Catania punta a diventare una città “Smart” per contribuire anche a snellire il suo traffico urbano attraverso progetti milionari. Un programma che può risultare molto importante ai fini della mobilità sostenibile del futuro. Ma se da un lato la città si attrezza per diventare più vivibile, dall’altro non è riuscita a fare nulla o quasi per gestire e migliorare il suo sottosuolo e le sue condotte fognarie intasate che contribuiscono agli allagamenti dei quartieri ogni qualvolta piove a dirotto.
Ci sono due novità che emergono a distanza di oltre un mese dall’ultima riunione tecnica sul collettore fognario di Acicastello, che è collegato anche ai lavori su Catania, ed entrambe non sono poi così positive perché fanno emergere il rischio che per la gestione dell’opera fognaria della riviera, in corso di ultimazione (si dice in ambienti comunali che il collettore potrebbe essere ultimato entro pochi mesi), e per aprire i cantieri a Catania occorreranno ancora molti passaggi tecnici e burocratici.
Le due notizie emerse negli ultimi giorni riguardano una nota ufficiale del Comune di Acicastello, che si vocifera sia pronta a partire in queste ore verso la Prefettura, e il “silenzio” del sindaco di Catania, Enrico Trantino, che sulla vicenda relativa ai possibili lavori sulle condotte fognarie di Catania al momento preferirebbe non parlare, forse per via delle vicende che coinvolgono la Sie.
Va detto che perché l’opera fognaria di Acicastello funzioni a dovere anche le opere fognarie di Catania devono quantomeno essere ripulite e messe a regime per consentire ai liquami della costa di transitare sino al depuratore di Pantano D’Arci.
Collettore fognario di Acicastello: il ruolo della Prefettura
La prima notizia emerge dal sindaco castellese Angelo Scandurra che dopo l’ennesimo stop alle procedure di assegnazione della gestione dell’opera aveva già preannunciato, nel verbale della riunione del 15 dicembre 2015 (come ampiamente pubblicato dal QdS), la possibilità, in assenza di risposte, di rivolgersi alla Prefettura per far intervenire direttamente nella questione i dirigenti del palazzo di rappresentanza del governo.
Da quello che emerge il sindaco avrebbe già avuto rassicurazioni che la Prefettura intenderebbe recepire la richiesta di Scandurra che però, raggiunto per telefono, conferma solo quanto scritto nel verbale e si limita soltanto ad aggiungere: “Speriamo che questa annosa vicenda venga chiusa al più presto, prima della conclusione dei lavori”.
Silenzio del sindaco di Catania e nodo Sie–Sidra
La seconda questione, direttamente collegata, riguarda il sindaco di Catania, Enrico Trantino. Abbiamo più volte chiesto tramite gli uffici del Comune (e per le vie brevi contattandolo anche su whatsapp) al primo cittadino un commento rispetto alle recenti dichiarazioni del commissario governativo alla depurazione, Fabio Fatuzzo, ma il primo cittadino fino a questo momento non ha risposto, forse perché, conoscendo perfettamente la materia giuridica, sa che il caso Sie è delicato e in questo momento è meglio non aggiungere altro.
Facciamo un passo indietro. Sempre al vertice di metà dicembre al Comune di Acicastello, il commissario Fatuzzo nel suo intervento aveva chiesto di conoscere chi fosse la società interlocutrice di Catania che si occupa di servizio idrico e depurazione. Fatuzzo sa bene, però, che l’azienda di riferimento del capoluogo è la Sidra, per essere stato presidente di questa società per molto tempo, prima che diventasse commissario nazionale per la depurazione.
Ma allora perché quella richiesta? Perché Fatuzzo sa, come lo sanno tutti al Comune di Catania, che la Sidra dovrebbe essere liquidata entro il 26 marzo di quest’anno per essere assorbita dalla Sie, la Società idrica etnea, che ha vinto la gara come socio unico per il servizio integrato per tutta la provincia etnea.
Quindi il vero referente al quale faceva riferimento Fatuzzo dovrebbe essere la Sie che però alla precisa domanda di Fatuzzo si è ben guardata dal rispondere con i suoi rappresentanti al tavolo castellese.
Fondi da 120 milioni e rischio scadenza
In sua vece è intervenuta al contrario, la Sidra, che attraverso il suo presidente, Mario Di Mulo, si è detta pronta a recepire le richieste del commissario governativo. Quest’ultimo, appena pochi giorni fa, ha svelato, in una nostra intervista, cosa si nasconde dietro la sua richiesta: la possibilità di avviare lavori alle condotte fognarie di Catania – vecchio e nuovo allacciante – per un ammontare di 120 milioni di finanziamenti che sarebbero una boccata di ossigeno per la situazione di Catania che, va ricordato, è tra le città italiane per cui oggi il governo paga una multa salata all’Ue per mancanza di depurazione e sistema fognario adeguato.
Davanti a questa cascata di finanziamenti, però, l’amministrazione catanese al momento non si è espressa. Sembra che il sindaco voglia capire bene prima cosa accadrà il 26 marzo, visto che c’è di mezzo la Sie e gli accordi fissati. Il problema però è il rischio che questi fondi possano scadere, visto e considerato che Fatuzzo ha chiaramente detto che “i 120 milioni devono essere spesi entro e non oltre il 31 dicembre 2026”.
Piazza Galatea e criticità tecniche irrisolte
In questo contesto si inserisce la Sidra che attraverso il suo presidente Di Mulo ha detto di avere anche “il know-how per dare il via ai lavori per i 120 milioni”, che permetterebbero anche di chiarire e vedere come apportare modifiche al famoso sifone di piazza Galatea, realizzato diversi decenni fa per consentire il transito della linea metro, realizzato, sembra, con una pendenza al contrario che rischia di tramutarsi in un intoppo per il transito dei liquami che provengono anche da Acicastello.
Come mai sino a questo momento nessuno ha detto chiaramente e tecnicamente come stanno le cose a piazza Galatea? Come mai nessuno è intervenuto visto e considerato che – così hanno detto ufficiosamente diversi tecnici – se non si risolve il nodo del sifone anche il collettore fognario di Acicastello rischia di non entrare in servizio?
Ci sono molte questioni che non quadrano in questa vicenda, compresa quella che vede una serie di attori aver deciso nel 2013 di realizzare una opera faraonica che porterà i liquami al depuratore di Pantano d’Arci, lungo un percorso di 25 chilometri, senza fissare un cronoprogramma per la sua gestione.
Ora trascorsi 13 anni dalla posa della prima pietra di quest’opera (ma di collettore e depuratori etc.. si parla ad Acicastello e Acitrezza da oltre 30 anni) ci si sveglia all’improvviso in dirittura di arrivo e non si riesce a trovare il “bandolo della matassa”.
Regione, Sidra e stallo finale
Il commissario Fatuzzo, mentre il comune di Acicatello è pronto a chiedere un intervento della Prefettura, chiama anche in causa Palermo asserendo che “l’opera è di proprietà della Regione. E quindi deve essere la Regione ad intervenire e pressare…”.
Nel frattempo gli uffici legali del commissario governativo, come da lui stesso confermato, “stanno preparando una bozza di convenzione da presentare al sindaco Enrico Trantino” che dovrebbe coinvolgere la Sidra per aprire i cantieri catanesi, in attesa , ha dichiarato sempre Fatuzzo, “che la Sie paghi i valori di subentro e garantisca la disponibilità del patrimonio previsto dalla gara…”.
Non solo, sempre il commissario, ha ipotizzato che a questo punto potrebbe essere “la Sidra a farsi carico dell’apertura dei cantieri”.
La Sidra però, pur dicendosi pronta a recepire le richieste del commissario ha detto che ci vuole il via libera dal socio unico, cioè il Comune di Catania nella veste del suo sindaco, Enrico Trantino, deve dare il via libera all’operazione.
Nel frattempo da quello che emerge anche la Sidra starebbe studiando con i suoi legali come muoversi. Alla fine del giro di valzer siamo sempre alle solite.
La Sie, come si legge nel verbale della riunione castellese, ha manifestato “preoccupazioni per chi gestirà l’impianto”, quali, ad esempio, potenziali guasti meccanici, vandalizzazioni o furti. Inoltre ha manifestato criticità in merito alla stazione “di Piazza Mancini Battaglia nonché per alcuni tratti della rete di Catania”, in cui non risultano chiare le caratteristiche tecniche dell’opera con particolare riferimento alle pendenze.
Il sindaco di Catania resta in silenzio, mentre il rappresentante della stazione appaltante, cioè la Regione, fa presente “che sono stati già acquistati i macchinari per il collettore di Acicastello”, e che attualmente sono inutilizzati e custoditi presso un’area di stoccaggio.
Lo stesso rappresentante ha aggiunto che “questi macchinari potrebbero subire usura ancor prima del loro montaggio” e che appare quindi urgente una loro installazione e messa in funzione entro e non oltre quest’anno.
Sembra di essere davanti a una tempesta perfetta, dove ognuno cerca di correre ai ripari. E intanto la riviera resta ostaggio dei liquami dopo che sono stati già spesi 20 milioni di euro.

