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Contratti pirata, in Sicilia uno su dieci. L’allarme della Cgil: “Serve un’azione politica”

Contratti pirata, in Sicilia uno su dieci. L’allarme della Cgil: “Serve un’azione politica”
Giovane a lavoro, foto di Mikhail Nilov da Pexels

Concorrenza sleale, ammanchi nelle tasche dello Stato, lavoratori a rischio povertà: il segretario regionale della Cgil Alfio Mannino illustra al QdS.it cause ed effetti del dumping contrattuale

Il lavoro in Sicilia è difficile da trovare e al tempo stesso da mantenere. Una delle cause che penalizza molto il mondo occupazionale nell’Isola sono i cosiddetti “contratti pirata”, dumping contrattuale. Si tratta di accordi sottoscritti da organizzazioni sindacali e datoriali prive di reale rappresentatività.

In Sicilia, secondo quanto riportato dall’ultimo report dell’Osservatorio regionale dei Ccnl della Cgil Sicilia, sono oltre 72.240 i lavoratori che hanno questo tipo di contratto, pari all’8,3% della popolazione siciliana. Un dato percentuale che incide maggiormente rispetto alla media nazionale. Il settore maggiormente penalizzato è quello tessile, dove l’incidenza raggiunge il 20,4%, poi abbiamo il settore del credito e delle assicurazioni col 16,6% degli occupati e infine terziario, dei servizi dove i lavoratori con contratto pirata sono più di 46.300 pari all’11,6%.

(Osservatorio regionale della Cgil Sicilia sui contratti pirata)

Contratti pirata, perché la Sicilia è penalizzata

Questi contratti prevedono generalmente minimi tabellari inferiori rispetto ai CCNL con posizioni lavorative meno favorevoli, minori maggiorazioni per lavoro straordinario, festivo e notturno, trattamenti economici ridotti in caso di malattia, minori prestazioni di welfare contrattuale e minori contribuzioni previdenziali e assistenziali.

Le differenze retributive possono raggiungere il 15-20% rispetto ai contratti leader di settore e, in alcuni casi, risultare ancora più elevate, determinando una consistente riduzione del reddito disponibile delle famiglie e un progressivo impoverimento del lavoro. Mediamente producono un ammanco economico di circa 5.000 euro all’anno, a cui si devono sommare i contributi non versati, pari a circa un ulteriore 30%.

In Sicilia tutto ciò, comporta una mancata contribuzione alle casse dell’Inps di circa cento dieci milioni di euro. L’effetto del dumping contrattuale incide sull’intero percorso lavorativo del dipendente, generando pensioni future più basse, minori tutele in caso di disoccupazione. Sostanzialmente, la qualità del lavoro per un dipendente peggiora.

Mannino (Cgil Sicilia): “Perdite salariali, previdenziali e concorrenza sleale le cause”

Sul tema dei contratti pirata la redazione del QdS.it ha interpellato il segretario generale regionale della Cgil Alfio Mannino. “Quasi un rapporto di lavoro su dieci ha un contratto di lavoro pirata con una perdita salariare consistente – esordisce -. Non è solo un danno per lavoratori e lavoratrici ma anche per quel tessuto imprenditoriale sano che subisce una forte concorrenza sleale“.

Il fenomeno dei contratti pirata vede indirettamente coinvolta la pubblica amministrazione. “Non solo si hanno perdite salariali ma anche previdenziali – sottolinea Mannino -. Quello che ci rammarica di più che di solito la maggior parte di questi lavori viene fatto per le pubbliche amministrazioni, le quali non vigilano in maniera adeguata sulle aziende a cui affidano l’appalto beni e servizi ma che alla fine non rispettano i contratti delle organizzazioni maggiormente rappresentative”. Un dato che “stona” rispetto a quanto emerge dal report sul lavoro nella pubblica amministrazione, settore in cui i casi di contratti pirata sono assai rari.

“Quando una pubblica amministrazione – prosegue Mannino – affida un appalto a una società che non rispetta i contratti, moralmente ha una responsabilità e significa che esiste un problema”.

Le strategie contro i contratti pirata

Sulla strategia da adottare per indebolire il fenomeno dei contratti pirata Mannino afferma: “Sul piano regionale abbiamo richiesto alle pubbliche amministrazioni che sulle gare di appalti vengano applicati i contratti giusti che competono alle amministrazioni. Dall’altro lato, ci vuole maggior controllo nelle attività ispettive. Quando ci sono salari che non sono proporzionati alle ore di lavoro che si fanno le aziende devono essere sanzionate”.

Per la Cgil il rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale e territoriale: occorre contrastare i contratti pirata e garantire l’applicazione dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative

“Attendiamo che si trovi un accordo interconfederale nel tavolo nazionale – prosegue Mannino – con tutte le associazioni datoriali in cui i contratti da applicare siano quelle delle organizzazioni maggiormente rappresentative. Alla Regione chiederemo nelle prossime settimane di assumere un’iniziativa politica: qui già c’è un problema di bassi salari. Se questo si innesta con la questione del dumping contrattuale si determinerebbe una condizione di povertà, non più accettabile”.

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