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Ciclone Harry e clima, gli esperti: “L’innalzamento del livello del mare obbliga a riprogrammare le economie costiere”

Ciclone Harry e clima, gli esperti: “L’innalzamento del livello del mare obbliga a riprogrammare le economie costiere”
I danni del ciclone Harry in Sicilia

Nell’ambito delle Giornate dell’Ambiente di ECOMED sono stati presentati i dati raccolti durante il Ciclone e una tecnologia per affinare i modelli meteorologici e migliorare le previsioni dell’uragano

Il Mar Mediterraneo è sempre più caldo, sempre più acido e soggetto a fenomeni meteorologici estremi di devastante intensità. Per difendere le coste italiane serve istituire una “cabina di regia” istituzionale, simile a quella della Protezione Civile per i terremoti”. È quanto è emerso il 22 aprile scorso dalla sessione curata dall’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) nell’ambito delle Giornate dell’Ambiente di ECOMED. Alla conferenza, sono stati presentati i dati inediti dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale sul Ciclone Harry.

Ciclone Harry e impatto ambientale, l’appello degli esperti

L’ente di ricerca, attraverso gli interventi della direttrice generale Paola Del Negro, del direttore della Sezione di Oceanografia Cosimo Solidoro e del suo team di ricercatori, ha presentato uno studio pionieristico che ha permesso di “fotografare” dall’interno e in tempo reale la dinamica di un uragano mediterraneo. Grazie a una rete di robot sottomarini, l’uragano è stato tracciato fino a 400 metri di profondità. L’appello degli scienziati: “La scienza ha gli strumenti per prevedere gli impatti costieri, ma manca un coordinamento politico strutturato per aiutare i sindaci e i territori”.

La professoressa Paola Del Negro ha sottolineato la centralità dell’Isola e della sede OGS di Milazzo: “Abbiamo iniziato studiando lo stoccaggio di CO2 nelle Isole Eolie. Da lì abbiamo compreso che la realtà siciliana è il laboratorio perfetto per le nostre missioni sul clima. Ma la sfida si vince solo facendo rete con gli altri istituti: da soli non si va da nessuna parte”.

La tecnologia per migliorare le previsioni dell’uragano

Il momento centrale della sessione è stata la presentazione dei dati raccolti durante la tempesta “Harry”, tra il 19 e il 22 gennaio scorso. Grazie al grande progetto di ricerca PNRR Itineris, l’OGS ha potuto schierare nel Mediterraneo una rete senza precedenti di strumenti hi-tech: 25 “Argo float” (sonde robotizzate autonome) e boe di superficie (drifter). Questa tecnologia ha permesso non solo di affinare i modelli meteorologici internazionali migliorando le previsioni dell’uragano, ma di comprendere cosa succede in profondità: l’azione dei vortici sottomarini.

“Abbiamo osservato un trasporto del calore scatenato dal ciclone fino a 400 metri di profondità. L’acqua calda aumenta di volume gonfiando il mare e peggiorando le inondazioni costiere. Allo stesso tempo, questi moti sottomarini riportano in superficie preziosi nutrienti, scatenando estese fioriture algali che si rivelano i nostri migliori alleati per assorbire enormi quantità di anidride carbonica”, hanno illustrato i ricercatori dell’OGS. La sessione si è chiusa con un appello operativo diretto alla politica.

Alla domanda su cosa serva oggi ai decisori locali, l’OGS ha risposto con fermezza: “La comunità scientifica italiana sa come prevedere dove e come un’inondazione colpirà un porto o una città. Ma manca un braccio politico che strutturi queste conoscenze. Un sindaco non ha gli strumenti per interpretare i dati grezzi. Serve una cabina di regia governativa che raccolga i modelli dell’OGS e degli altri enti di ricerca per fornire valutazione del rischio chiare e pianificazioni adattive. Dobbiamo progettare oggi opere ingegneristiche in grado di essere riadattate ai livelli del mare dei prossimi cinquant’anni”, ha concluso il dottor Cosimo Solidoro.

“A rischio non è solo l’ambiente, ma la prosperità della società”

Il dottor Cosimo Solidoro ha inquadrato il problema in un’ottica inevitabilmente antropocentrica: “L’oceano sta assorbendo la maggior parte dell’energia in eccesso causata dai gas serra, – ha spiegato Solidoro – e la tecnologia ci spinge a sentirci onnipotenti dimenticando che siamo legati alle leggi fisiche. Non ci può essere pesca senza pesci e non ci può essere portualità se le banchine finiscono sott’acqua. Oltre al riscaldamento, l’acidificazione dei mari, che potrebbe aumentare fino all’80% nel peggiore degli scenari al 2100, metterà a rischio l’intero ecosistema. I modelli parlano chiaro: l’innalzamento del livello del mare e le ondate di calore marino obbligheranno a riprogrammare intere economie costiere”.