MESSINA – A Santa Teresa Riva sconvolta da Harry si stanno già avviando le prime opere per proteggere l’abitato. Alcuni giorni fa è stato accelerato l’iter per la realizzazione di 14 pennelli di pietra lavica sul lungomare oltre al ripascimento della spiaggia che è stata spazzata via dal ciclone. A Furci siculo, altro paese del messinese sconvolto dalla mareggiata il sindaco sta organizzando un incontro con gli amministratori della costa ionica, con la Protezione civile ed alcuni esperti di erosione per capire quali sono gli interventi più idonei per proteggere la costa dalle future mareggiate. In tutte le aree costiere aggredite dalle onde si corre contro il tempo per due ragioni. La prima è quella della salvaguardia delle persone e degli abitati. La seconda riguarda la imminente stagione turistica che è alle porte e che rischia di essere compromessa.
Legambiente presenta il dossier sul ciclone Harry a Messina
In questo contesto si muove Legambiente che ieri, insieme ai rappresentanti dell’Osservatorio sull’erosione delle spiagge ha organizzato a Messina un incontro per presentare il dossier sul ciclone Harry, partendo da un ragionamento preciso: che il ciclone è stato un disastro annunciato per la gestione fallimentare del lungomare ionico. L’associazione si è soffermata nel dossier soltanto alle coste ioniche e tirreniche del Messinese comprese tra Giardini Naxos e Scaletta Zanclea, ma sta già organizzando un grande convegno per prendere in esame tutti i danni che si sono registrati lungo tutta la costa ionica, mettendo in luce che in Sicilia “c’è un territorio dove l’elevata densità abitativa e le profonde trasformazioni urbanistiche hanno annullato la resilienza naturale di fronte ai cambiamenti climatici”.
Legambiente ha rappresentato che “tra il 2009 e i primi mesi del 2026 in Sicilia si sono registrati oltre 302 eventi estremi (frane, alluvioni, siccità e mareggiate): 45 nel 2025 e otto già sino ad oggi”. Al tavolo dei relatori Salvatore Gurgone, referente erosione coste di Legambiente; il professore Giovanni Randazzo, Geologo ambientale e di Dinamica costiera all’Università di Messina e uno dei massimi esperti scientifici di erosione costiera; Salvatore Granata, componente dell’Osservatorio sull’erosione delle spiagge in provincia di Messina e il presidente di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo. “Purtroppo – ha detto Castronovo – non si è fatto e non si sta facendo quanto necessario per affrontare l’emergenza climatica e gli effetti della crisi sono stati amplificati dalla fragilità dei territori costieri, conseguenza di decenni di scelte urbanistiche errate, abusivismo edilizio spesso tollerato, quando non apertamente favorito, procedure amministrative talvolta eluse o distorte”. Decenni di errori – ha puntualizzato Legambiente – e scelte miopi in aree ad alto rischio hanno compromesso la naturale resilienza degli ecosistemi costieri. Oggi il 77% della fascia costiera siciliana è a rischio erosione, mentre negli ultimi 15 anni è stato consumato oltre il 6% del territorio costiero. Il paradosso è evidente: a fronte di un calo demografico, la pressione edilizia continua a crescere, alimentando un modello insostenibile e incompatibile con la crisi climatica in corso”.
Erosione costiera nel Messinese: il paradosso delle opere rigide
In particolare, il dossier ha evidenziato come l’area ionica si sia trasformata, dal 1954 a oggi, da un ecosistema di spiagge profonde e dune protettive in una “città lineare” iper-satura. Tuttavia, a ogni mareggiata, la risposta è la stessa: “fermare il mare” con nuove barriere, nuovi massi, alimentando la cosiddetta “economia dei disastri, cioè un modello – secondo Legambiente – che lucra sulla paura delle popolazioni esposte. Un sistema che si cristallizza nell’emergenza permanente, proponendo soluzioni inefficaci. Siamo di fronte a un paradosso tragico – ha aggiunto Castronovo -, si spendono milioni per difendere ad oltranza strutture costruite spesso in violazione della legge, come la Lr 78/76, finendo per distruggere l’unica vera risorsa economica del territorio: la spiaggia”.
“Le opere rigide – ha precisato Salvatore Granata, referente osservatorio sull’erosione delle spiagge di Messina – spostano il problema più a nord o a sud, generando un effetto domino di erosione”. Nel corso dell’incontro è stato preso ad esempio il lavoro effettuato a Sant’Alessio dove sono stati spesi oltre 40 milioni di euro per una barriera soffolta che – è stato ribadito – non ha risolto il problema.
Ciclone Oriana e nuove mareggiate alle Eolie
Riflettori durante la conferenza stampa anche sulla ricostruzione delle infrastrutture. “Sebbene la Regione abbia mobilitato risorse ingenti, il rischio – come segnalato da Granata (Osservatorio erosione) – è quello di un accanimento terapeutico. Ricostruire nello stesso posto e nello stesso modo di prima è irrazionale e fonte di spreco”. Lo stesso concetto ribadito dal professore Giovanni Randazzo, dell’Università di Messina, esperto in erosione che soffermandosi su alcuni interventi che sembrano ormai imminenti, come la realizzazione di 14 pennelli a Santa Teresa, ha dichiarato che porterebbero a un disastro ambientale colossale per la zona a Nord del paese. Poi amaramente ha aggiunto che “in alcune zone il guaio maggiore è che si sono realizzati paesi sulla spiaggia, con lungomare realizzati sulle dune. Se non si modificheranno questi lavori andremo sempre peggio, ma temo che ci sia ormai poco da fare…”.
L’incontro si è tenuto nel pieno della nuova mareggiata causata dal nuovo ciclone “Oriana” che ieri ha flagellato le coste tirreniche. Una delle aree maggiormente colpite nell’arcipelago delle Eolie è stata la frazione di Acquacalda, dove onde enormi hanno invaso il lungomare rendendo impossibile il transito. Nel piccolo abitato di Lipari, che si affaccia a Nord, siamo alle solite. Ci sono voluti sette anni, dalla terribile mareggiata del 2019 per avere un progetto che soltanto pochi giorni fa sarebbe stato inviato alla Protezione civile regionale, sezione di Messina, per un attento esame, come sostenuto dagli uffici. Questo enorme ritardo è stato causato dalle lentezze burocratiche, ma negli ultimi anni anche da un lungo braccio di ferro tra il Comune e la Protezione civile in merito alle modalità di intervento. Così anche la procedura di urgenza che era stata diramata nel lontano 2019 è scaduta e adesso per bandire la gara si procederà attraverso un iter ordinario, con ulteriore perdita di tempo. Ieri per tutta la giornata i pochi cittadini che abitano affacciati davanti al mare sono rimasti chiusi a casa per evitare di essere travolti dalle onde e dalle pietre scaraventate sul lungomare. Solita routine che, purtroppo, rievoca il disastro annunciato di Niscemi…

