Claudio Fava: “Riforma Pa: assunzioni e cultura amministrativa” - QdS

Claudio Fava: “Riforma Pa: assunzioni e cultura amministrativa”

Raffaella Pessina

Claudio Fava: “Riforma Pa: assunzioni e cultura amministrativa”

martedì 06 Settembre 2022 - 08:17

Burocrazia efficiente: la ricetta di Fava (Cento Passi). “Bisogna informatizzare, noi fermi a carta e penna”

PALERMO – Claudio Fava, leader del movimento “Cento Passi” si ripresenta alle prossime regionali del 25 settembre, non da candidato governatore, ma a sostegno di Caterina Chinnici, vincitrice delle primarie del campo progressista.
“Siamo più consapevoli di cinque anni fa, abbiamo capito un po’ meglio la Sicilia – ha detto Fava in occasione della presentazione della lista dei suoi candidati a Palermo – Non siamo in lista solo per l’impegno con il Pd, ma ci siamo perché questa coalizione vuole essere di più, un campo politico inclusivo, trasversale. Ci siamo perché pensiamo che sia importante che i Centopassi siano in Ars – ha aggiunto – Ci siamo accorti da opposizione che si possono lasciare segnali, mettendo in difficoltà un governo che per cinque anni ha continuato a scappare. Vorremmo stare in Ars non solo per un patto di lealtà, ma pensiamo che la nostra presenza possa essere utile a tutti i siciliani”.

Il Quotidiano di Sicilia ha intervistato Claudio Fava sui problemi più urgenti e pressanti per la Sicilia.
Riforma della Pubblica Amministrazione : a che punto siamo?
“Bisogna rimettere in discussione l’accordo capestro che è stato firmato dal governo Musumeci con Roma che impedirebbe l’assunzione di nuovi dirigenti da qui alla fine del 2024. Bisogna rendere impermeabile la PP.AA. Come commissione antimafia abbiamo raccolto e registrato negli approfondimenti che abbiamo fatto, ad esempio, sul tema dei rifiuti e della sanità molte vicende in cui la pubblica amministrazione ha dimostrato la sua permeabilità, dove spesso non serve che questa fragilità si manifesti per intervenire e corrompere i dirigenti di prima fascia, ma basta intervenire sulle seconde e terze file. Abbiamo provato a mettere insieme testimonianze , racconti e vicende giudiziarie per provare a definire il quadro di una pubblica amministrazione molto fragile a interferenze e interessi esterni. La ricetta è ricominciare ad assumere, ma costruire contemporaneamente una cultura amministrativa che sia al passo con i tempi. Bisogna informatizzare, noi abbiamo ancora una pubblica amministrazione con carta penna e calamai,o insomma bisogna fare quelle cose di buon senso che sono già state fatte in altre amministrazioni pubbliche”.

Infrastrutture: la Sicilia è all’anno zero.
“Abbiamo bisogno di infrastrutture, utili alla Sicilia ma il Ponte sullo Stretto è tra le meno necessarie. Abbiamo una viabilità primaria e secondaria che è ridotta in condizioni pietose, un trasporto ferroviario che è vecchio e obsoleto, abbiamo cantieri aperti da 20, 25 e persino 30 anni e credo che la priorità sia chiudere questi cantieri, definire il completamento della rete stradale primaria, mettere mano alla rete stradale secondaria che è poi quella sulla quale spesso viaggiano pendolari, persone e merci, e inoltre attrezzare i porti per l’intermodalità. I soloni che parlano del ponte sapendo di agitare un drappo rosso che serve semplicemente a compiacere platee, sanno che oggi noi abbiamo una grande opportunità, stando al centro del Mediterraneo, vale a dire al centro di tutte le rotte sociali, culturali, commerciali: la Sicilia potrebbe essere l’hub più naturale per queste rotte, è necessario attrezzare i porti per l’intermodalità. Non ho mai sentito parlare di questo argomento da parte di nessuno dei candidati del centrodestra o dei Cinquestelle. Non ho sentito parlare della semplicità di intervenire sul naviglio e sulla lunghezza dei convogli ferroviari come avviene in altri luoghi in cui si transita attraverso traghetti, cosa che ridurrebbe della metà il tempo di traghettamento. Ci sono soluzioni per urgenze e priorità di cui si parla poco perché alla fine agitare la bandierina del ponte sullo Stretto è una cosa che serve a parlar poco di politica.

Ambiente ed energia: come uscire dalla gestione emergenziale dei rifiuti?
“ I termovalorizzatori sono una menzogna, decidiamo di bruciare l’immondizia perché non sappiamo come lavorarla, smaltirla riutilizzarla e quindi la bruciamo. Ci vuole un’economia circolare che vuole dire lavorare con impianti pubblici a valle del rifiuto che fa arrivare in discarica solo la parte terminale solo il 10 per cento. È l’alternativa naturale ai termovalorizzatori. Anche se esistono in altre parti del mondo, è comunque una tecnologia obsoleta che non sostiene più nessuno. Avere un termovalorizzatore vuol dire farlo lavorare sempre al massimo. Faccio un esempio: un termovalorizzatore a Copenaghen, deve bruciare tutti i rifiuti della Danimarca e quelli di mezza Germania. Perchè i termovalorizzatori, come gli altiforni delle acciaierie o lavorano all’ 80/90% della loro potenzialità oppure vanno in perdita. Parimenti in Sicilia se vi fosse uno di questi impianti, si dovrebbe bruciare tutto. Non potremmo più avere una raccolta differenziata, né riciclaggio, recupero e riuso. Un danno per l’ambiente e una beffa per l’economia siciliana. Perché fa venir meno l’occasione di una filiera produttiva che si realizza quando tu fai del rifiuto l’occasione per creare energia”.

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