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Guerra in Iran, le ultime news in diretta | L’ultimatum di Trump su Hormuz. Teheran pone sei condizioni per la fine del conflitto

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | L’ultimatum di Trump su Hormuz. Teheran pone sei condizioni per la fine del conflitto
Guerra in Iran (da Adnkronos)

Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di domenica 22 marzo 2026.

Guerra in Iran, le ultime news in diretta

Guerra in Iran, le ultime notizie sul conflitto USA-Iran-Israele del 22 marzo 2026
Le ultime notizie sulla guerra tra Iran, USA e Israele del 22 marzo 2026: aggiornamenti su attacchi, morti e feriti, e approfondimenti in tempo reale su quanto sta succedendo nell’area del Golfo.
Inizio diretta: 22/03/26 07:00
Fine diretta: 23/03/26 00:00
Trump insiste: "Iran sarà distrutto: Nato non sta facendo nulla"

“Presto scoprirete cosa succedera’ con l’ultimatum sulle centrali elettriche: il risultato sara’ molto positivo. Ci sara’ la distruzione totale dell’Iran e funzionera’ alla grande”. Lo ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, intervistato dall’emittente israeliana Canale 13. ” I Paesi della Nato non stanno facendo nulla, e’ una grande vergogna“, ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, in un’intervista all’israeliano Canale 13 in cui ha rilanciato le sue accuse contro l’Alleanza atlantica per quello che giudica un mancato impegno nella guerra contro la Repubblica islamica. “L’Iran si e’ comportato malissimo per 47 anni. Ora sta ricevendo la giusta punizione”, ha aggiunto.

Iran, Macron sente MbS: "Moratoria su infrastrutture energetiche"

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha avuto un colloqui telefonico con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MbS), a cui ha ribadito “la solidarieta’ della Francia e l’impegno a contribuire alla difesa aerea del territorio saudita, poiche’ il Paese e’ soggetto a ripetuti e inaccettabili attacchi missilistici e con droni da parte dell’Iran”. “Di fronte al rischio di un’escalation incontrollata, e’ piu’ che mai fondamentale che tutte le parti belligeranti concordino sull’attuazione di una moratoria sulle infrastrutture energetiche e civili e che l’Iran ripristini la liberta’ di navigazione nello Stretto di Hormuz”, ha detto Macron nella sua conversazione con Mbs, come riporta lo stesso presidente francese su X. “Ora e’ il momento della responsabilita’ e della moderazione, al fine di creare le condizioni per la ripresa del dialogo, unico in grado di garantire pace e sicurezza per tutti”, ha aggiunto. Macron ha poi fatto appello affinche’ “in questo momento critico, il G7 e il Consiglio di Cooperazione del Golfo rafforzino il loro coordinamento”.

Israele deve aspettarsi “diverse altre settimane di combattimenti” contro Hezbollah libanese e l’Iran: lo ha detto il generale di brigata Effie Defrin, portavoce dell’esercito israeliano, nel 23° giorno di guerra in Medio Oriente. “Ogni giorno che passa, indeboliamo ulteriormente il regime terroristico (iraniano, ndr). Non permetteremo al regime terroristico e ai suoi alleati di rappresentare una minaccia per i cittadini di Israele”, ha dichiarato in un discorso televisivo. “Cittadini di Israele, ci aspettano ancora diverse settimane di combattimenti contro l’Iran e Hezbollah”, il movimento islamista alleato di Teheran, ha aggiunto il portavoce.

Media: Usa hanno detto a Israele che operazione per Hormuz potrà durare settimane

Funzionari della Casa Bianca hanno detto alla loro controparte israeliana che una possibile operazione per riaprire lo stretto di Hormuz potrà durare diverse settimane. È quanto rivela l’israeliano Channel 12, spiegando quindi che, se l’Iran non cederà all’ultimatum di 48 ore lanciato ieri da Donald Trump, la guerra dovrà essere estesa per dare tempo all’operazione Usa e quindi, hanno detto ancora gli americani, sarà necessario un cambio di strategia.

Capo Idf: "Espanderemo operazioni di terra mirate in Libano"

Le forze israeliane espanderanno le proprie operazioni di terra in Libano contro Hezbollah. Lo ha annunciato il capo di Stato Maggiore dell’Idf, il generale Eyal Zamir, affermando che “l’operazione contro l’organizzazione terroristica è appena iniziata, sarà un’operazione prolungata”. “Noi ora ci stiamo preparando ad espandere operazioni di terra mirate e raid, sulla base di un piano organizzato”, ha aggiunto, sottolineando come le operazioni contro l’Iran e contro Hezbollah siano “interconnesse”.

“L’organizzazione terroristica Hezbollah costituisce un proxy centrale del regime terroristico iraniano, e ha fatto un grave errore quando ha scelto di unirsi alla campagna contro Israele – ha continuato – questa scelta mette a rischio Hezbollah e l’intero Stato del Libano”. “Il messaggio è chiaro: non c’e’ un riparo per il regime e i suoi proxies, ogni minaccia ai cittadini israliani sarà respinsa con una risposta determinata, precisa e potente”, conclude la dichiarazione diffusa oggi dall’Idf.

Usa, leader dem: "Ice in aeroporti? abbiamo visto come mettono a rischio americani"

“L’ultima cosa di cui hanno bisogno gli americani sono agenti non addestrati dell’Ice schierati negli aeroporti di tutto il Paese, potenzialmente per brutalizzare o, in qualche caso, ucciderli”. Così il leader dei democratici alla Camera, Hakeem Jeffries, commenta la decisione di Donald Trump di inviare da domani agenti della discussa polizia anti-immigrati negli aeroporti, per supplire alla mancanza di agenti della Tsa, addetti ai controlli di sicurezza. “Abbiamo visto già come si comporta l’Ice”, ha aggiunto Jeffries riferendosi ai due cittadini americani uccisi e alle retate e violenze in Minnesota.

Il leader democratico poi ha difeso l’opposizione dei dem al passaggio del bilancio per la Sicurezza interna che sta provocando il parziale shutdown con il mancato pagamento degli agenti della Tsa: “la nostra posizione sin dall’inizio è stata chiara, l’Ice deve comportarsi come ogni altra agenzia di sicurezza del Paese, ma se i repubblicani non vogliono raggiungere un accordo in questo senso, la cosa che dobbiamo fare immediatamente è fare in modo che gli agenti della Tsa vengano pagati”.

Wsj, Paesi Golfo preoccupati da rischi attacchi Usa a centrali elettriche

I Paesi del Golfo avvertono l’amministrazione statunitense che eventuali attacchi alle centrali elettriche iraniane potrebbero provocare ritorsioni, mettendo a rischio le loro infrastrutture energetiche e idriche e con possibili ripercussioni sull’economia globale. Lo riferiscono funzionari informati citati dal Wall Street Journal.

Secondo le fonti, diversi Stati della regione sono irritati da giorni per la scarsa influenza esercitata su Washington, nonostante i consistenti investimenti politici ed economici. I tentativi di mediazione avviati da alcuni Paesi arabi per favorire un dialogo tra Stati Uniti e Iran sarebbero falliti a causa delle richieste avanzate da Teheran, ritenute troppo elevate, tra cui risarcimenti, garanzie contro una ripresa del conflitto e la fine della presenza militare americana nel Golfo.

Le forze armate iraniane hanno nel frattempo minacciato di colpire infrastrutture energetiche, tecnologiche e impianti di desalinizzazione nella regione, in risposta all’avvertimento del presidente statunitense Donald Trump, che aveva ventilato attacchi alle centrali iraniane qualora lo Stretto di Hormuz non fosse stato riaperto entro 48 ore.

Pahlavi si rivolge a Trump e Netanyahu: "Risparmiate infrastrutture civili"

Il figlio dell’ultimo shah, Reza Pahlavi, ha lanciato un appello a Stati Uniti e Israele affinché evitino di colpire le infrastrutture civili iraniane, esortando al contempo a proseguire le azioni contro la leadership della Repubblica islamica. “Le infrastrutture civili dell’Iran appartengono al popolo iraniano e al futuro di un Iran libero – ha scritto Pahlavi su X – Le infrastrutture della Repubblica islamica sono invece la macchina di repressione e di terrore utilizzata per impedire che quel futuro diventi realtà”.

“Chiedo al presidente Trump e al primo ministro Netanyahu di continuare a colpire il regime e il suo apparato repressivo, risparmiando però le infrastrutture civili di cui gli iraniani avranno bisogno per ricostruire il Paese – ha aggiunto – L’Iran non è la Repubblica islamica: l’Iran deve essere protetto, il regime deve essere smantellato”. “Con il sostegno degli Stati Uniti e di Israele, e soprattutto grazie al sacrificio dei patrioti iraniani, l’ora della libertà dell’Iran è vicina”, ha concluso.

Pezeshkian, 'Stretto Hormuz aperto a chi non viola nostro territorio'

“Lo Stretto di Hormuz è aperto a tutti, tranne a coloro che violano il nostro territorio”. Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in un post su X. “L’illusione di cancellare l’Iran dalla mappa dimostra disperazione di fronte alla volontà di una nazione che ha fatto la storia. Le minacce e il terrorismo non fanno che rafforzare la nostra unità – ha aggiunto Pezeshkian – Affrontiamo le minacce deliranti con fermezza sul campo di battaglia”.

Idf: "Nostre difese aeree tra migliori al mondo ma non ermetiche"

Il portavoce dell’esercito israeliano, Roni Kaplan, si è recato ad Arad, all’indomani dell’attacco con un missile balistico iraniano che ha ferito 88 persone, di cui 10 in modo grave. “Qui vediamo la manifestazione della minaccia iraniana – ha dichiarato Kaplan al Times of Israel – Subiamo un impatto diretto perché le nostre difese aeree non sono ermetiche, anche se restano tra le migliori al mondo”.

Libano, 1.029 morti da ripresa raid Idf il 2 marzo

Sono 1.029 le persone che sono morte in Libano dalla ripresa dei raid delle Idf il 2 marzo. Lo rende noto il ministero della Sanità di Beirut aggiornando il bilancio delle vittime e precisando che altre 2.786 persone sono rimaste ferite.

Cnn, Teheran valuta possibilità di monetizzare controllo stretto di Hormuz

Teheran si sta muovendo verso la possibilità di monetizzare il controllo dello stretto di Hormuz, secondo quanto riferisce una fonte iraniana alla Cnn. “Continueremo a respingere Israele e stabiliremo un nuovo regime legale sullo stretto”, afferma la fonte in un apparente riferimento notizie su pagamenti intorno a 2 milioni di dollari per il passaggio di una petroliera. La fonte irianana si dice poi convinta che Donald Trump dovrà “accettare le condizioni dell’Iran” per chiudere la guerra, dal momento che questa sta rischiando di trasformarsi per lui in un suicidio politico.

“Sembra che Trump stia fronteggiando pressioni interne in America e prezzi del petrolio in crescita a livello globale, dovrebbe uscire dalla trappola che gli ha teso Netanyahu al più presto possibile e accettare le condizioni dell’Iran – prosegue la fonte iraniana parlando con l’emittente americana – se non farà le necessarie concessioni all’Iran, potrebbe entrare in una strada senza fine che rischia di mettere a rischio la sua intera carriera politica”.

Teheran, chiusura totale Stretto Hormuz se Usa colpiscono centrali

L’esercito iraniano ha minacciato di bloccare completamente lo Stretto di Hormuz se il presidente statunitense Donald Trump desse seguito alle minacce di colpire le centrali elettriche del Paese. “Se le minacce degli Stati Uniti riguardanti le centrali elettriche iraniane dovessero concretizzarsi, lo Stretto di Hormuz verrà completamente chiuso e non verrà riaperto finché le nostre centrali distrutte non saranno ricostruite”, ha dichiarato il comandante operativo militare Khatam Al-Anbiya in un comunicato diffuso dalla televisione di stato iraniana.

L’Iran ha praticamente già bloccato lo Stretto di Hormuz, ma un numero esiguo di imbarcazioni è riuscito a transitarvi, circa il cinque percento del volume prebellico, secondo la società di analisi Kpler.

Idf, colpita base militare e sito produzione armi

Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno dichiarato di aver completato una serie di attacchi contro le principali infrastrutture del regime in Iran, colpendo un sito per la produzione di armi e una base militare. “Nell’ambito degli attacchi, le Forze di Difesa Israeliane hanno preso di mira siti utilizzati dagli organi di sicurezza subordinati al regime iraniano per la produzione e lo stoccaggio di armi”, ha affermato l’esercito, citando basi militari iraniane e siti di produzione e stoccaggio di armi.

“Parallelamente, le Forze di Difesa Israeliane hanno colpito un quartier generale del Ministero dell’Intelligence iraniano e il centro operativo di emergenza delle Forze di sicurezza interna”, prosegue la nota.

Katz: "Pasdaran mirano a civili, risponderemo duramente"

“L’organizzazione terroristica delle Guardie Rivoluzionarie, che di fatto controlla l’Iran, sta attaccando intenzionalmente la popolazione civile” e “i centri abitati”, con ”lo scopo di esercitare pressione sul fronte interno israeliano”. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz visitando il luogo dell’attacco missilistico iraniano ad Arad, nel sud di Israele. “Ieri si è verificato un grave incidente qui, miracolosamente non ci sono state vittime, ma certamente molti feriti”, ha aggiunto.

“Se la situazione continua così, colpiremo sicuramente l’Iran con una tale violenza da riportarlo indietro di decenni”, ha dichiarato Katz, spiegando che ”il fronte interno è forte”.

M5s denuncia transito caccia Usaf armati da Sigonella: "Governo chiarisca"

“Il Movimento 5 Stelle, dopo aver denunciato per primo il coinvolgimento della base americana di Sigonella nel supporto logistico e d’intelligence alle operazioni belliche Usa in Iran, segnala quello che sembra essere un salto di qualità preoccupante nell’uso della base siciliana. Ieri e anche giovedì sono transitati a Sigonella anche cacciabombardieri F-15 Strike Eagle dell’U.S. Air Force (codici di chiamata Gstdr43 e Gr43) in configurazione ‘tattica’, ovvero di combattimento con armi e bombe montate, non in configurazione trasferimento (‘ferry’) o addestramento (‘training’). I tracciati radar non sono significativi perché si fermano a pochi chilometri dalla base: evidentemente i velivoli hanno spento i transponder radar dopo il decollo. Ma il solo fatto che in Sicilia transitino cacciabombardieri americani in assetto da guerra e non più solo droni da ricognizione, aerei spia e aerei da trasporto truppe e armamenti rappresenta un preoccupante sviluppo. Chiediamo immediati chiarimenti da parte del governo e della Difesa”. Lo dichiarano i parlamentari M5s delle Commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato.

 Oms: "Conflitto in fase pericolosa, attacchi a siti nucleari minaccia salute pubblica"

La guerra in Medio Oriente ha raggiunto una “fase pericolosa” a causa di attacchi nei pressi di siti nucleari in Iran e Israele. Questo l’avvertimento lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che chiede massima moderazione.

“Gli attacchi ai siti nucleari rappresentano una minaccia crescente per la salute pubblica e la sicurezza ambientale – ha scritto su X il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus – Chiedo con urgenza tutte le parti di esercitare la massima moderazione militare e a evitare qualsiasi azione che possa provocare incidenti nucleari”.

Katz applica modello Gaza al Libano: "radere al suolo villaggi confine"

”Come abbiamo fatto con Gaza”. Così il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha spiegato alle Idf la strategica da adottare in Libano, dove è stato chiesto di applicare il “modello Gaza”. Ovvero di radere al suolo le case dei villaggi libanesi che si trovano al confine con Israele. Le Forze di difesa israeliane, secondo la decisione presa da Katz insieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu, dovremmo quindi ”accelerare” la demolizione delle case libanesi lungo il confine, “sulla falsariga del modello che abbiamo applicato a Rafah e Beit Hanoun a Gaza”, che sono state in gran parte rase al suolo.

Citato da Haartez, Katz ha affermato che le Forze di Difesa Israeliane stanno continuando la loro offensiva di terra in Libano “con tutta la loro forza” e continueranno a facilitare l’evacuazione dei residenti del Libano meridionale a nord del fiume Litani.

Netanyahu: "Leader mondiali si uniscano a lotta contro Teheran"

Israele e gli Stati Uniti stanno lavorando per il bene del mondo intero: il regime iraniano deve essere fermato”. Ma per raggiungere questo obiettivo ”è giunto il momento di chiedere ai leader mondiali di unirsi a noi”. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parlano ai media da Arad e Dimona, dove è caduto un missile lanciato dall’Iran.

”Sono lieto di constatare che alcuni di loro si stanno muovendo in questa direzione, ma è necessario fare di più”, ha detto riferendosi ai leader mondiali che si sono uniti all’operazione militare lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran lo scorso 28 febbraio.

Idf, uccisi 9 miliziani di Hezbollah nel sud del Libano

Nove miliziani di Hezbollah sono stati uccisi dalle truppe israeliane e da attacchi di droni nel sud del Libano. Lo riferiscono le Forze di Difesa Israeliane (Idf) secondo le quali le truppe hanno aperto il fuoco dopo aver visto che alcuni uomini armati di Hezbollah si stavano avvicinando alle forze israeliane nel Libano meridionale. Dopo che i soldati israeliani hanno sparato, l’aviazione ha effettuato degli attacchi aerei “eliminando i terroristi”, afferma l’Idf in una nota.

Iran, Ghalibaf: "Distruggeremo infrastrutture critiche regione se nostre attaccate"

L’Iran minaccia di colpire e “distruggere” le infrastrutture energetiche in Medio Oriente in caso di attacchi ai propri impianti, mentre si acuisce la tensione sullo Stretto di Hormuz.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato su X che “subito dopo che le centrali elettriche e le infrastrutture del nostro Paese saranno prese di mira, le infrastrutture critiche, energetiche e petrolifere dell’intera regione saranno considerate obiettivi legittimi e verranno distrutte in modo irreversibile, e il prezzo del petrolio rimarrà elevato a lungo”.

Le dichiarazioni arrivano dopo l’ultimatum lanciato dal presidente americano Donald Trump, che avrebbe minacciato di colpire e “annientare” gli impianti energetici iraniani entro 48 ore se Teheran non riaprirà completamente lo Stretto di Hormuz.

 

Idf: "Oltre 400 missili lanciati da Teheran, intercettato 92%"

Dall’inizio del conflitto, Teheran ha lanciato oltre 400 missili balistici contro Israele, con un tasso di intercettazione superiore al 90%. Lo ha dichiarato il portavoce dell’esercito israeliano, Nadav Shoshani, spiegando che “l’Iran ha lanciato oltre 400 missili balistici” e che “abbiamo registrato tassi di intercettazione molto elevati, pari a circa il 92%”.

Secondo le autorità israeliane, alcuni missili iraniani hanno colpito ieri le città di Dimona e Arad, nel sud del Paese, provocando circa 175 feriti che hanno richiesto cure mediche.

Iran: "Navi a Hormuz devono pagare un pedaggio di due milioni di dollari"

Alcune delle navi che transitano nello Stretto di Hormuz sono soggette al pagamento di una “tassa di 2 milioni di dollari”: lo ha sostenuto il deputato iraniano Alaeddin Boroujrdi alla tv di Stato iraniana, riferisce la Bbc.

Nello Stretto si sta imponendo un “nuovo regime di governo” e “la guerra ha dei costi”, ha detto l’esponente politico, aggiungendo che ciò dimostra “l’autorità e il diritto di cui gode la Repubblica Islamica dell’Iran”. La Bbc precisa di non essere in grado di verificare in modo indipendente l’affermazione del parlamentare iraniano riguardo al pedaggio.

Katz: "Ordinata distruzione tutti ponti su fiume Litani in Libano"

Il ministro della Difesa israliano Israel Katz ha ordinato di “distruggere immediatamente tutti i ponti sul fiume Litani utilizzati per attività terroristiche, al fine di impedire il passaggio verso sud di terroristi e armi di Hezbollah”.

L’annuncio dell’ordine, dato insieme al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, arriva dopo che le Idf hanno annunciato che bombarderanno un altro ponte sul fiume Litani, “a causa delle attività di Hezbollah e del trasferimento di terroristi nel Libano meridionale, mascherati da civili”.

Bahrein, intercettati 246 droni e 145 missili iraniani da inizio guerra

Le forze di difesa del Bahrein hanno affermato di aver intercettato e distrutto 246 droni e 145 missili provenienti dall’Iran dall’inizio della guerra, lo scorso 28 febbraio. Lo si legge in una nota condivisa su ‘X’.

Il Bahrein, stretto alleato degli Stati Uniti, ospita la quinta flotta della Marina statunitense e il comando navale regionale americano, il che lo rende un obiettivo strategicamente importante.

 Teheran pone sei condizioni per fine guerra

Dalla garanzia che la guerra non si ripeterà alla chiusura delle basi militari statunitensi nella regione, fino a un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz. Sono tre delle sei condizioni che l’Iran ha posto per la fine della guerra con Israele e gli Stati Uniti e che ha presentato ai mediatori e ad attori regionali. Lo scrive l’agenzia di stampa Tasnim e lo riporta l’emittente televisiva Al-Mayadeen citando un alto funzionario politico e della sicurezza iraniano, secondo il quale quella che l’Iran sta conducendo è una guerra difensiva in risposta all’operazione israelo-americana lanciata il 28 febbraio.

”L’Iran ha posto sei condizioni fondamentali per porre fine alla guerra nell’ambito del nuovo quadro giuridico strategico. Le richieste dell’Iran sono, in primo luogo, la garanzia che la guerra non si ripeterà e, in secondo luogo, la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione”, ha dichiarato il funzionario iraniano. “La terza richiesta è il pagamento di un risarcimento all’Iran, mentre la quarta è di porre fine alla guerra su tutti i fronti regionali”, ha aggiunto la fonte. Seguono l’attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e l’estradizione degli operatori dei media anti-iraniani.

Hezbollah rivendica attacco contro soldati nel nord di Israele

Hezbollah ha rivendicato un attacco contro soldati israeliani a Misgav Am, nel nord di Israele. Secondo i soccorritori israeliani, un razzo lanciato dal Libano ha causato la morte di una persona, uccisa dopo che è stata colpita l’auto sulla quale viaggiava.

In un comunicato, Hezbollah ha affermato che i suoi miliziani hanno preso di mira “un assembramento di soldati nemici israeliani” a Misgav Am “con un lancio di razzi”. Si tratta della prima vittima israeliana per i razzi provenienti dal Libano dalla ripresa dei combattimenti con Hezbollah, il 2 marzo.

Elicottero del Qatar precipita in mare, almeno sei morti

Un elicottero del Qatar è precipitato in mare e sei delle persone che erano a bordo sono state dichiarate morte, mentre una settima risulta dispersa. Lo rende noto il ministero della Difesa di Doha spiegando che lo schianto è stato provocato da ”un guasto tecnico”.

Droni contro base vicino ad aeroporto Baghdad

Droni iraniani sono stati lanciati contro la base militare utilizzata dalle forze armate americane vicino all’aeroporto internazionale di Baghdad, in Iraq. Lo riporta l’agenzia di stampa Irna.

Sottomarino nucleare britannico arrivato nel Mar Arabico

Il sottomarino a propulsione nucleare britannico HMS Anson è arrivato nel Mar Arabico. Lo riporta il Daily Mail ricordando che il sottomarino ha lasciato la città australiana di Perth il 6 marzo.

Si ritiene che il sottomarino si stia posizionando nella parte settentrionale del Mar Arabico, in un’area vicino allo Stretto di Hormuz. Il sottomarino è dotato di missili da crociera Tomahawk Block IV per l’attacco a obiettivi terrestri, con una gittata di circa 1.600 chilometri, e siluri pesanti Spearfish. Questo permette al Regno Unito di effettuare attacchi di precisione a lungo raggio.

Razzo dal Libano, un morto in Israele

Una persona è stata uccisa in Israele, vicino al confine settentrionale con il Libano, a causa di un razzo lanciato dal territorio libanese. Lo riferiscono i soccorritori israeliani spiegando che il razzo ha colpito l’auto sulla quale viaggiava la vittima.

I vigili del fuoco locali hanno dichiarato che le fiamme hanno avvolto due veicoli dopo un “impatto diretto”.

Teheran: "Hormuz chiuso solo ai nemici, collaboreremo con Onu"

Lo Stretto di Hormuz è chiuso solo alle navi dei Paesi ”nemici dell’Iran” e Teheran è pronto a collaborare con le Nazioni Unite per gestire il transito. Lo ha dichiarato il rappresentante dell’Iran presso l’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo), Ali Mousavi, affermando che le navi straniere possono ancora attraversare lo Stretto di Hormuz, previo coordinamento con il governo iraniano per le misure di sicurezza.

Citato dall’agenzia di stampa Mehr, Mousavi ha quindi detto che “la diplomazia rimane la priorità dell’Iran. Tuttavia, una completa cessazione dell’aggressione, così come la fiducia reciproca, sono ancora più importanti”. Gli attacchi israeliani e statunitensi contro l’Iran, ha aggiunto, sono alla “radice dell’attuale situazione nello Stretto di Hormuz”.

La risposta di Teheran: "Attaccheremo siti energetici Usa se colpiscono i nostri"

Le forze armate iraniane hanno annunciato che, se gli americani colpiranno le infrastrutture energetiche e di approvvigionamento di carburante della Repubblica islamica, “tutte le infrastrutture energetiche appartenenti agli Stati Uniti nella regione saranno attaccate”. Così le forze armate di Teheran hanno risposto all’ultimatum del presidente statunitense Donald Trump sullo Stretto di Hormuz.

I militari iraniani hanno inoltre minacciato di attaccare le infrastrutture informatiche e gli impianti di desalinizzazione.

Guerra in Iran, l'ultimatum di Trump: "48 ore per aprire lo Stretto di Hormuz o colpiremo le centrali"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump manda un ultimatum all’Iran sullo Stretto di Hormuz pubblicandolo direttamente sul social Truth. Il messaggio è chiaro: “Se no apre totalmente senza minacce entro 48 ore, gli Usa colpiranno e distruggeranno le sue centrali energetiche a partire dalla più grande”.

Mentre la guerra entra nella quarta settimana, Trump minaccia ulteriori attacchi alle infrastrutture iraniane se Teheran non aprirà lo Stretto di Hormuz. La via del petrolio è bloccata con la paralisi del traffico del greggio e effetti evidenti sui mercati e sui prezzi dei carburanti dando due giorni di tempo alla controparte.

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Trump: "Ice negli aeroporti da lunedì, difenderemo l'America"

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di essere pronto a schierare gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) negli aeroporti a partire da lunedì, nel caso in cui i Democratici non firmino un accordo per porre fine allo shutdown parziale che sta lasciando circa 50mila lavoratori del settore dei trasporti senza stipendio da oltre un mese.

“Se i democratici non garantiranno una sicurezza giusta e adeguata nei nostri aeroporti e in ogni altra parte del Paese, l’Ice svolgerà il proprio lavoro molto meglio di quanto sia mai stato fatto prima! – ha scritto su Truth Social – I Democratici fascisti non proteggeranno mai l’America, ma i Repubblicani sì“.

Il presidente si è scagliato contro l’opposizione dem, accusandola di aver causato “sofferenze a molte persone” e denunciando la gestione del Dipartimento della Sicurezza Interna e degli agenti della Transportation Security Administration (Tsa).

Trump ha infine accusato la “sinistra radicale” di aver favorito l’ingresso di criminali nel Paese con politiche di frontiere aperte. “I Repubblicani hanno chiuso tutto e ora abbiamo la frontiera più sicura della storia americana“, ha affermato, aggiungendo di aver già dato indicazioni all’Ice di “prepararsi” a intervenire.

G7 chiede stop immediato e incondizionato attacchi Teheran: "Minaccia a sicurezza globale"

Stop agli attacchi dell’Iran. I Paesi del G7, si legge in una dichiarazione congiunta sottoscritta dai ministri degli Esteri di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America, nonché dall’Alto rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas, chiedono la “cessazione immediata e incondizionata di tutti gli attacchi da parte del regime iraniano“.

Condannano, si legge ancora nella nota diffusa dalla presidenza francese, “con la massima fermezza gli irresponsabili attacchi del regime contro i civili e le infrastrutture civili, incluse le infrastrutture energetiche, in Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Iraq, in linea con la risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.

E si dicono “pronti ad adottare le misure necessarie per sostenere l’approvvigionamento energetico globale, come il rilascio delle scorte deciso dall’Agenzia Internazionale per l’Energia l’11 marzo”.

 

Cosa sta succedendo in Iran e nell’area del Golfo, le ultime notizie

Si supera il 22esimo giorno di guerra e il protagonista rimane ancora uno: il petrolio. Mentre in Libano – il fronte più “caldo” – si supera il tragico bilancio di oltre mille morti dall’inizio dell’operazione Epic Fury di USA e Israele contro l’Iran, lo Stretto di Hormuz rimane al centro del dibattito internazionale. I prezzi dei carburanti aumentano e si aggiunge un ulteriore elemento di tensione e instabilità: gli attacchi dell’Iran alle infrastrutture energetiche strategiche dell’area del Golfo, come l’impianto di gas di Ras Laffan in Qatar e la raffineria Mina Abdullah in Kuwait.

A livello italiano e internazionale, il dibattito rimane incentrato sulle posizioni della Nato, dell’Onu e dei Paesi dell’Ue rispetto alla libertà di navigazione dello Stretto di Hormuz – a rischio a causa delle tensioni geopolitiche delle ultime settimane – e alle operazioni da intraprendere. L’Italia (tramite i ministri Tajani e Crosetto, che hanno rilasciato più dichiarazioni nelle scorse ore) continua a rifiutare ogni missione di guerra – pur non alimentando tensioni con gli USA, che di fatto spingono per un maggiore intervento degli alleati – e a ricercare una “soluzione pacifica” all’interno di una cornice giuridica, umanitaria e diplomatica che dovrebbe far capo principalmente all’Onu.

L’Italia e cinque altri Paesi (Germania, Francia, Olanda, Regno Unito e Giappone) hanno firmato un documento che manifesta la volontà di “contribuire agli sforzi appropriati per garantire un passaggio sicuro attraverso lo stretto” (di Hormuz, ndr). Si tratta di “un documento politico, non militare”, ha commentato Antonio Tajani. Lo ribadisce anche il ministro Crosetto, che spiega: “Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa”. E aggiunge: “Riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale” per risolvere la questione.