Continuità territoriale: quando volare è un lusso per pochi - QdS

Continuità territoriale: quando volare è un lusso per pochi

Paola Giordano

Continuità territoriale: quando volare è un lusso per pochi

martedì 04 Giugno 2019 - 00:05
Continuità territoriale: quando volare è un lusso per pochi

Sarà possibile viaggiare in aereo a prezzi “normali” soltanto dagli scali minori dell’Isola. Dalla Regione nessuna proposta al Mit per inserire i collegamenti da Catania e Palermo tra quelli con oneri di servizio pubblico

PALERMO – L’odissea per l’ottenimento della tanto agognata continuità territoriale della nostra Isola continua e, tra incomprensioni e rimpalli Regione-Mit, Itaca non si intravede neanche all’orizzonte.

Era giugno del 2018 quando il sottosegretario alle Infrastrutture Michele Dell’Orco annunciò la disponibilità, da parte dello Stato, di 31,5 milioni di euro per la continuità territoriale degli aeroporti di Trapani e di Comiso. A quasi un anno di distanza da quelle dichiarazioni e dopo mille peripezie (compresa la questione relativa alle incongruenze, sollevate dal Mit, tra i dati di traffico passeggeri considerati per il dimensionamento dell’imposizione e quelli storici risultanti dal prospetto destinato alla Commissione europea), il ministro Toninelli ha firmato lo scorso gennaio la delega al Presidente Musumeci per indire la Conferenza dei servizi, con l’obiettivo di individuare il contenuto degli oneri di servizio pubblico da imporre sui collegamenti aerei tra gli aeroporti Vincenzo Florio” e “Pio La Torre” ed alcuni scali nazionali.

Il tavolo tecnico – istituzionale si è concluso il 21 marzo. Il prossimo passo sarà il decreto di imposizione del Mit che, assieme agli allegati richiesti dalla comunità europea e assieme alla nota informativa del bando di gara, dovranno essere inviati a Bruxelles per il parere.

Dalla Presidenza della Regione siciliana, però, sono arrivate brutte notizie: i 46 milioni di euro necessari all’attuazione della continuità territoriale sono diventati 52 dopo l’aggiornamento contabile e “i rappresentanti del Ministero, al momento, non si sono detti disponibili a colmare la loro quota – pari a quattro milioni di euro – dei sei milioni totali”.

Non sembra però dello stesso avviso il Mit al quale abbiamo chiesto se fosse vera la loro “non disponibilità” nel coprire i costi aggiuntivi: “Le proposte progettuali – ci dice il Mit in esclusiva – formulate dal territorio in materia di destinazioni e agevolazioni tariffarie da praticarsi comportano un onere finanziario, a titolo di compensazione (nel caso si proceda a bandire eventuali gare), di complessivi 48.373.020,30 € (Iva inclusa), e non 52.760.145,28 € come, inizialmente era stato prospettato. All’onere finanziario conseguente farà fronte l’Amministrazione statale, nella misura complessiva di 31.057.606,51 euro e la Regione siciliana nella misura complessiva di 17.315.413,79 euro”.

Superato lo scoglio finanziario, si dovrebbe procedere spediti verso le ultime fasi: il decreto del Mit e il successivo – e temuto – parere dell’Unione europea.

Attenzione però, perché anche se tutto andasse per il verso giusto, è bene ricordare che non in tutti gli scali siciliani si potrà viaggiare a prezzi più bassi. Perché, secondo quanto spiegatoci dall’Assessorato regionale ai Trasporti, il governo nazionale ha messo sul “tavolo” solo la questione relativa agli scali minori: dipenderebbe dallo stesso governo la decisione di avviare l’iter per ottenere la continuità territoriale anche nei due grandi scali siciliani di Catania e Palermo.

Ma è realmente così? “L’identificazione dei collegamenti da onerare con oneri di servizio pubblico – ci spiegano dal Mit – proviene dai territori e non dal Ministero. La procedura prevede infatti che il Presidente della Regione, nel richiedere la delega al Ministro per indire e presiedere l’apposita Conferenza di servizi, indichi esattamente gli aeroporti da/per i quali garantire la continuità territoriale aerea. Nel caso della Sicilia, Comiso e Trapani sono stati oggetto, insieme a Pantelleria e Lampedusa, di una precedente Conferenza di servizi che ha concluso i lavori nel 2017 e che ha definito i parametri sui quali articolare l’imposizione di oneri di servizio pubblico limitatamente ai collegamenti da e per gli scali di Pantelleria e di Lampedusa e aveva demandato ad una nuova Conferenza di servizi la valutazione di una eventuale imposizione di oneri di servizio pubblico sui collegamenti aerei da e per gli scali di Trapani e di Comiso.

La nuova Conferenza di servizi, avviata il 12 febbraio 2019 e conclusa il 21 marzo 2019, si è posta, pertanto, come prosecuzione della precedente ed ha individuato il contenuto dell’imposizione degli oneri di servizio pubblico necessariamente a quei soli due scali (Comiso e Trapani) che il territorio aveva individuato già a monte della precedente Conferenza dei servizi del 2017”.

In media virtus stat? Forse. Resta il fatto che ad oggi viaggiare per i siciliani resta un lusso che non tutti possono permettersi.

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