“Occorre fare presto e fare bene per ripristinare condizioni di vivibilità e consentire la ripresa delle attività economiche”. A tre mesi dal ciclone Harry, le parole di Renato Schifani, pronunciate dopo l’approvazione all’Ars della legge con cui sono stati stanziati 41 milioni di euro in aggiunta ai 50 messi dal governo regionale, si offrono a diverse interpretazioni.
Dopo una calamità come quella di gennaio, con mareggiate che hanno distrutto porti, litorali e abitazioni, gli appelli per una ricostruzione spedita sono naturali e necessari. La storia, d’altronde, dimostra come in Sicilia spesso le emergenze siano finite per essere inglobate nell’ordinarietà.
Allo stesso tempo, i danni da riparare sono tali che pensare di riavere tutto come prima in un batter d’occhi sarebbe illusorio.
Per il momento si può dire che nell’azione di governo la celerità non è mancata, la precisione un po’ sì. Dai cantieri aperti con somme urgenze assegnate senza una adeguata pubblicità delle informazioni sugli affidatari agli intoppi con gli iter strettamente normativi, gli esempi sono molti. Il più noto riguarda l’impugnativa del Consiglio dei ministri alla parte della legge riguardante la possibilità di derogare ai Durc (documento di regolarità contributiva) per erogare i ristori post-Harry.
Ma a risultare poco chiara e contraddittoria rispetto a quanto dichiarato dallo stesso governo regionale è anche un’altra norma. Si tratta della decisione di esentare il pagamento dei pedaggi autostradali nei caselli che ricadono a ridosso dei centri più colpiti.
Gratis… ma per chi?
“Ringrazio i deputati di maggioranza e di opposizione per il grande senso di responsabilità dimostrato con l’approvazione della norma”. Sono le dichiarazioni di Schifani riportate, il 27 gennaio, in un comunicato dell’ufficio stampa della Regione. Nello stesso, si specifica che “ottocentomila euro è l’ammontare del contributo al Cas (Consorzio autostrade siciliane, nda) quale compensazione dei mancati introiti dovuti all’esenzione dal pagamento dei pedaggi autostradali ai caselli della A18 di Taormina, Giardini Naxos e Roccalumera, per i residenti delle province di Messina e Catania, da febbraio a giugno prossimi”.
L’annuncio ha portato molti tra i residenti degli oltre 160 Comuni che compongono la provincia peloritana e quella etnea a credere di essere sollevati dall’onere di pagare il ticket nei suddetti caselli. Qualcuno, allo stesso tempo, si è chiesto anche quali sarebbero state le modalità con cui provare la residenza: sarebbe stato necessario esibire un documento? Si sarebbe proceduto con autocertificazione? E cosa fare nei casi di pagamenti tramite Telepass o casse automatiche?
La sorpresa però è stata diversa. “Per lavoro, prendo spesso l’autostrada da Catania ed esco a Roccalumera. Tuttavia – racconta al Quotidiano di Sicilia una donna che vive nel capoluogo etneo – in questi mesi ho sempre pagato. La prima volta ho chiesto delucidazioni al casellante ma mi è stato risposto che l’esenzione riguardava soltanto coloro che entrano sulla A18 da uno dei tre caselli e non per chi arriva da più lontano”.
La versione del Cas e cosa dice la legge
“Il casellante si è comportato in maniera corretta. La norma approvata dall’Ars prevede esplicitamente che l’ingresso e l’uscita avvengano dai caselli di Giardini, Taormina o Roccalumera. Senza altre eccezioni”, dichiara a questa testata Franco Fazio, il direttore generale di Autostrade Siciliane, la nuova denominazione del Cas.
Fazio spiega anche che l’ente gestore della A18 non ha adottato specifici provvedimenti ma si è attenuto a quanto previsto dalla legge.
Tuttavia, visionando il testo pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana (Gurs), ovvero la fonte principale di conoscenza delle norme, si scopre che il testo approvato non fa in alcun modo cenno ai luoghi di accesso all’autostrada per poter beneficiare delle esenzione.
E non solo, sembra anche prevedere che l’esenzione del ticket sia disposta senza limitazioni di alcun tipo, compreso il luogo di residenza. All’articolo 2 si legge infatti: “Per il periodo dall’1 febbraio al 31 maggio 2026 è disposta l’esenzione dal pagamento del pedaggio sull’autostrada A18 nei caselli di Taormina, Giardini Naxos e Roccalumera. Al fine di limitare gli effetti finanziari dei mancati incassi derivanti dalla predetta esenzione, è autorizzata per l’esercizio finanziario 2026 la spesa di 800 migliaia di euro in favore del Consorzio Autostrade Siciliane”.
Alla ricerca della ratio
Il Quotidiano di Sicilia ha richiesto un commento ufficiale al governo Schifani in merito a quello che sembra essere stato un fraintendimento.
Dall’entourage del presidente della Regione è stato fatto sapere che “la ratio della norma è, e non potrebbe essere altrimenti, quella di esentare dal pedaggio tutti quegli automobilisti costretti a utilizzare l’autostrada, in alternativa al percorso sulla strada statale interrotta per danni del ciclone, nella tratta tra i caselli di Roccalumera, Taormina e Giardini Naxos”. E che dunque “è chiaro che esenti chi entra ed esce da quei caselli perché sono coloro che prendono l’autostrada al posto della statale”.
In merito alla frase riportata nel comunicato stampa di fine gennaio in cui si fa riferimento “all’esenzione dal pagamento dei pedaggi autostradali, per i residenti delle province di Messina e Catania”, l’entourage spiega che è stato dovuto al fatto che gli automobilisti interessati dalla norma “per motivi territoriali” sarebbero stati “principalmente messinesi e catanesi”. Tenendo conto della modalità con cui è stata attuata la legge, con gli 800mila euro stanziati dall’Ars si potranno compensare i mancati introiti derivanti, nei quattro mesi in cui la disposizione sarà in vigore, da circa 615mila pedaggi. Il dato è orientativo e calcolato sul costo – 1,30 euro – del pedaggio sulla tratta più lunga (Giardini Naxos-Roccalumera).
Interrogazioni all’Ars
A intervenire sulla questione è l’opposizione. Sia il Partito Democratico che il Movimento 5 Stelle annunciano la volontà di approfondire le modalità con cui si è deciso di limitare l’esenzione dei pedaggi soltanto a chi entra in autostrada in uno dei tre caselli citati nella legge. “Siamo davanti all’ennesimo pasticcio. Tra leggi scritte male, sciatteria e confusione alla fine sono sempre i siciliani a pagare – dichiara al Quotidiano di Sicilia il deputato nazionale e segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo – Schifani e i suoi assessori sono evidentemente troppo impegnati in rimpasti, risse interne e reciproci sgambetti per dedicarsi al governo dell’isola e alla doverosa attenzione sugli atti legislativi. Vale su questa norma interpretabile come la lettura dei fondi di caffè e su tante altre misure che finiscono impugnate dal governo nazionale o su un binario morto perché di contorta applicazione. Nei prossimi giorni – annuncia Barbagallo – il nostro deputato Dipasquale presenterà un’interrogazione e chiederemo gli adeguati approfondimenti. Ma resterà immutato il giudizio su un governo immobile e incapace di governare la normale amministrazione, figuriamoci le situazioni emergenziali”.
Critiche anche dal deputato regionale Antonio De Luca: “Pare chiaro che la norma sia stata applicata in maniera difforme a ciò che è stato approvato dall’aula. Per questo nei prossimi giorni presenterò richiesta di accesso agli atti al Cas e interrogazione all’Ars”, commenta l’esponente pentastellato.
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