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Compagnie aeree, tra un mese carburante agli sgoccioli: rischio riduzione dei voli

Compagnie aeree, tra un mese carburante agli sgoccioli: rischio riduzione dei voli
Settore aereo (immagine di repertorio)

Ecco il punto della situazione

Il settore che più di tutti vede con drammaticità le conseguenze sull’economia della guerra in Medio Oriente è quello aereo. La maggiore preoccupazione per il settore non è il fatto che stia aumentando il prezzo di petrolio e gas, ma che si rischierà di farne a meno a causa delle interruzioni dei traffici marittimi dello stretto di Hormuz. Stretto dal quale passa un quinto di tutte le vendite mondiali di gas e petrolio.

Gli esperti al Financial Times

Diversi manager e dirigenti del settore hanno espresso al giornale britannico le previsioni possibili nella prospettiva di avere meno carburante a disposizione per il settore aereo. Secondo gli esperti, le scorte e le forniture possono durare al massimo un altro mese per un traffico ritenuto regolare. Oltre un mese, il rischio sarebbe quello di essere costretti a ridurre il numero di voli. Il rischio a breve termine, quindi nei prossimi giorni, è attenuato dal fatto che in genere gli aeroporti dispongono di scorte considerevoli. Hari Marar, amministratore delegato dell’aeroporto internazionale di Bangalore, in India, ha dichiarato che l’aeroporto ha carburante sufficiente per circa 25 giorni. Il Vietnam ha già segnalato la possibilità di dover limitare i voli, e diversi altri dirigenti aeroportuali hanno riferito al Financial Times che nelle settimane a venire potrebbero essere costretti a fare altrettanto. I paesi asiatici, d’altra parte, sono i più vulnerabili a un eventuale esaurimento del carburante, poiché sono i principali importatori dai paesi coinvolti nel conflitto.

Volano i prezzi di petrolio

Al di là delle previsioni degli esperti, la guerra contro l’Iran continua a spingere al rialzo i prezzi del petrolio. A Londra il Brent ha chiuso a 112,19 dollari al barile, in rialzo di 3,54 dollari (+3,26%). A New York, invece, il West Texas Intermediate (Wti) con consegne ad aprile ha chiuso in rialzo di 2,18 dollari (+2,28%). La settimana si chiude con prezzi al top dal 2022, con il Brent che ha toccato un picco giovedì a 119 dollari. Gli attacchi reciproci contro impianti energetici della regione stanno alimentando il timore di un’interruzione prolungata dell’approvvigionamento che alcuni analisti definiscono già la peggiore della storia. In risposta, osserva il Wall Street Journal, gli operatori “hanno spinto sempre più al rialzo i prezzi delle forniture di petrolio a lungo termine. I contratti per le consegne di greggio Brent con scadenza dicembre 2027 si attestano ora a circa 78 dollari al barile, in aumento rispetto ai meno di 66 dollari di un mese fa. Sebbene tali cifre non rappresentino una previsione dei prezzi, segnalano come produttori, consumatori e operatori stiano tenendo conto dei rischi prolungati derivanti dalla guerra”.

Pareri contrastanti interni al settore aereo

L’esposizione delle compagnie aeree a questo problema varia notevolmente in base alle rotte che servono. Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha affermato che la compagnia non prevede di rimanere senza carburante né di dover ridurre il numero di voli. Questo perché Ryanair opera esclusivamente in paesi europei, i quali attualmente non stanno affrontando problemi di scorte di carburante.

Le preoccupazioni principali e le conseguenze

Le preoccupazioni principali riguardano la disponibilità di carburante nel breve termine, per evitare la necessità di ridurre i voli. Tuttavia, è chiaro che prima o poi anche il costo del carburante diventerà un problema significativo per i bilanci delle compagnie aeree. Alcune di esse hanno già iniziato a incrementare notevolmente i prezzi dei biglietti, mentre altre si sono trovate costrette a cancellare dei voli.

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