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Colonscopia virtuale e Intelligenza artificiale, ecco la nuova frontiera dello screening

Colonscopia virtuale e Intelligenza artificiale, ecco la nuova frontiera dello screening
Fonte: National Cancer Institute (@nci)

La Colon Tac si è evoluta nel corso degli anni e grazie alla Ia ha raggiunto una precisione di diagnosi che si attesta al 95% come ha sottolineato il professore Luca Maria Sconfienza

La Colon Tac è uno degli esempi più lampanti della diagnostica moderna. Conosciuta anche come colonscopia virtuale, è una indagine radiologica avanzata che permette di esplorare l’interno del colon senza introdurre sonde endoscopiche lungo il tratto intestinale. Insomma, un esame non invasivo che si avvale della Intelligenza artificiale per essere quanto più precisa possibile. Un esame che nel corso degli anni ha avuto una sua evoluzione e miglioramenti in termini di precisione.

Il professore Luca Maria Sconfienza, responsabile di radiologia diagnostica all’Irccs Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano, ha illustrato le particolarità dell’esame diagnostico alla Gazzetta dello Sport.

Metodica consolidata, accelerazione recente

La colonscopia virtuale non è una novità in senso assoluto. Già da anni se ne parlava e si realizzavano. Tuttavia, di recente ha subito una trasformazione profonda. A imprimere un’accelerazione è stata l’intelligenza artificiale che ha aggiunto più efficacia al potere diagnostico.

“Questa metodica è in circolazione da una ventina d’anni – ha spiegato Sconfienza – ma ultimamente, anche con l’aiuto di nuovi software di intelligenza artificiale, ha migliorato moltissimo le sue performance diagnostiche. Possiamo parlare di un vero salto in avanti per quello che riguarda la diagnostica del colon, in tutti i suoi aspetti”.

Poca invasività, molta precisione

Il principio alla base dell’esame è semplice quanto efficace: attraverso l’inserimento di una sottilissima sonda nel retto, vengono insufflati circa due litri di anidride carbonica, un gas che distende il colon in modo completo e uniforme.

“Con la colonoscopia normale è necessario introdurre un endoscopio lungo all’interno del retto del paziente per esplorarlo completamente – ha precisato il professore – con la colonoscopia virtuale, invece, usiamo un tubicino molto sottile e gonfiamo l’intestino con anidride carbonica. Questo ci permette di vedere anche quelle aree che, normalmente schiacciate, non sarebbero altrimenti visibili”.

Il gas scelto non è casuale: l’anidride carbonica è altamente solubile e viene riassorbita dall’organismo in circa mezz’ora, rendendo il disagio post-esame minimo e transitorio. La scansione Tac viene eseguita in due o tre posizioni ” sdraiati sulla schiena, sulla pancia, talvolta su un fianco” e l’intero esame si conclude in pochi minuti, senza necessità di sedazione né di lunghi tempi di recupero ospedaliero.

La preparazione: niente purghe, ma una “pittura” digitale

Uno degli ostacoli psicologici più comuni alla prevenzione intestinale è la preparazione. Nella colon Tac, questo processo è radicalmente semplificato. Nei giorni precedenti l’esame è sufficiente ridurre l’apporto di fibre mentre il vero salto qualitativo arriva dal protocollo farmacologico: un agente di contrasto orale che, mescolandosi ai residui fecali, li “colora” rendendoli immediatamente distinguibili da eventuali lesioni o polipi.

“Questo consente al radiologo di analizzare con assoluta certezza ogni millimetro della parete intestinale – ha sottolineato Sconfienza – senza sottoporre il paziente a una preparazione aggressiva.

Oltre il 95% di accuratezza grazie all’intelligenza artificiale

Il contributo dell’IA non è un dettaglio marginale. Sono oggi disponibili sistemi di diagnostica automatica e semi-automatica capaci di riconoscere, in modo quasi autonomo, la presenza di lesioni lungo la parete del colon con un grado di certezza molto elevato.

“Siamo stabilmente sopra il 95% di accuratezza – ha affermato Sconfienza – riusciamo a riconoscere la grande maggioranza delle lesioni, compresi i polipi di piccole dimensioni e le formazioni con potenziale maligno”.

Predire il rischio dall’immagine senza istologia grazie agli algoritmi

C’è però un limite strutturale che la colonscopia virtuale, per sua natura, non può superare: non essendo un esame operativo, non consente di prelevare campioni di tessuto per l’analisi istologica, operazione invece possibile con la colonoscopia tradizionale.

È proprio su questo terreno che si gioca la prossima partita. “Ci sono algoritmi che stanno lavorando per fare una predizione del rischio di malignità di una lesione semplicemente sull’immagine – ha spiegato il professore – sarà possibile valutare, già in fase di visualizzazione, quanto quella lesione sia potenzialmente maligna o benigna e quale potrebbe essere la sua evoluzione futura”. 

Un cambio di paradigma che trasformerebbe la colonscopia virtuale da strumento di screening a vera piattaforma di stratificazione del rischio: non più soltanto “c’è qualcosa”, ma “quanto è pericoloso e come si evolverà”. La prevenzione continua ad avanzare, diventando sempre più predizione.

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