Cinema... da casa, su Netflix è arrivato Tyler Rake - QdS

Cinema… da casa, su Netflix è arrivato Tyler Rake

Francesco Torre

Cinema… da casa, su Netflix è arrivato Tyler Rake

venerdì 08 Maggio 2020 - 00:00
Cinema… da casa, su Netflix è arrivato Tyler Rake

Mercenario assoldato per missioni impossibili, Tyler Rake accetta l’incarico di trovare e liberare il giovanissimo figlio di un narcotrafficante indiano, sequestrato per motivi di vendetta personale da un suo omologo bengalese

TYLER RAKE
Regia di Sam Hargrave. Con Chris Hemsworth (Tyler Rake), Chris Jai Alex (Thiago).
Usa 2020, 110’.
Distribuzione: Netflix

Un paesaggio metropolitano trasformato in zona di guerra, cristallizzato e reso funereo da una fotografia che vira sul rosso come in tanto cinema sul Vietnam. Un soldato solitario. La morte in avvicinamento e, con essa, una visione sfocata, dettaglio estatico proveniente dal passato.

Mercenario assoldato per missioni impossibili, Tyler Rake accetta l’incarico di trovare e liberare il giovanissimo figlio di un narcotrafficante indiano, sequestrato per motivi di vendetta personale da un suo omologo bengalese.

Capace di fare un tuffo da trenta metri di altezza dopo aver sorseggiato una birra e di tenere un’apnea infinita (dettaglio non secondario, perché rappresenterà la giustificazione per un secondo episodio), l’eroe del film è un archetipo stantio e la sua parabola di dannazione rintracciabile senza grandi sforzi di fantasia.

Quando l’azione adrenalinica arriva (ben presto, in realtà), la particolarità della regia sembra essere quella di tenere la macchina da presa ad altezza di cintola, così da sviluppare le sorprese visive delle danze macabre di spari e cazzotti sull’asse della verticalità. Un espediente narrativamente e linguisticamente ingiustificato, ma che collega (e sottomette) l’esperienza di visione del film all’estetica dei videogame.

Scritta da Joe Russo (sua la regia, in collaborazione con il fratello, di alcuni tra i più grandi successi della saga degli Avengers), la sceneggiatura prova anche a sfiorare le corde dell’introspezione – la seconda parte è un tripudio di cliché sul tema dell’autocommiserazione – senza mai arginare la sensazione di un’assoluta mancanza di ironia e consapevolezza crossmediale, bagaglio ormai consueto (vedi la saga di John Wick) per una messa in scena così inquietantemente fumettistica.

Voto: ☺☻☻☻☻

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