sforza. Quando nel 1986 viene realizzata la prima vendemmia della Riserva, la spumantistica trentina sta ancora costruendo quella riconoscibilità che avrebbe raggiunto nei decenni successivi attraverso la valorizzazione del Metodo Classico e delle caratteristiche della viticoltura di montagna. In questo contesto, “Aquila Reale” nasce come una selezione di Chardonnay destinata a lunghi affinamenti, secondo un’impostazione produttiva che attribuisce particolare importanza all’origine delle uve e alla loro capacità di evolvere nel tempo. Una tappa decisiva arriva nel 2001, quando la produzione viene legata al vigneto Maso Sette Fontane, individuato come cru aziendale. La scelta di un singolo appezzamento modifica il rapporto tra il vino e il territorio: non più soltanto una selezione varietale, ma l’espressione di un luogo riconoscibile, con caratteristiche pedoclimatiche proprie. È un passaggio significativo anche nella storia recente del Metodo Classico, nel quale l’identità dei singoli vigneti ha assunto un peso crescente accanto alle tecniche di vinificazione e alla durata della permanenza sui lieviti.
Maso Sette Fontane si trova all’inizio della Val di Cembra, a circa 500 metri di altitudine, con esposizione occidentale. Il vigneto è interessato dalla ventilazione dell’Ora del Garda e dalle escursioni termiche che caratterizzano questo settore del Trentino. Il terreno, di origine detritica, presenta una componente scheletrica significativa, è leggermente calcareo, poco profondo, franco-sabbioso e ben drenato. Sono condizioni che intervengono sulla disponibilità idrica e sui tempi di maturazione delle uve, in relazione all’andamento delle singole stagioni. Il vigneto è condotto secondo pratiche biologiche e la densità d’impianto è di 4.500 ceppi per ettaro e la forma di allevamento è la pergola semplice trentina, espressione di una tradizione viticola particolarmente radicata nel territorio. Per sostenere una permanenza prolungata sui lieviti occorrono uve sane, un’acidità adeguata e un equilibrio complessivo che tenga conto non soltanto della maturazione zuccherina, ma anche delle caratteristiche della materia prima e della sua successiva evoluzione. Aspetti che richiedono valutazioni differenti secondo il clima dell’annata e le condizioni del vigneto.
“Aquila Reale è nata con un’idea precisa: esprimere fino in fondo le caratteristiche di quel vigneto e lasciare che sia il tempo a completare il lavoro” ha dichiarato Andrea Buccella, enologo e responsabile della produzione di Cesarini Sforza, spiegando che “in quarant’anni abbiamo visto cambiare le annate, le condizioni climatiche e anche il nostro modo di lavorare, ma l’obiettivo è rimasto lo stesso: cercare equilibrio, profondità e quella freschezza che permette al vino di evolvere senza perdere la propria identità”. L’annata scelta per celebrare il quarantennale risale al 2001, caratterizzato in Trentino da un andamento meteorologico regolare, buona insolazione ed elevate escursioni termiche durante l’estate. Le uve Chardonnay raggiunsero la vendemmia in buone condizioni sanitarie, con un profilo acidico ritenuto adatto alla produzione di una Riserva destinata a un affinamento prolungato. La raccolta avvenne manualmente, in piccoli contenitori, alla fine di agosto, con un leggero anticipo rispetto alla piena maturazione.
La vinificazione cominciò con una pressatura soffice, dalla quale venne selezionato soltanto il 50% del mosto potenzialmente ottenibile dai grappoli. La scelta di utilizzare la frazione iniziale della spremitura consentì di destinare alla Riserva una parte limitata del prodotto della vendemmia. La resa fu di 35 ettolitri per ettaro, e la prima fermentazione si svolse in parte in carati di rovere e in parte in acciaio. Il vino base rimase poi per circa otto mesi a contatto con le proprie fecce, periodo durante il quale si svolse anche la fermentazione malolattica. Il tiraggio avvenne nel giugno 2002, con l’aggiunta dei lieviti e degli zuccheri necessari alla presa di spuma, e da quel momento iniziò il percorso che avrebbe portato a una permanenza sui lieviti di 290 mesi. Una durata eccezionalmente lunga, che rende l’annata 2001 un caso particolare anche nell’ambito delle Riserve Metodo Classico destinate ad affinamenti prolungati. Per “Aquila Reale Riserva 2001”, dopo la sboccatura, è stata aggiunta soltanto una piccola quantità di liqueur d’expédition, mantenendo un dosaggio zuccherino contenuto a 2,5 grammi per litro, un’acidità totale di 6,14 grammi per litro e una gradazione alcolica del 12,5%.
“Quarant’anni di ‘Aquila Reale’ raccontano la solidità di un progetto che ha saputo mantenere nel tempo una propria identità, evolvendo insieme al mercato e al territorio” ha affermato Enrico Zanoni, Dg del Gruppo Cavit, di cui la casa spumantistica fa parte dal 2019, sottolineando che “per Cesarini Sforza è un patrimonio importante, ma anche un punto di partenza: oggi dobbiamo continuare a valorizzare questa storia attraverso la qualità, la capacità di innovare e una visione di lungo periodo”.
Alla fondazione dell’azienda parteciparono anche Nereo Cavazzani e Giuseppe “Bepi” Andreaus, già protagonista della spumantistica trentina: nel 1964 Andreaus aveva contribuito alla nascita di “Equipe5”, assieme a Leonello Letrari, Riccardo Zanetti, Pietro Tura e Ferdinando Tonon. Il progetto della casa spumantistica nacque dunque dall’incontro tra iniziativa imprenditoriale ed esperienze maturate nella produzione di Metodo Classico. Lamberto Cesarini Sforza, scomparso nel novembre 2022, apparteneva a una famiglia nobiliare trasferitasi da Parma in Trentino agli inizi dell’Ottocento, proprietaria di terre e vigneti nel territorio di Terlago. Il conte non limitò il proprio impegno all’azienda che portava il suo nome: dopo la cessione della Cantina nel luglio 2001 alla Cantina La-Vis e alla società Fratelli Rinaldi Importatori di Bologna, continuò ad occuparsi di agricoltura, ricoprendo anche incarichi nelle realtà locali.
Nel 1976 Cesarini Sforza produsse il suo primo spumante Metodo Classico, seguito nel 1985 da un Rosé ottenuto esclusivamente da uve Pinot Nero coltivate sulle colline della Val di Cembra. Nel corso dei decenni la Cantina ha ampliato la produzione, affiancando alle etichette storiche diverse interpretazioni del Metodo Classico, tra cui i millesimati e le Riserve della linea “1673”. Una gamma che riflette la progressiva selezione dei vigneti e il lavoro sulle differenti varietà, sui tempi di affinamento e sugli assemblaggi.

