“Spegnere le guerre – scrive Lucio Caracciolo – è l’unica speranza per salvare quel che resta delle democrazie”. Viviamo in un momento storico “in cui nel mondo intorno a noi comanda la guerra”. Viviamo in un tempo in cui le guerre “stringono le nostre frontiere meridionali e orientali, chiudono i nostri inaggirabili corridoi da e verso il mondo e i partner di riferimento soffrono di crisi profonde, tali da metterne in questione il futuro”.
Riarmo e diplomazia per costruire la pace
Il fuoco delle armi può innescare logiche di riarmo e vittorie momentanee sul campo, ma non serve a costruire la pace. “Siamo coinvolti sul fronte russo-ucraino come in quelli mediterranei e mediorientali, sia pure sotto la soglia dello scontro diretto che per noi equivarrebbe al disastro… Lo siamo a prescindere, perché… abbiamo incredibilmente rinunciato all’unico strumento di cui disponiamo, o dovremmo disporre: l’iniziativa diplomatica. Quasi fossimo superpotenza militare capace di deterrenza autonoma”.
Occorre promuovere un nuovo modello di diplomazia, da rimettere in moto a livello internazionale, non tanto per ragioni commerciali, che pure hanno la loro rilevanza, ma per salvare i valori della democrazia, della giustizia sociale e della pace.
Il Cantiere Per la Pace arriva a Comiso
Per non considerare la guerra “inevitabile” è nato il “Cantiere Per la Pace” che verrà presentato il 10 ottobre a Comiso, una delle capitali mondiali della pace e del pacifismo, “durante un pomeriggio di incontri con testimonianze ed interventi che, a partire dal fare memoria delle lotte degli anni ottanta, giungeranno alla tragica attualità dei nostri giorni. Il tutto nella certezza che c’è un’alternativa alla guerra e che la pace si può far crescere, come già accade in tante realtà ed esperienze in varie parti del mondo.
La marcia contro i missili Cruise compie 45 anni
Comiso, quindi, come “base di lancio” per ridare vigore e forza alle aspettative di pace che albergano in ogni persona e che come comunità umana abbiamo il dovere di realizzare. Il giorno dopo, l’11 ottobre, in occasione dei 45 anni dalla prima marcia contro l’installazione dei missili Cruise nella base Nato di Comiso, che avvenne nello stesso giorno del 1981, si riproporrà un cammino dall’ingresso dell’ex Base Nato fino al centro storico della cittadina. Il cantiere sta coinvolgendo attivisti e associazioni di buona parte dei Comuni del ragusano e non solo, ma anche tanti rappresentanti delle varie religioni. Durante il cammino di domenica sfilerà anche il sudario realizzato dagli studenti dell’istituto La Pira di Pozzallo, con i nomi dei 18.500 bambini uccisi a Gaza.
Pace, disarmo e custodia del pianeta
Questi due appuntamenti vogliono essere l’avvio di un percorso costante di impegno per dare un contributo a far crescere quella rete di realtà che, un po’ ovunque, sta rimettendo al centro i temi della pace, del disarmo e della custodia del pianeta. “Il 10 e l’11 ottobre – come scrive il Comitato organizzatore – torneremo a interrogarci su una pagina importante della storia: la Marcia dei Trentamila dell’11 ottobre 1981, quando una grande mobilitazione popolare si levò per dire no alle logiche di riarmo, alla guerra e per affermare il desiderio della pace. A distanza di quarantacinque anni, abbiamo sentito quelle vicende non solo come ricordo ma anche come responsabilità che torna a interpellarci nel presente. Viviamo infatti un momento storico nel quale le guerre, il riarmo, le contrapposizioni e le scelte dei potenti tentano di normalizzare la violenza e diffondere disumanizzazione. Di fronte a tutto questo, crediamo che assistere passivamente o delegare ad altri non è più sufficiente e diventa corresponsabilità”.
Le guerre nel mondo e il rischio di una nuova escalation
Sono in atto quasi cento guerre in giro per il mondo. Dopo la seconda Guerra mondiale non si sono mai visti dilagare con tanta ferocia i nazionalismi estremi, le xenofobie, le appartenenze, gli stermini della popolazione civile. Il pericolo è che ancora una volta politica e istituzioni restino intrappolate in logiche di guerra. Aspettando che prima o poi tutto finisca. Ma il tempo è contro di noi, perché tutti i dati strutturali, a cominciare da demografia, inquinamento globale, biologia e coesione sociale, segnano rosso.
Pina Travagliante
Professore ordinario di Storia del pensiero economico presso l’Università degli Studi di Catania

