Cinema

Una Sicilia “inedita” con Colapesce e Dimartino: “La primavera della mia vita” di Zavvo Nicolosi

La primavera della mia vita” è il film che segna il debutto al cinema per Colapesce e Dimartino. Dopo aver cantato “Splash” sul palco dell’Ariston, i due cantautori siciliani arrivano nelle sale italiane con il loro primo film dal 20 al 22 febbraio 2023.

Il film con protagonisti Colapesce e Dimartino è prodotto da Wildside, società del gruppo Fremantle, e Vision Distribution, coprodotto da Sugar Play in collaborazione con Sky e Prime Video, con il sostegno della Sicilia Film Commission.

“La primavera della mia vita”, film di Colapesce e Dimartino: trama, cast, regia

“La primavera della mia vita” è la rocambolesca storia di due amici, con un passato musicale in comune e un futuro tutto da scrivere. Dopo la rottura del loro sodalizio professionale e un lungo periodo di silenzio, Antonio (Dimartino) ricontatta Lorenzo (Colapesce) per un nuovo, misterioso e affascinante progetto.

Questa volta la musica non c’entra, ma la posta in gioco è così alta da smontare l’iniziale diffidenza di Lorenzo e la scadenza così stretta da trascinare i due amici in una spericolata, quanto temeraria, corsa contro il tempo in cui le sorprese non finiscono mai. E Antonio e Lorenzo dovranno fare i conti con il proprio passato e con se stessi. Fino a una sconvolgente rivelazione.

Oltre a Colapesce e Dimartino, il cast del film “La primavera della mia vita” è composto da: Madame, Brunori Sas, Erland Oye e la Comitiva, Roberto Vecchioni, Stefania Rocca, Corrado Fortuna, Demetra Bellina, Isabel Russinova, Salvo Piparo, Paolo Ricca, Guia Jelo, Sergio Vespertino, Ludovica Bizzaglia e Claudio Collovà.

La regia è stata affidata a Zavvo Nicolosi, che firma sia la sceneggiatura con Michele Astori, Antonio Di Martino e Lorenzo Urciullo sia il soggetto assieme a Di Martino e Urciullo.

L’esordio di Zavvo Nicolosi

Per Nicolosi, “La primavera della mia vita” è l’esordio cinematografico come regista. Da più di dieci anni si occupa di videomaking con il collettivo “Ground’s Oranges” fondato a Catania nel 2011, composto da lui, Jacopo Saccà, Dimitri Di Noto, Marco Riscica e Riccardo Nicolosi.

Sotto questo pseudonimo ha realizzato più di 40 videoclip per diversi artisti del panorama italiano, compresi Colapesce e Dimartino con i quali è nata un’amicizia oltre il sodalizio artistico. “La primavera della mia vita” è la sua opera prima da regista e la prima volta di Colapesce e Dimartino in veste di attori.

L’intervista al regista

Che rapporto ha con le prime volte e soprattutto con questa?

“Con le prime volte ho sempre avuto un rapporto di ansia. Di mio sono molto ansioso, quindi è come se fosse l’ennesimo primo giorno di scuola. Ho un carattere che tende al perfezionismo ossia voglio essere sempre pronto e preparato al massimo. A parte questo, in questo caso ci arriviamo con tranquillità nel senso che abbiamo fatto il meglio che potevamo e ne siamo sicuri sia io che Antonio e Lorenzo (ndr. Antonio Di Martino e Lorenzo Urciullo alias Colapesce). Siamo soddisfatti di quello che siamo riusciti a fare. A prescindere da come andrà, ci sentiamo rappresentati da questo film”.

Firma anche la sceneggiatura e il soggetto del film. Quali erano le intenzioni e le esigenze narrative iniziali?

“La sceneggiatura è nata in maniera un po’ complessa nel senso che è l’unione di due mondi. Durante il loro tour, Antonio e Lorenzo avevano iniziato ad appuntare delle situazioni particolari, delle idee che gli venivano in mente che non erano connesse tra loro. In seguito, mi hanno contattato. Noi lavoriamo da dieci anni insieme. Ho sempre fatto i videoclip prima per Lorenzo e poi per Antonio. Anche quando si sono uniti, me ne sono occupato io. È stato quasi naturale pensare immediatamente che appena ci fosse stata l’opportunità di fare un film, pensassi io alla regia e alla scrittura insieme a loro. Abbiamo unito questi loro appunti con un soggetto che avevo scritto ad hoc per l’occasione. Loro mi avevano chiesto un road movie e lì poi abbiamo avuto l’idea delle leggende siciliane che avevo approfondito tramite un libro che mi aveva regalato Lorenzo stesso”.

Il titolo del film è curioso. Perché l’avete scelto?

“Il titolo originale doveva essere ‘Mandorlo amaro’ e aveva a che fare con il finale. La parola ‘amaro’ è stata giudicata un po’ respingente per il pubblico perché non si utilizza molto al cinema. Per dinamiche distributive, si è mirato verso un titolo più morbido. ‘La primavera della mia vita’ è il titolo di un pezzo che c’è all’interno del film che è scritto da Colapesce e Dimartino e cantato da Madame. Rappresenta bene il mood e ha a che fare molto con la natura”.

Il film è la sua opera prima ma non è la prima volta che lavora con Colapesce e Dimartino. Com’è avvenuto questo connubio non solo artistico?

“La Sicilia non è un luogo gigantesco. Io abito a Catania, Lorenzo a Siracusa. Ho iniziato a fare video casualmente per persone di Siracusa più di dieci anni fa. Lorenzo aveva visto dei miei video e sono diventato un suo collaboratore fisso. Quasi tutti i videoclip da ‘Egomostro’ in poi li ho realizzati io col gruppo ‘Ground’s Oranges’. Oltre a diventare collaboratori lavorativi, in dieci anni si è formata una vera e propria amicizia. Poi sai che c’è? Siamo tutti coetanei, veniamo tutti dalla provincia anche se di zone diverse della Sicilia. Siamo cresciuti tutti in maniera simile senza saperlo, nonostante le distanze. Questo fa sì che alcuni modi di ragionare siano molto allineati e aiuta perché quando scrivi e devi unire tante teste diverse non è facile. Invece, in questo caso, negli anni ci siamo affinati ed è più facile scrivere”.

Il ritratto della Sicilia nel film con Colapesce e Dimartino

Secondo Lei, nella provincialità siciliana c’è la vera Sicilia?

“Penso che la provincia in assoluto che possa essere siciliana o di qualsiasi altra parte d’Italia in qualche modo spinga di più le persone alla fantasia. La città tende a uniformarti, nella provincia invece puoi andare o verso il disinteresse totale e l’ignoranza più becera oppure verso il desiderio di ampliare i tuoi orizzonti e viaggiare con la fantasia forse ti aiuta. Nella mia esperienza, le persone che vengono dalla provincia mi hanno dato sempre qualcosa in più perché è come se avessero una curiosità maggiore e una particolarità. I posti da dove vieni, anche quelli più piccoli o sconosciuti, ti danno sempre una visione diversa da quella della grande città. È come se ti formano in maniera più personale”.

È un film che si pregia di molte maestranze siciliane nonché di cantanti prestati all’arte della recitazione. Com’è stato lavorare con loro?

“È stata un’esperienza veramente bella perché mi ha aiutato molto sia avere una crew tecnica molto preparata e molto gentile che ha dato il massimo sia un cast che si è divertito molto a realizzare il film. Nonostante avessimo solo trenta giorni per realizzarlo e ci fosse un caldo mortale quest’estate, c’è stata un’atmosfera di grande goliardia quasi da gita. Ogni giorno c’erano grandi risate da parte di tutti. È stato molto bello e credo che questo clima si rispecchi anche nel film”.

Ci racconta almeno tre episodi avvenuti sul set che per Lei sono ricordi indimenticabili?

“Uno che fa molto ridere è che avevamo avuto la splendida idea di far indossare delle mute da sub a delle suore. Peccato che quel giorno facessero 45° e due su quattro sono svenute. Mi hanno molto emozionato il primo e l’ultimo giorno. Il primo giorno era assurdo vedere come eravamo lì e c’erano tutti i camion e quelle persone per noi. Un’altra cosa che ci ha colpito è il giorno che abbiamo girato con Vecchioni. Mi ricordo Antonio che si avvicina e mi dice: ‘Ti rendi conto che abbiamo scritto su una pagina e adesso entra Vecchioni e ora siamo qua io, tu, Vecchioni e altre cento persone e questa cosa sta accadendo?’. Questo ti dà la dimensione della magia del cinema cioè tu scrivi una cosa e poi ti si proietta davanti gli occhi. È veramente stranissimo”.

Nel film si dà centralità al valore dell’amicizia e alla Sicilia. Parliamo d’amicizia. Cosa secondo Lei il film dice in più che finora non è stato affrontato?

“Non so se riesce a dire qualcosa in più, però noi l’abbiamo vista alla nostra maniera. I significati di questo film sono diversi. In questo caso si parla molto di accettazione nel senso che Antonio e Lorenzo interpretano due personaggi che sono totalmente agli antipodi. Uno con una visione cinica della vita mentre l’altro vive come se tutto gli scivolasse addosso. Durante il viaggio, è come se l’uno contaminasse l’altro. Non possiamo essere sempre rigidi sulle nostre posizioni: secondo me è questo il significato. Bisogna sempre cercare di comprendere gli altri per capire in fondo le loro scelte e i loro modi di fare. Mi sembra, invece, che nella società di oggi non ci sia spazio per questo genere di riflessione. Sembra che tutto venga liquidato molto velocemente e ci sia molta intolleranza nei confronti del prossimo anche quelli che ci sono vicini”.

Il film è un road movie. Ho letto che la Sicilia viene raccontata in maniera diversa. Cosa si intende?

“La maggior parte delle produzioni riguardano storie che hanno a che fare con la malavita o il degrado. È giusto vengano raccontate perché fanno parte di storia del nostro territorio. Oppure esiste la cartolina per gli stranieri stile The White Lotus, come abbiamo visto recentemente. Nel nostro caso siamo andati verso una Sicilia che è veramente surreale e psichedelica. Ci sono delle location che normalmente non vengono mai utilizzate e difficilmente riconoscibili perché questo serviva a dare quel senso di smarrimento e di sogno della dimensione lirica del film. Per quanto riguarda la scelta dei paesaggi, delle scenografie e dei colori, è una Sicilia molto colorata e diversa da come ti puoi aspettare. Sembra più un sud del mondo”.

Il tipo di narrazione che oggi si fa della Sicilia secondo Lei degrada quanto di buono ha questa terra?
“Secondo me carca la mano sugli stereotipi riguardo la malavita. Io credo sia ora di cambiare. È giusto che si ricordino questi avvenimenti e anche queste storie. Non bisogna mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di niente, però è anche ora che si inizi a pensare alla Sicilia come un posto in cui si può fare qualsiasi genere di film”.

Regista e psichiatra: in cosa Nicolosi psichiatra ha contaminato Nicolosi regista e viceversa?
“Forse lo psichiatra che sono mi aiuta a capire meglio le altre persone. Mi è stato molto d’aiuto sul set. La psichiatria è fatta spesso di emergenze improvvise, di lunghi discorsi con i pazienti, quindi devi avere sangue freddo e devi sapere parlare con la gente. Mi sono portato questo come bagaglio dalla psichiatria quindi anche durante le poche situazioni di tensione o di problemi improvvisi mi è venuto più facile gestire la situazione perché, rispetto a quelle viste in psichiatria, mi sembravano molto più semplici da risolvere”.

Giocando con il titolo del film, è già arrivata la primavera della sua vita?
“Per scherzo, dico sempre che per carattere sono una persona autunnale quindi non so se cambierò mai stagione”.

Sandy Sciuto