Ci sono padroni perchè ci sono schiavi - QdS

Ci sono padroni perchè ci sono schiavi

Carlo Alberto Tregua

Ci sono padroni perchè ci sono schiavi

mercoledì 02 Dicembre 2020 - 00:00

L’eterna divisione dell’umanità tra padroni e schiavi, non finirà mai anche se cambia la fisicità. Negli Stati Uniti dell’Ottocento i proprietari terrieri compravano numerosissime persone (non considerate tali) provenienti dall’Africa. L’enorme ondata di neri ha finalmente trovato in quel Paese una giusta contropartita, tanto è vero che uno di essi è diventato Presidente. Ci riferiamo ovviamente a Barack Obama.
Nel 1861 scoppiò la Guerra di secessione degli Stati del Nord contro quelli del Sud, che della schiavitù avevano fatto un business. Quei neri, chiamati negri, si rivolgevano ai bianchi chiamandoli “padroni”.
A distanza di oltre un secolo e mezzo, per fortuna, questo non accade più. Però, alla schiavitù dei ceti si è sostituita, in qualche misura, la schiavitù economica, fatta da caste, lobby e altre aggregazioni che attraverso la loro forza finanziaria schiavizzano masse enormi di popolazione.

Dunque, i padroni ancora ci sono e purtroppo vi sono anche gli schiavi. Cosa si può opporre ai primi? Non certo le risorse finanziare di cui la maggioranza delle persone non dispone. E allora? La sapienza, la competenza, la capacità di valutare fatti ed eventi, la forza d’animo e con essa quella di fare sacrifici per crescere mediante il cosiddetto ascensore sociale.
I bravi vanno avanti, quelli meno bravi stanno indietro secondo una graduatoria che esiste in natura. Purtroppo chi vuole gestire senza merito gli altri, usa la ragione della forza e non la forza della ragione. La conseguenza di quanto scriviamo è che pochi sono sereni e molti sono infelici.
Coloro che hanno una serenità interiore la acquisiscono in forza di un equilibrio conseguente a un continuo auto-addestramento, a una frequente lettura di testi storici e attuali, al desiderio di imparare e di comprendere ciò che è accaduto in tanti secoli, perché a seguito della comprensione ognuno può capire meglio e regolarsi di conseguenza.
Vivere consapevolmente è difficile e faticoso, però ha il vantaggio di creare un’autonomia di pensiero che consenta di diventare soggetti e non oggetti degli altri. Anche così si combatte la schiavitù.
Vi sono personaggi tronfi, anche perché ignoranti, i quali ritengono di poter esercitare il potere in quanto occupano una certa posizione economica, nelle Istituzioni o, persino, in famiglia. Si tratta di soggetti che non hanno cognizione, che non hanno studiato adeguatamente e a fondo cosa significhi essere vere persone umane e che, prese di sè, considerano gli altri persone di seconda categoria.
Se volete, in tutti i talk show televisivi, nei media sociali e in altri canali di comunicazione ve ne sono tanti di codesti “campioni”. Ma voi, se prestate attenzione, li potete sgamare perché vi accorgete che dietro il profluvio di parole non ci sono contenuti o ve ne sono in misura molto modesta. Poi vi accorgerete che le loro affermazioni sono spesso mentitrici come se affermassero la verità. Costoro si ricordano di chi esortava a mentire continuamente tanto, poi, le menzogne diventano verità.

La difesa contro questi mentitori sta nel nostro serbatoio di conoscenze che attraverso meccanismi logici, può passare al setaccio quello che sentiamo e decidere se si tratti di argomenti veri o falsi, concreti o fumosi.
La nostra capacità di valutare quello che sentiamo e che vediamo ci rende liberi, anche perché con le nostre competenze possiamo acquisire una minima indipendenza economica che è un primo passo verso la conquista della libertà, bene supremo della persona umana.
I comportamenti che descriviamo non sono facili da adottare. Tuttavia, essi sono necessari se si vuole acquisire la dignità di essere umano che non intende subire la schiavizzazione di chicchessia, anche quella subdola che non si avverte e che non si vede.
Qualcuno vive in una sorta di stato soporifero perché non vuole avere problemi o non li vuole affrontare, ma ritiene che tutta la vita sia fatta di rose e fiori, in una sorta di beatitudine inesistente. Ma questo non è lo stato mentale e fisico della maggioranza delle persone, le quali devono tentare di vivere con realismo, con i piedi per terra anche se bisogna sognare, anche ad occhi aperti.

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