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Meloni al Senato, dalla pericolosa “corsa al nucleare” alla verità sulle basi militari: cosa ha detto sul caso Iran

Meloni al Senato, dalla pericolosa “corsa al nucleare” alla verità sulle basi militari: cosa ha detto sul caso Iran
Foto da Adnkronos

La premier spiega la posizione italiana nell’ambito della crisi nell’area del Golfo e chiarisce: “Non siamo in guerra e non vogliamo esserlo”.

“Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”. Lo ha ribadito la premier Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni al Senato sulla guerra in Iran, la crisi del Golfo e la posizione dell’Italia in vista del prossimo Consiglio europeo. Nel corso del lungo intervento, la presidente del Consiglio ha chiarito le azioni italiane nell’ambito dell’attuale conflitto, discusso i pericoli del nucleare e confermato lo sforzo dell’Italia per arrivare al più presto a una soluzione diplomatica al delicato contesto geopolitico.

Iran, le comunicazioni e l’appello alla coesione della premier Meloni

All’inizio del suo intervento, la premier Meloni ha sottolineato che ci troviamo di fronte a “una delle crisi tra le più complesse degli ultimi decenni”. Una crisi che chiede a tutte le autorità italiane di “agire con lucidità e serietà” e, soprattutto, con spirito di coesione e non di polarizzazione politica. Come i ministri Crosetto e Tajani pochi giorni fa, la presidente del Consiglio ha rinnovato al Parlamento l’appello all’unità e alla collaborazione, nonostante le legittimamente diverse opinioni. A tutte le classi dirigenti – sottolinea – è richiesta “responsabilità, lucidità, capacità di adattare le decisioni all’evoluzione rapida degli eventi”.

Ora più che mai è evidente – sottolinea Giorgia Meloni – “siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali e al venir meno di un ordine condiviso”. Un processo che va avanti da tempo, che ha trovato un suo punto di svolta con la guerra russo-ucraina. L’attuale crisi iraniana, per la premier, ha un punto d’inizio ben preciso: il 7 ottobre 2023, giorno del “barbaro attacco al territorio israeliano da parte di Hamas. Un attacco letale e sofisticato che è stato possibile anche grazie al sostegno finanziario, logistico e di equipaggiamento fornito dall’Iran a questo gruppo terroristico”, commenta Meloni, evidenziando gli altri sostegni armati dell’Iran a livello internazionale dall’Iraq all’Afghanistan, dallo Yemen alla Russia.

L’Italia non è in guerra, la posizione sull’attacco USA-Israele

La premier Meloni – nelle sue comunicazioni – non condanna esplicitamente l’operazione di USA e Israele contro l’Iran ma specifica: “L’Italia non prende parte e non intende prendere parte all’attacco degli USA e di Israele contro l’Iran”. Ciò nonostante, è stato accolto con un lungo applauso la “ferma condanna” del Governo all’attacco alla scuola femminile di Minab in Iran, costata la vita a numerose bambine e sulle cui responsabilità (forse attribuibili agli USA) sono in corso delle indagini.

Come agisce l’Italia nel contesto della guerra in Iran? La premier Meloni specifica che l’Italia sta agendo secondo tre principali direttrici:

  • il lavoro sul piano diplomatico, per verificare “se e quando ci siano i margini per un ritorno alla diplomazia, impossibile finché l’Iran continuerà con i suoi attacchi ingiustificati” e garantire l’impegno per preservare l’incolumità dei civili;
  • le operazioni di messa in sicurezza degli italiani nei Paesi a rischio (già 25mila i rimpatriati);
  • il sostegno agli assetti di difesa aerea nei Paesi del Golfo. Una scelta già comunicata nei giorni scorsi che – spiega Meloni – è stata adottata “non soltanto perché si tratta di alleati e Paesi strategici per l’Italia, ma anche perché in quell’area sono presenti decine di migliaia di cittadini italiani che dobbiamo proteggere e circa 2mila soldati italiani”.

In più, è stata inviata un’unità navale a Cipro – un “atto dovuto di solidarietà europea e di prevenzione” – e sono state attivate misure di sicurezza e prevenzione del terrorismo, con particolare attenzione ai potenziali obiettivi sensibili.

Il rischio della corsa al nucleare e i chiarimenti sull’uso delle basi militari

Nel corso delle sue comunicazioni sul caso Iran, Giorgia Meloni si è soffermata sulla questione del nucleare. L’Italia – spiega – si è impegnata a lungo per evitare l’escalation. L’accordo sul nucleare a uso “unicamente civile” per l’Iran, però, non è stato raggiunto. “Se da una parte, la leadership iraniana ha sempre negato di volersi dotare di un’arma nucleare, dall’altra la Repubblica Islamica procede ad arricchire l’uranio fino a una purezza del 60%, un livello che qualsiasi esperto riconosce superiore a quello necessario per qualsiasi uso civile del nucleare e molto vicino a quello che serve per fabbricare una bomba atomica“, sottolinea la premier.

Questo quadro non può non generare preoccupazione e, partendo da questa considerazione, Meloni spiega la posizione dell’Italia nei confronti della questione Iran: “Non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso dell’arma nucleare unita a una capacità missilistica che potrebbe essere presto in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa. Ancora di più perché questo scenario segnerebbe la fine del quadro internazionale di non proliferazione e darebbe vita a una corsa agli armamenti nucleari che avrebbe ripercussioni drammatiche sulla sicurezza globale”, le sue parole. E aggiunge, in merito all’azione statunitense: “Non abbiamo gli elementi per avvalorare con certezza ma neanche per smentire le valutazioni degli Stati Uniti sull’impossibilità e sull’indisponibilità per l’Iran di chiudere un accordo nucleare definitivo”.

“Noi viviamo, purtroppo, in un mondo che ci spinge a scegliere tra cattive opzioni. Da una parte, consideriamo drammatico l’avvio di un nuovo conflitto e non sottovalutiamo gli impatti diretti, soprattutto di carattere economico, che il conflitto può generare per l’Italia; dall’altra, però, sappiamo che si tratta di conseguenze che non sono neanche paragonabili ai rischi che correremmo se facessimo finta di nulla di fronte allo scenario di un regime fondamentalista che massacra i suoi oppositori, colpisce i Paesi del Golfo e si dota di missili a lungo raggio con testate atomiche”, aggiunge Meloni.

Sul discusso uso delle basi militari italiane, la premier conferma che non è arrivata all’Italia alcuna richiesta di utilizzo cinetico (attivo) delle basi militari USA e NATO in territorio italiano. Se accadesse, “la decisione spetterebbe al Parlamento”. L’uso delle basi – specifica Meloni – è in accordo alle normative vigenti. “Se la questione è chiudere le basi direttamente, chi lo sostiene avrebbe potuto farlo quando era al Governo”, risponde la presidente del Consiglio in merito alle polemiche degli ultimi giorni.

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