Cittadella giudiziaria, la città si spacca Parco o cemento? - QdS

Cittadella giudiziaria, la città si spacca Parco o cemento?

Melania Tanteri

Cittadella giudiziaria, la città si spacca Parco o cemento?

giovedì 30 Luglio 2020 - 00:02
Cittadella giudiziaria, la città si spacca Parco o cemento?

In piazza cittadini, associazioni e partiti. La deputata Marano (M5s): “Regione riveda la scelta”

CATANIA – Un parco sul mare. Lo chiedono i tantissimi che, martedì pomeriggio, hanno affollato il piazzale Asia per chiedere che, al posto della Cittadella della Giustizia sia realizzato altro. Che non preveda cemento. I promotori, associazioni e partiti politici, sono consapevoli del vincolo sull’area dell’ex palazzo delle poste, la cui demolizione è stata avviata proprio perché facesse spazio al secondo Palazzo di Giustizia di Catania, ma la richiesta resta la stessa così come l’appello alla cittadinanza a farsi sentire.

La proposta è semplice semplice – scrive in una nota Matteo Iannitti di Catania bene Comune – supera qualsiasi divisione politica ma per essere realizzata ha bisogno del sostegno di tutta la politica: al posto del palazzo delle poste di viale Africa, che per decenni ha oscurato il mare, realizziamo un parco, verde, bello, fruibile a tutti, non un accessorio di qualche ufficio ma un vero e proprio parco urbano, con vista eccezionale sul golfo di Catania”.

Una possibilità che sembra remota proprio per la destinazione d’uso già prevista, come ammettono i manifestanti. Che però insistono. “Lo sappiamo, è complicato – prosegue Iannitti. Quel palazzo delle poste è stato demolito proprio per fare spazio a nuovi uffici giudiziari, non per fare un parco. Sappiamo pure che quegli uffici giudiziari servono, che non si possono più gettare i soldi in affitti assurdi, che sarebbe più efficiente concentrare gli uffici in un unico posto. Ma sappiamo con certezza che quello non è il posto adatto. Sappiamo pure che investire soldi pubblici, perché sono tutti soldi pubblici, soldi nostri, per realizzare un palazzone di uffici davanti al mare, senza aver consultato la città, senza aver interpellato nemmeno il consiglio comunale, non è giusto, non è corretto, probabilmente non è neanche legale”.

Di certo non corrisponde a quel che una parte della popolazione vuole, né alle esigenze di aprire il fronte mare alla città, nonostante nel progetto – di cui il Quotidiano di Sicilia si è occupato – sia prevista un’ampia terrazza affacciata sulla costa.

Sulla questione sono intervenuti anche gli esponenti del Movimento 5 Stelle: non solo i consiglieri comunali ma anche deputati regionali ed eurodeputati, come Dino Giarrusso. “Catania è una meravigliosa città di mare, che curiosamente tende a nascondere il mare ai suoi abitanti, oltre che ai turisti – sottolinea l’europarlamentare. La fine del palazzo delle poste è l’occasione per realizzare un parco pubblico, e sottolineo pubblico, che renda una bellissima porzione di costa pienamente fruibile a tutti i catanesi e ai tantissimi turisti che vengono ogni anno qui a passare le loro vacanze”.

“Sono molto soddisfatto di questa manifestazione – aggiunge Giarrusso – alla quale ero presente in spirito mentre presenti in carne ed ossa erano molti miei colleghi che ringrazio, e tantissimi attivisti e cittadini che come noi tengono tanto a restituire il mare alla città”.

Anche la deputata regionale Josè Marano ha inviato una nota di sostegno. “Nel caso della nuova costruzione che dovrebbe ospitare gli uffici giudiziari si tratta di una nuova e ulteriore colata di cemento a due passi dal mare – sostiene. Una scelta che appare in contrasto con la valorizzazione del turismo e del paesaggio. Catania dovrebbe tutelare il proprio waterfront e non permettere di riversare cemento su cemento. Serve partecipazione e serve allargare le scelte all’intera città che, di sicuro, rivuole il suo affaccio sul mare e un’edilizia ecosostenibile”.

“Per questa ragione – conclude la deputata – invito il governo regionale a rivedere le scelte urbanistiche e progettuali e a individuare diverse soluzioni per tutelare l’ambiente e, al contempo – conclude – dare sedi dignitose, confortevoli e sicure agli uffici giudiziari”.

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