Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di lunedì 11 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta dell’11 maggio 2026
Teheran si dice pronta a rispondere ad ogni aggressione. “Le nostre forze armate – scrive su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf – sono pronte a dare una risposta adeguata a qualsiasi aggressione; strategie errate e decisioni sbagliate porteranno sempre a risultati sbagliati: il mondo intero lo ha già capito. Siamo pronti a ogni eventualità; ne rimarranno sorpresi”.
Le truppe israeliane hanno individuato e colpito una cellula di Hezbollah addetta ai lanci missilistici nel sud del Libano, dopo che erano stati lanciati razzi contro le forze militari operative nella zona. A darne notizia sono state le Forze di difesa israeliane (Idf) citate dal Times of Israel.
Secondo l’esercito, la cellula stava tentando di trasportare un lanciarazzi su un camion dopo l’attacco missilistico, quando è stata individuata dai militari. L’aeronautica israeliana ha quindi effettuato un attacco, coordinato dalle truppe di terra, uccidendo i membri della cellula e distruggendo il lanciarazzi.
Il presidente americano Donald Trump incontrerà il suo team per la sicurezza nazionale per discutere le prossime mosse nel conflitto con l’Iran, compresa la possibile ripresa delle operazioni militari. Lo riferisce Axios, citando tre funzionari americani, dopo che i negoziati con Teheran si sono arenati nuovamente nelle scorse ore.
Il presidente statunitense Donald Trump ritiene “molto possibile” trovare una soluzione diplomatica nel conflitto con l’Iran. “Ho avuto a che fare con loro 4-5 volte, e cambiano idea. Sono persone disonorevoli, la leadership”, aggiunge però parlando ai giornalisti nello Studio Ovale.
“Il cessate è il fuoco è incredibilmente debole. Non è mai stato così debole ed è appeso a un filo”. Lo dice il presidente statunitense Donald Trump parlando di Iran ai giornalisti nello Studio Ovale. Trump ha parla di una tregua come “in rianimazione”, paragonandola a “quando il dottore va dai parenti per dire: ‘il vostro amato ha solo l’1% di possibilità di farcela’”.
Il presidente americano Donald Trump annuncia un “importante” incontro con “un folto gruppo di generali” per discutere di Iran, al termine dell’evento sull’assistenza sanitaria materna allo Studio Ovale. “Mi sta aspettando un folto gruppo di generali – ha detto rivolgendosi agli ospiti – E questo è importante anche in relazione a quel Paese assolutamente incantevole che è l’Iran”.
“Molte persone si chiedono: ‘ha un piano?’. Certo che ho un piano, ed è il piano migliore di sempre“, afferma Trump.
Donald Trump sostiene di stare valutando la possibilità di riprendere il cosiddetto “Project Freedom” per garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo conferma in un’intervista a Fox News, precisando che la scorta delle navi attraverso lo stretto rappresenterebbe solo una parte limitata di un’eventuale operazione militare più ampia contro l’Iran. Il presidente americano ha inoltre affermato di ritenere che i leader iraniani finiranno per “cedere” nell’ambito dei negoziati di pace.
“Quasi 1.000 navi risultano ferme” nel stretto di Hormuz, “per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari di merci trasportate” a causa del “calo dell’89% dei transiti giornalieri in pochi mesi”. Questi i dati nel report di Assoporti e Srm Port infographics, il documento che raccoglie e analizza le principali statistiche sul trasporto marittimo, la logistica e la portualità nazionale e internazionale. Nel documento si ricorda che lo stretto di Hormuz movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del gpl globale; il canale di Suez nel 2025 registra traffici ancora inferiori del 48% rispetto al 2022, mentre le rotte alternative via Capo di Buona Speranza allungano ancora fino al 120% le distanze percorse dalle navi. Le deviazioni delle rotte comportano un aumento fino a 20 giorni di navigazione aggiuntivi e rincari significativi dei costi logistici e del bunkeraggio.
Il commercio delle materie prime, si sottolinea, “è uno dei grandi business del mare: il 74% delle merci trasportate via mare nel mondo è costituito da rinfuse liquide e solide, oltre 9 miliardi di tonnellate di commodity strategiche; nel 2025 il trasporto marittimo mondiale ha raggiunto quota 13 miliardi di tonnellate movimentate; le rinfuse liquide rappresentano il 37% delle merci movimentate nei porti Ue, mentre le solide incidono per il 20%”.
Condannato a tre settimane di reclusione in un carcere militare il soldato israeliano che, ritratto in una foto mentre fumava, aveva infilato una sigaretta nella bocca di una statua della Madonna a Debel, nel sud del Libano, scatenando polemiche a livello internazionale.
Secondo quanto riferito dalle forze armate israeliane, citate dal Times of Israel, l’episodio – condannato dalle Idf come “grave” – è stato oggetto di un’indagine condotta dal comandante della 162esima Divisione, il generale Sagiv Dahan.
“Altre 45 milioni di persone a rischio fame e carestia“. Questo l’avvertimento lanciato all’Afp dal direttore esecutivo dell’Unops, Jorge Moreira da Silva, che guida la task force delle Nazioni Unite incaricata di evitare la crisi umanitaria legata al blocco del passaggio dei fertilizzanti attraverso lo Stretto di Hormuz. Il responsabile Onu sostiene che “abbiamo davanti a noi poche settimane per prevenire quella che potrebbe diventare una massiccia crisi umanitaria”.
Sale a 2.869 morti e 8.730 feriti il bilancio degli attacchi delle Forze di difesa di Israele (Idf) in Libano dal 2 marzo. Lo ha riferito il Centro operativo per le emergenze sanitarie del ministero della Salute libanese.
È in corso una riunione di sicurezza del governo israeliano, presieduta dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Lo rende noto il quotidiano Times of Israel, citando una fonte dell’ufficio di uno dei partecipanti. La riunione si svolge nell’ufficio del premier a Gerusalemme. Secondo quanto riportato, al centro della riunione ci sono gli ultimi sviluppi riguardanti la risposta dell’Iran alla proposta statunitense e i colloqui con il Libano in programma a Washington nei prossimi giorni.
“Quello che sta accadendo nello Stretto di Hormuz non è una vicenda lontana dalla vita quotidiana delle imprese agricole italiane, è un passaggio geopolitico che rischia di scaricare sulle campagne europee una nuova ondata di rincari, speculazioni e instabilità”. Lo dichiara il presidente nazionale di Terra Viva, affiliata a Fai Cisl, Claudio Risso intervenendo sul crescente allarme relativo all’aumento dei costi di fertilizzanti, mangimi, energia e materie prime agricole.
“Quando si blocca o si destabilizza uno dei principali snodi energetici mondiali – commenta Risso – gli effetti arrivano immediatamente lungo tutta la filiera agroalimentare. I fertilizzanti sono tra i primi prodotti a subire contraccolpi, perché fortemente legati ai costi energetici e al gas. Ma le conseguenze rischiano di estendersi rapidamente anche ai trasporti, alla logistica, ai costi di trasformazione e quindi ai prezzi finali di grano, latte, carne e prodotti alimentari”.
“L’agricoltura italiana – denuncia Risso – non può continuare ad essere una sorta di parafulmine di ogni crisi internazionale: le nostre imprese stanno già affrontando gli effetti del cambiamento climatico, della volatilità dei mercati e di una competizione globale spesso priva di regole e reciprocità, ora si aggiunge una nuova tensione geopolitica che rischia di colpire nuovamente il cuore produttivo dell’agroalimentare europeo”.
Terra Viva chiede quindi al Governo italiano e alle istituzioni europee di attivare rapidamente strumenti straordinari di monitoraggio e contenimento delle speculazioni sui fertilizzanti e sull’energia, misure di sostegno per le filiere agricole maggiormente esposte, poi una strategia europea più forte sull’autonomia produttiva e alimentare, e infine investimenti accelerati su energie rinnovabili agricole, economia circolare e produzione nazionale di input strategici. “Questa crisi – conclude il presidente Risso – dimostra ancora una volta che agricoltura, energia e geopolitica sono ormai profondamente intrecciate: tutelare le imprese agricole significa difendere la sicurezza alimentare, la coesione sociale e la tenuta economica del Paese, non possiamo arrivare sempre dopo l’emergenza”.
Dei raid aerei israeliani nel Libano meridionale hanno causato la morte di almeno quattro persone e il ferimento di cinque. Lo riporta l’Agenzia di stampa nazionale libanese, precisando che un attacco ha colpito il villaggio di Abba, nella provincia di Nabatieh, uccidendo un anziano e suo nipote di 11 anni, e ferendo 4 persone. Un secondo attacco si è verificato a Jarjouaa e ha provocato la morte di due fratelli e il ferimento di un’altra persona.
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan si recherà domani a Doha, in Qatar, per discutere della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e sulla questione della navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo conferma una fonte diplomatica turca.
“L’Italia stia lontana dallo Stretto di Hormuz. Quella è la guerra di Trump e Netanyahu, fatta in nome degli interessi dei signori della guerra, del petrolio e di Israele, che vuole continuare a bombardare la Palestina. Lavoriamo invece per la pace, riduciamo la nostra dipendenza dal gas e puntiamo sulle rinnovabili”. Così Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa verde.
Tre soldati israeliani sarebbero rimasti feriti a causa dell’esplosione di un drone imbottito di esplosivo nel sud del Libano. Lo riferisce l’Idf (l’esercito israeliano), che in precedenza aveva reso noto che un militare era rimasto ucciso da un drone lanciato da Hezbollah verso un’area vicina al confine libanese.
L’Italia si dice disponibile a partecipare a una missione per garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, a patto che sia all’interno di un “quadro internazionale“. Lo ribadisce il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine del Consiglio Ue a Bruxelles.
“Noi siamo sempre stati favorevoli” a un potenziamento dell’operazione navale Aspides. “Siamo stati promotori dell’iniziativa, quindi se si rafforza siamo ben contenti, siamo ben contenti se partecipano anche altri Paesi. Vediamo che cosa succede, è una delle ipotesi per il dopo fine guerra”, aggiunge Tajani.
“Intanto – continua – facciamo finire la guerra, poi vedremo quali strumenti i diritti giuridici, si potrà partecipare a una missione per garantire la libertà di navigazione. Noi siamo ben disposti a farlo, certamente, però serve un quadro internazionale, può essere sia nazionale, può essere Unione Europea, può essere un accordo internazionale, vediamo quale sarà. Ma intanto ci auguriamo che si possa arrivare alla fine delle ostilità, che i Paesi decidano quindi di rimettere in piedi un impegno per garantire la libertà” di navigazione, conclude il ministro.
La decisione sulle possibili misure commerciali dell’Ue contro Israele per gli insediamenti illegali in Cisgiordania “certamente” non verrà presa oggi. Lo conferma il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine del Consiglio Ue a Bruxelles. “Abbiamo detto in Parlamento che siamo pronti a esaminare la proposta franco-svedese, ma bisogna esaminarla, bisogna studiarla. Non credo certamente che sarà una decisione che si prenderà oggi”, risponde.
A differenza delle sanzioni, che richiedono l’unanimità, le misure commerciali richiedono la maggioranza qualificata e l’Italia potrebbe essere decisiva in questo caso.
Oggi, però, è probabile che i ministri trovino un accordo sulle sanzioni individuali contro i coloni violenti della Cisgiordania, finora bloccate dall’Ungheria.
“Legittima e generosa” la proposta che l’Iran ha presentato agli Stati Uniti e che propone di porre fine alla guerra e di riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, aggiungendo che Washington continua a sostenere richieste irragionevoli e unilaterali.
“La nostra richiesta è legittima: chiediamo la fine della guerra, la revoca del blocco e della pirateria, nonché lo sblocco dei beni iraniani ingiustamente congelati nelle banche a causa delle pressioni statunitensi”, ha affermato Baghaei.
“Il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz e la garanzia della sicurezza nella regione e in Libano erano altre richieste dell’Iran, considerate un’offerta generosa e responsabile per la sicurezza regionale”, ha concluso Baghaei.
“Sosteniamo la pace, ma questa pace ha delle condizioni. Affronteremo questo tema in una fase successiva”. Lo ha detto il primo ministro libanese Nawaf Salam, in un’intervista al quotidiano saudita Al Arabiya, rispondendo alla domanda se i negoziati con Israele mirassero a un cessate il fuoco o a un accordo di pace. Attualmente – ha aggiunto – il Libano è impegnato in quelli che ha definito colloqui preliminari con Israele a Washington in preparazione all’avvio di negoziati più sostanziali.
Secondo Salam, le richieste del Libano sono un cessate il fuoco, il ritiro completo di Israele dal territorio libanese e il rilascio dei prigionieri libanesi detenuti nelle carceri israeliane durante i combattimenti in Libano. “Una volta soddisfatte le richieste libanesi, siamo aperti a discutere le condizioni per la pace in un quadro arabo più ampio, perché ciò ha implicazioni per gli stati arabi”, ha affermato Salam.
“Abbiamo appena visto la reazione del cosiddetto presidente degli Stati Uniti alla risposta dell’Iran. Nessuno in Iran scrive proposte per compiacere Trump”, il commento di una fonte di Teheran riferita dall’agenzia Tasnim. “Il team negoziale dovrebbe elaborare proposte solo per i diritti del popolo iraniano. E se Trump non ne è soddisfatto, naturalmente è meglio così”.
I prezzi del petrolio sono balzati in avanti all’apertura delle contrattazioni odierne, poco dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il suo rifiuto della risposta di Teheran alla proposta presentata da Washington per porre fine alla guerra.
I futures del Brent sono aumentati di 3,21 dollari, pari al 3,17%, raggiungendo i 104,50 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate (Wti) ha guadagnato 3,06 dollari, pari al 3,21%, arrivando a 98,48 dollari al barile.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie
Nuova fumata nera su possibili negoziati di pace tra USA e Iran. Donald Trump ha definito inaccettabile la risposta dell’Iran al piano elaborato dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra. Al memorandum americano in 14 punti, Teheran ha replicato ponendo condizioni ritenute inconcepibili dal presidente americano. “Ho appena letto la risposta dei cosiddetti ‘Rappresentanti’ dell’Iran. Non mi piace: totalmente inaccettabile”, il verdetto che Trump affida ad un laconico post su Truth Social.
C’è stata anche una telefonata Trump-Netanyahu, dopo la risposta dell’Iran all’ultima proposta di cessate il fuoco statunitense. In un’intervista a “60 Minutes” della CBS, in onda domenica, Netanyahu ha affermato che c’è “del lavoro da fare” sull’Iran. Il Primo Ministro israeliano ha anche dichiarato che Trump concordava con lui sull’importanza di rimuovere le scorte di uranio altamente arricchito di Teheran, una delle questioni chiave che gli Stati Uniti hanno cercato di affrontare.
Teheran chiede lo stop del conflitto e la contestuale riapertura dello Stretto di Hormuz, con la rimozione del blocco navale americano. Teheran intende discutere del proprio programma nucleare solo in una fase 2 delle trattative che durerebbe un mese.
L’Iran, in ogni caso, rifiuta di smantellare i propri siti nucleari e non è disposto a bloccare il programma di arricchimento dell’uranio per 20 anni, come richiesto da Washington. Il paese asiatico ha offerto una moratoria più breve e propone di diluire il materiale, indispensabile per la produzione di armi nucleari. L’uranio verrebbe consegnato ad un paese terzo e tornerebbe a Teheran in caso di fallimento dei negoziati.
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