Roma, 19 ott. (askanews) – Quasi otto italiani su dieci (78%) chiedono all’Unione europea di intervenire per ridurre il consumo di alimenti ultraformulati, mentre cresce la richiesta di regole più incisive per proteggere la salute dei cittadini. Lo afferma il rapporto Coldiretti-Censis “La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano” diffuso alla vigilia del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato da Coldiretti, con la collaborazione di The European House – Ambrosetti, che si terrà domani e mercoledì a Roma.
La diffusione dei cibi ultraformulati si configura ormai come un vero e proprio allarme sociale, percepito in maniera sempre maggiore dai cittadini. Secondo il rapporto, infatti, l’86% degli italiani è convinto, infatti, che limitare merendine, snack ed energy drink aiuterebbe a contrastare l’obesità, mentre l’81% vorrebbe vietare questo tipo di prodotti nella ristorazione collettiva, dalle mense delle scuole a quelle degli ospedali e delle aziende. Il 64% sarebbe inoltre per escluderli totalmente dalle scuole, il 55% dagli ospedali e il 50% dalle palestre e centri sportivi, dove spesso sono presenti all’interno dei distributori automatici.
Il problema rilevato dal rapporto Coldiretti/Censis è però che troppo spesso il consumo degli ultraformulati è spinto dall’impossibilità di accedere a soluzioni alternative più salutari, soprattutto fuori casa. Il 73% segnala che in molti luoghi è difficile trovare prodotti sani e il 76% dichiara che consumerebbe meno cibo spazzatura se avesse più facilmente accesso ad alternative più salubri.
Spesso il ricorso a barrette, snack ed energy drinks avviene, infatti, nel tempo libero, in viaggio tra treni, stazioni, autogrill, aeroporti, sul posto di lavoro, in pausa o durante l’orario lavorativo, in scuole o università, in palestra o nei centri sportivi. Il consumatore, secondo il rapporto, opera in un contesto a sovranità limitata. Per questo è necessario promuovere politiche che rendano il cibo fresco e di qualità più accessibile, soprattutto nei luoghi frequentati dai giovani e nelle strutture dedicate alla formazione e alla cura, unite a una maggiore cultura alimentare. Anche perché solo il 49% degli italiani verifica gli ingredienti di snack salati industriali, il 46% lo fa per le merendine, il 45% per dolciumi e caramelle e il 41% per le barrette proteiche e solo il 26% per gli energy drink.

