Carlo Calenda perde la Sicilia con tutta la classe dirigente che aveva aderito ad Azione. A partire dal volto e nome simbolo Sonia Alfano, che con il fondatore ed ex ministro ha avuto una brusca rottura come con il vicesegretario nazionale Ettore Rosato. Il partito di Calenda stenta a raggiungere percentuali di consenso importanti a livello nazionale, ma nell’Isola adesso perde oltre le intenzioni di voto anche la classe dirigente.
Sonia Alfano, il dirigente della sezione di Palermo Vincenzo Faraone e il segretario provinciale di Ragusa Damiano Motta ne hanno dato annuncio ufficiale nelle scorse ore, rendendo pubblica la rottura con l’ex ministro ma senza indicare intenzioni per il futuro. Il principio cui affermano di dare seguito è quello della coerenza, ma sul dopo si vedrà.
La parabola di Azione, dal commissariare la Sicilia all’autocommissariarsi
“Carlo Calenda doveva commissariare la Sicilia e ha finito per commissariare se stesso”, dice Sonia Alfano. Nella definizione delle ragione di separazione ci sono una lunga e dettagliata serie di motivi, tanto da fare sembrare una sessione di outing la conferenza stampa tenutasi a Palazzo dei Normanni.
Secondo Alfano, il vertice del partito “impedisce di fare politica libera”. Ma il riferimento al dirigente di partito Roberto Dagnino, che avrebbe negato ai ragazzi della Under 30 di Azione di esprimersi, sarebbe solo una delle intollerabili linee politiche interne di Azione. In testa, che stando alle parole dei dirigenti fuggiti dal movimento politico di Calenda sarebbe una linea di confine che Azione non doveva ma ha superato. Si tratta della posizione politica dell’ex ministro nei confronti del governo regionale e della coalizione che lo ha espresso.
Aspettando di sapere da Calenda cosa fare… è finita l’Azione
“Uno dei punti chiave del programma di Azione era la sanità”, spiega Sonia Alfano ricordando il periodo in cui Calenda era dedito a quotidiani post sui social contro Renato Schifani e sottolineando l’improvviso e inspiegabile silenzio del leader verso l’intera Sicilia. C’era un partito nell’Isola che aspettava la sua guida con una linea di azione politica, ma tutti restavano fermi alle griglie di partenza e nulla si muoveva. Goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato probabilmente il bagno a mare che Carlo Calenda ha fatto in Sicilia durante una sua visita invece di incontrare il proprio gruppo dirigente per stabilire linee d’azione e aspetti programmatici, tanto più adesso che la Sicilia si appresta a vedere accendere una probabilmente tormentata campagna elettorale per la corsa a Palazzo d’Orleans.
Elezioni rinviate “grazie alla furbizia di Schifani”
Dalla Sicilia da commissariare al silenzio passando per un commissariamento nell’Isola con delega affidata al sindaco di Siracusa, Francesco Italia. Una scelta inspiegabile per i dirigenti che hanno ufficialmente abbandonato il partito. Stando alle affermazioni dei frontman che hanno sentenziato la fine dell’esperienza Azione in Sicilia, l’intero gruppo di Trapani è anche sull’uscio. E non saranno gli unici. Sonia Alfano sostiene che “grazie alla furbizia di Renato Schifani si allontanano le elezioni regionali”. E. anche se per la stessa ex volto noto e trasparente di Azione da questa furbizia ne è scaturita “la peggiore spartizione che Schifani poteva partorire”, il provvisorio apparente rinvio a scadenza naturale delle elezioni in Sicilia concedono ai profughi del partito di Carlo Calenda un margine di tempo utile a trovare una nuova “casa”.
La dichiarazione d’amore di La Vardera a Sonia Alfano
In sala stampa era presente Ismaele La Vardera, leader dell’ultimo movimento politico nato in ordine di tempo in Sicilia. Oggetto delle argomentazioni che lo riguardavano sono stati gli scambi a distanza tra Calenda e il deputato regionale sulla questione della Italo Belga di Mondello. Su invito di Sonia Alfano, Carlo Calenda aveva appoggiato la battaglia di Ismaele La Vardera, salvo poi criticare pesantemente le argomentazioni che il deputato regionale aveva rivolto alla sentenza della Cga. Dopo aver rivendicato la paternità del coniato “re Schifani” rivenduto sui social da Calenda, La Vardera ha rivolto una plateale “dichiarazione d’amore” a Sonia Alfano invitandola ad aderire a Controcorrente. Il siparietto – tra due amici che si stimano reciprocamente da parecchi anni – è nato dalla domanda della nostra testata ad Alfano, presumendo una probabile adesione della ex Azione a Controcorrente. Alfano ha però risposto che intende “prendere qualche ora di tempo per decidere”.
Azione in Sicilia, una migrazione con destinazione appena rinviata
Anche Faraone e Motta non si sbilanciano, affermando di preferire un periodo di riflessione prima di confluire in altro movimento politico ed escludendo che ci sarà un assorbimento in blocco dell’intero gruppo profugo. In ogni caso, in Sicilia il partito di Carlo Calenda è collassato e anche nel resto del Paese non sembra avere trovato un’area di riferimento con cui affrancarsi in vista delle prossime elezioni. Tornata elettorale che, giusto ricordarlo, coincide in Sicilia con le politiche e per le quali al centro si sta muovendo un progetto guidato da Matteo Renzi che adesso pare abbia anche richiamato “a casa” parlamentari e dirigenti forse rimasti in prestito in altre formazioni politiche. Come il caso di un altro ex ministro, Marianna Madia, adesso fuori dal Partito Democratico per aderire a Italia Viva in corso di legislatura.
Un centro che stenta a costituirsi
Matteo Renzi ha ripetutamente rimodulato il proprio progetto politico riadattandolo ai tempi e alle circostanze. Il grande centro che si doveva creare, anche in Sicilia, facendo confluire altre realtà, è naufragato ormai da tempo e anche l’idea di un progetto civico con frontwoman la sindaca di Genova pare stia lasciando posto a una coalizione di centro – forse anche di centro-centrodestra – che si dovrebbe inserire nel campo progressista. Unico neo è però proprio Matteo Renzi. Carlo Calenda e l’ex premier hanno completamente rotto i rapporti. Forse in termini simili a quelli tra Calenda e Sonia Alfano, cui il leader di Azione non ha neanche più risposto al telefono. Ma anche Giuseppe Conte potrebbe preferire varie forme di tortura piuttosto che fare un accordo con il leader di Italia Viva.
Per Azione e non solo, Sicilia laboratorio politico nazionale
La Sicilia, è ormai noto anche sull’isola di Tristan da Cunha, è da sempre considerata un laboratorio politico nazionale. Nell’Isola, però, ci sono due soggetti che non sono di respiro nazionale, come Controcorrente e Sud chiama Nord, e due che hanno tentato di crescere nell’isola ma senza raggiungere popolarità. Uno di questi è Azione, ormai disgregata nell’Isola. L’altro è Italia Viva, che malgrado la presenza di Davide Faraone e del progetto Casa Riformista non sembra riuscire a intercettare grande consenso popolare. L’epilogo di Azione in Sicilia e il consenso sondato dagli istituti demoscopici sulla Casa Riformista nell’Isola non lascerebbero intendere che su scala nazionale questo centro inciderà in maniera sostanziale sui rispettivi risultati alle urne, né per la coalizione di centrodestra né tantomeno sul cosiddetto campo progressista.
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