Come tutelarsi dalla truffa telefonica del sì - QdS

Come tutelarsi dalla truffa telefonica del sì

Serena Giovanna Grasso

Come tutelarsi dalla truffa telefonica del sì

martedì 14 Gennaio 2020 - 00:00
Come tutelarsi dalla truffa telefonica del sì

Tornata alla ribalta l’attivazione illegittima di contratti da risposta affermativa decontestualizzata. Unione nazionale dei consumatori: non fornire mai dati anagrafici, codice fiscale e Iban

PALERMO – Sta ritornando alla ribalta la cosiddetta “truffa del sì”. L’operatore telefonico chiama il malcapitato di turno, che quasi sempre non è interessato a stipulare nessun tipo di contratto, ma il contratto viene attivato comunque. Perché succede questo? Nonostante il consumatore si dichiari non interessato alla stipula del contratto, nel corso della chiamata ha pronunciato un “sì” che viene decontestualizzato e montato ad hoc a seguire dalla richiesta di attivazione del contratto.

Spesso, l’operatore in questione chiede ingannevolmente di dare conferma delle generalità ed è proprio in questa occasione che il consumatore ingenuamente pronuncerà il fatidico “sì”. Un “sì” che gli costerà caro. Ma come ci si può difendere da un simile tipo di truffa? E cosa è possibile fare una volta caduti nella trappola? L’Unione nazionale dei consumatori fornisce una serie di pratici consigli in materia.

Innanzitutto, bisogna stare ben attenti a non pronunciare mai la parola “sì”. Quando viene chiesto, ad esempio, “parlo con il signor Rossi?”, un semplice e sicuramente meno rischioso “sono io” sarà più che sufficiente. Inoltre, non devono essere mai concessi i propri dati anagrafici, il codice fiscale (poiché si tratta di un dato sensibile che non verrà mai richiesto telefonicamente) e il codice Iban, a meno che non si abbia la sicurezza sull’identità dell’interlocutore.

Inoltre, quando si ricevono chiamate da parte di aziende che si occupano della fornitura di luce o gas, non bisogna mai fornire neppure il codice Pod (Point of delivery) e Pdr (Punto di riconsegna): infatti, questi sono codici univoci che identificano l’impianto per il prelievo dell’energia elettrica e del gas.

Spesso, il truffato si accorge di essere rimasto vittima del raggiro solo nel momento in cui arriva la prima bolletta da parte di un operatore a cui, però, non ricorda di aver fornito alcun consenso. Qualora il consumatore si trovasse in questa situazione, la prima cosa da fare è quella di inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno per “disconoscere il contratto”.

Negli ultimi mesi si registra un forte aumento dei casi di consumatori truffati con il “sì” imputabile, secondo alcuni, alla fine del mercato tutelato per l’energia prevista per luglio 2020: infatti, è in atto una vera e propria corsa da parte degli operatori del settore per accaparrarsi il maggior numero possibile di clienti, con ogni mezzo.

A partire da quella data, salvo proroghe, i prezzi del mercato energetico non saranno più calmierati e, quindi, starà al consumatore decidere a quale operatore affidarsi per la fornitura di luce e gas: i numeri parlano di circa quindici milioni di utenti e microimprese che ancora non hanno aderito ad una tariffa tra le molte che già sono in circolazione. Un bacino di utenti che fa gola alle aziende, le quali, anche attraverso i call center, ci presentano con sempre maggiore frequenza le offerte del loro listino, sollecitandoci all’attivazione e altrettanto spesso procedendo alla stipula illegittima basata su questi “sì” decontestualizzati.

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