CATANIA – Gli italiani il 22 e il 23 marzo 2026 saranno chiamati alle urne per esprimersi per il referendum costituzionale sulla giustizia sulla riforma voluta dal ministro Carlo Nordio che prevede la separazione delle carriere dei magistrati, il sorteggio di due componenti del Csm e la distinzione tra magistratura giudicante e requirente.
A Catania il Comitato dell’Avvocatura Etnea per il no al referendum
A Catania, ieri mattina, si è riunito il Comitato dell’Avvocatura Etnea per il no al referendum nel giardino Scidà, dove si è tenuta una conferenza stampa illustrata dall’avvocata Carmen Mirabella e dall’avvocato Francesco Faro, seguito da un ampio dibattito.
Presente il portavoce dell’Avvocatura Etna per il no al referendum, Goffredo D’Antone, che ha aperto i lavori oltre che Valentina Costanzo, avvocato penalista che ai microfoni del Quotidiano di Sicilia ha ribadito:
“Questo è un comitato libero e indipendente, costituito da 70 avvocate e avvocati perché in questa riforma, letta e studiata, abbiamo rilevato delle criticità tecniche, non a carattere ideologico-politico ma proprio su aspetti giuridici. Quello che temiamo è di una deriva antidemocratica nel nostro sistema. Ci preoccupa che il potere politica possa sempre più invadere gli spazi della giustizia, ovvero quegli spazi che rappresentano la tutela dei cittadini. Questo non è un referendum che riguarda la casta, i magistrati o la politica, ma un quesito che riguarda i cittadini e le garanzie che questi anni, soprattutto nell’avere una giustizia libera e indipendente”.
Le criticità della riforma Nordio secondo l’Avvocatura
Carmen Mirabella introduce, nel corso della conferenza, tutte le criticità sulla riforma Nordio, ribadendo la sua contrarietà al referendum del 22 e 23 marzo:
“Ogni ragionamento è scevro da condizionamenti partitici. – sottolinea l’avvocata – Non intendo che le mie parole possano essere utilizzate in maniera denigratoria o strumentalizzate a favore di qualcuno. Ribadisco che non è legittimo starcene a casa, dobbiamo esercitare un diritto fondamentale che è quello di esprimere il nostro parare qualunque esso sia purché motivato e non ideologico. Il problema non è piegare l’ideologia alla Costituzione repubblicana, ma è difenderla da eventuali tentativi di sgretolamento dei suoi principi fondamentali. In agguato c’è molto astensionismo, non solo di per sé ma perché si ritiene che questo problema sia di casta”.
“È uno slogan becero – prosegue Mirabella – dire che questa riforma serva ai cittadini. Non serve a nulla perché i processi longevi sono e longevi restano, in cause civili, penali, tributarie, amministrative. Non incide sui tempi della giustizia nemmeno per un giorno o una ragione di rinvio. L’efficienza della giustizia non viene toccata.
Non incide su un tema molto caro ai sostenitori del sì, il concetto della responsabilità. Noi avvocati quando lavoriamo, coperti da assicurazioni, abbiamo la responsabilità di ciò che facciamo. Chi sostiene questa riforma dice che saranno responsabili anche i magistrati, perché c’è questo impulso vendicativo. Teniamo presente che non cambierà nulla sulla responsabilità civile dei magistrati.
Questa riforma serve ad aumentare i costi a carico dei cittadini. Nella prospettiva della riforma tutto è affidato alla successiva legislazione ordinaria. Come si svolge questo processo? Il Parlamento viene progressivamente esautorato dalla funzione normativa, che è concentrata nelle mani del governo con disegni di legge, decreti normativi e tanto altro. Manca il contraddittorio tra le forze di maggioranza e opposizione”.
“Il cittadino verrà aggredito da nuovi costi di accesso alla giustizia. Il processo sarà solo per ricchi. Andranno in difficoltà le persone offese. Già abbiamo difficoltà per casi di maltrattamenti in famiglia o atti persecutori con le vittime che preferiscono leccarsi le ferite a casa e non esporsi più per vari motivi”.
Separazione delle carriere e sorteggio del Csm: le obiezioni
“Sulla separazione delle carriere? Intanto dobbiamo dire che la riforma Cartabia ha introdotto la separazione delle funzioni non delle carriere. Come si è già verificata la separazione delle funzioni? Circoscrivendo al massimo la possibilità di optare il passaggio fra Pm e giudicante. Si può fare una sola volta nella vita e cambiando regione di operatività.
Quanti magistrati hanno optato per questa scelta? Una percentuale minima. E perché dobbiamo mettere in ballo della nostra Costituzione per una minima parte di magistrati per la separazione delle carriere? – conclude l’avvocata – La scelta dei componenti del Csm e dell’Alta Corte della Giustizia viene fatta in modo brutale. Il sorteggio è un sistema brutale. Io mi rifiuterei di essere rappresentata da un soggetto sorteggiato, perché ci sono magistrati e magistrati”.
L’intervento dell’avvocato Francesco Faro
L’avvocato Francesco Faro che ribadisce: “L’idea da smentire è che tutti gli avvocati sono per il sì. In tutta Italia sono nati molti comitati per il no, composti da società civile, associazioni e avvocati. Noi non siamo in difesa della magistratura, ma difendiamo l’autonomia della magistratura e della nostra Costituzione”.
L’avv. Faro ribadisce la pericolosità di una serie di norme come quella sulla Corte dei conti, ovvero di “una legge dove vi è stata scarsa informazione sulla sua pericolosità. Con essa la Corte dei conti ha meno strumenti per poter inquisire i pubblici funzionari che delinquono che violano le norme di carattere penale.
Ad oggi ogni ente pubblico potrà chiedere un parere preventivo alla Corte dei conti sulla legittimità del proprio comportamento. Se la Corte non risponde entro 30 giorni da questo quesito dà un parere positivo e così il comportamento dell’amministratore diventa inattaccabile. Con gli strumenti e i magistrati che abbiamo all’interno della Corte dei conti, essa sarà invasa da migliaia di pareri che potranno evadere e così ci saranno amministratori che potranno ritenere legittimi i propri comportamenti”.
“Sul sorteggio? – prosegue e conclude Faro nel corso della conferenza – Un magistrato sorteggiato fra tutti, anche gente non interessata o che non senta profondamente il proprio lavoro e che non fa capo a nessuno, quando dovrà discutere con gli altri membri del Csm, che sono di nomina politica e sorteggiati da un elenco stabilito dal Parlamento, è evidente a tutti che ci sarà un problema di pesi nelle discussioni.
Questo non è un problema che riguarda solo i magistrati, ma che riguarda i cittadini. Se un magistrato, sia in sede Csm o Alta Corte, dovrà essere giudicato da un organo in cui il potere politico avrà un peso superiore a quello dei singoli magistrati, è un problema del cittadino perché se si affronteranno dei processi in materia economico-politica, il magistrato che affronta questi processi potrà essere facilmente intimorito da un Csm o Alta Corte che ha un potere politico superiore a quello dei magistrati”.

