Corruzione dilagante, il presidente dell'Anac, “Si pagano tangenti anche per cinquanta euro” - QdS

Corruzione dilagante, il presidente dell’Anac, “Si pagano tangenti anche per cinquanta euro”

Patrizia Penna

Corruzione dilagante, il presidente dell’Anac, “Si pagano tangenti anche per cinquanta euro”

giovedì 02 Luglio 2020 - 17:00

Presentata la relazione al Parlamento da Francesco Merloni: “Settori più a rischio gli appalti pubblici, i rifiuti e la Sanità”. In Sicilia nel triennio 2016-19 registrati ventotto casi, quasi quanti quelli del Nord, dove però il giro d’affari è ben più cospicuo. Whistleblowing, nel 2019 il 47% delle segnalazioni è arrivato dal Meridione

Nel triennio 2016-19 sono stati registrati 28 episodi di corruzione (18,4% del totale) quasi quanti se ne sono verificati in tutte le regioni del Nord (29 nel loro insieme). Certo, sappiamo tutti bene che lo stato di salute dell’economia al Nord ci permette di dedurre che certamente il “giro d’affari” lì è più cospicuo ma il dato numerico siciliano non passa inosservato.
Il presidente dell’Anac, Francesco Merloni, ha presentato oggi la relazione annuale da cui emerge la fotografia di un fenomeno corruttivo che in Italia appare “polverizzato e multiforme, e coinvolge – ha detto Merloni – quasi tutte le aree territoriali del Paese. Il valore della tangente è di frequente molto basso e assume sempre di più forme diverse dalla classica dazione di denaro, come l’assunzione di amici e parenti. Desta particolare allarme il fatto che la funzione pubblica sia venduta per molto poco, 2.000 o 3.000 euro, a volte anche per soli 50 o 100 euro” .
Nella classifica nazionale, dicevamo, spicca la Sicilia con il maggior numero di casi. A seguire, il Lazio (con 22 casi), la Campania (20), la Puglia (16) e la Calabria (14).
Il settore più a rischio si conferma quello legato ai lavori pubblici, in una accezione ampia che comprende anche interventi di riqualificazione e manutenzione (edifici, strade, messa in sicurezza del territorio): 61 gli episodi di corruzione censiti nel triennio, pari al 40% del totale. A seguire, il comparto legato al ciclo dei rifiuti (raccolta, trasporto, gestione, conferimento in discarica) con 33 casi (22%) e quello sanitario con 19 casi (forniture di farmaci, di apparecchiature mediche e strumenti medicali, servizi di lavanolo e pulizia), equivalente al 13%.

DA SBLOCCACANTIERI NESSUN BENEFICIO

Dallo Sbloccacantieri nessun beneficio. Lo dice Merloni, secondo cui “dopo il provvedimento del 2019, vi è ora il rischio di uno sblocca cantieri-bis, con le stesse problematiche. Le perplessità che l’Autorità aveva su quel decreto trovano una conferma nei dati: a fronte di una crescita del mercato del 23%, quella degli appalti sotto soglia, oggetto delle semplificazioni normative, è stata di poco oltre il 10%. Dunque, non si è avuto nessun beneficio concreto, e il dato non deve stupire più di tanto: i cantieri più piccoli non avevano alcuna necessità di sblocco, perché già ci sono gli strumenti per avviare e chiudere velocemente le gare”.

“MODELLO GENOVA? CANCELLARE LE REGOLE NON AIUTA IL SISTEMA A FUNZIONARE MEGLIO”

Merloni guarda con diffidenza al “modello Genova” attorno al quale si sta costruendo il Dl Semplificazioni. “Sembrano riaffacciarsi in questi giorni – ha detto – ipotesi rischiose come quelle di un largo utilizzo dei ‘super-commissari’, del ‘modello Genova’ per alcuni appalti sopra soglia, con amplissime deroghe, e l’affidamento diretto fino a 150.000 euro senza alcuna consultazione delle imprese. Non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio. Al contrario, le deroghe indiscriminate creano confusione e le imprese non hanno punti di riferimento e si rischia di favorire la corruzione e la paralisi amministrativa”.

WHISTLEBLOWING, NEL 2019 IL 47% DELLE SEGNALAZIONI E’ ARRIVATO DAL SUD

“L’istituto del whistleblowing ha avuto, anche nel corso del 2019, un vero e proprio andamento esponenziale se si considera che si è passati dalle 125 segnalazioni del 2015 alle 873 del 2019, per un totale complessivo di circa 2330 segnalazioni. Il 47% di queste, è arrivato dal Mezzogiorno”.
è quanto si legge nella Relazione annuale dell’Anac, in merito all’aumento del numero di dipendenti pubblici che hanno segnalato illeciti di cui sono venuti a conoscenza sul luogo di lavoro: 125 nel 2015, 183 nel 2016, 364 nel 2017, 783 nel 2018, 873 nel 2019. Le segnalazioni di whistleblowing ricevute dall’Anac nel 2019 sono state quindi 90 in più del 2018 (+11%), pervenute in grande maggioranza tramite l’apposita piattaforma informatica protetta. Più della metà tuttavia (488 in tutto) sono state soggette ad archiviazione diretta in quanto relative a materie che esulano dalle competenze di Anac.
Le segnalazioni che avevano ad oggetto illeciti rilevanti sotto il profilo penale o erariale, sono state inoltrate alle Autorità competenti nel rispetto della riservatezza dell’identità del segnalante: 112 alla Procura della Repubblica e 89 alla Corte dei conti. Da rilevare anche l’aumento, per certi versi preoccupante, delle comunicazioni inerenti misure discriminatorie verso i segnalanti, pari a circa 70. Sotto questo profilo, nel 2019 l’Anac ha irrogato la prima sanzione (5mila euro), comminata a un dirigente di un comune del Casertano, quale firmatario di provvedimenti ritorsivi verso un dipendente che aveva denunciato presunte irregolarità in Procura.

IMPORTI APPETIBILI MA GARE DESERTE, L’ANOMALIA TUTTA SICILIANA

La relazione dell’Anac accende i riflettori su un’anomalia tutta sicliana, legata al fenomeno delle gare deserte: “Il fenomeno delle gare deserte – si legge nel documento – con conseguente necessità di assentire proroghe al gestore attuale è particolarmente rilevante negli affidamenti della regione Sicilia, dove è stato verificato in tutte le gare vigilate, nonostante gli importi rilevanti e dunque appetibili dal mercato”.

“A questo fenomeno – si legge ancora nel rapporto – , sempre nel territorio indicato, si sono affiancati ulteriori anomalie come l’assenza di concorrenti anche per le procedure negoziate ad invito che le stazioni appaltanti hanno cercato di porre in essere in via transitoria per evitare di assentire ulteriori proroghe ai gestori uscenti o, addirittura, la decisione di alcuni operatori economici invitati di indicare altri al loro posto per la partecipazione, coincidenti con operatori esclusi da precedenti confronti competitivi. Tutti questi elementi inducono a sospettare l’esistenza di condizionamenti che ostacolano la libera concorrenza. Si avverte, quindi, l’urgenza di una attenta riflessione in merito. Parallelamente, in altre aree del territorio nazionale, in particolare al nord, è stata rilevata la difficoltà nella aggiudicazione delle procedure, dovuta al fatto che gli operatori economici partecipanti, tendenzialmente sempre gli stessi, sono oggetto di ricorsi incrociati afferenti a procedure analoghe di diversi comuni, specialmente afferenti alla contestazione di gravi illeciti professionali.

“LA CRIMINALITA’ APPROFITTA DEL COVID, EFFETTI DEVASTANTI DALL’EMERGENZA”

Il trend del fenomeno corruttivo delle mafie, ha spiegato il presidente dell’Anac, “è in continuo aumento. Nel 2019 sono stati comunicati 633 provvedimenti di interdittiva Antimafia, contro i 573 del 2018, il 10% in più, e dal 2015 siamo circa a 2.600. Il dato è molto preoccupante perché le organizzazioni criminali ricorrono sempre più spesso a sistemi corruttivi per raggiungere i loro scopi, approfittando anche delle situazioni emergenziali come quella in corso, con effetti devastanti sul sistema economico e sulle imprese sane, già pesantemente colpite dalla crisi”.

Al periodo pandemico è legato un altro problema, quello legato all’aumento esponenziale dei costi legati all’emergenza. Nel primo quadrimestre la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (Bdncp) detenuta dall’Anac ha registrato 61.637 procedure connesse all’emergenza sanitaria, per una spesa complessiva di 3 miliardi. La voce di spesa più significativa è quella relativa alla fornitura di dispositivi di protezione individuale (dpi), che da sola rappresenta quasi il 70% del totale: mascherine (oltre un miliardo, il 38%) e altri dpi come guanti, camici e visiere (942 milioni). Solo il 3% per i tamponi. La gran parte dell’importo, oltre 2 miliardi, è riferibile al periodo più critico dellemergenza, ovvero quello compreso fra il primo marzo e il 10 aprile. La spesa legata all’emergenza Covid è stata gestita per poco più di un terzo a livello centralizzato nazionale (39%) e per la parte restante a livello regionale (61%). La spesa direttamente riferibile agli enti locali è

L’emergenza, secondo quanto rilevato dall’Anac, ha prodotto “una abnorme lievitazione dei prezzi” rispetto ai prezzi riconoscibili ante emergenza e forte variabilità degli stessi sul territorio nazionale e scostamento nella qualità e quantità delle forniture rispetto alle caratteristiche richieste. invece del 4,5%.
Nel primo quadrimestre 2020, inoltre, gli appalti sono scesi del 24% per numero e del 33% in valore, pari a 18,6 miliardi in meno. La Regione più colpita è la Lombardia (-63%, pari a una flessione di circa 10 miliardi), mentre alcune Regioni nel primo quadrimestre 2020 hanno fatto addirittura registrare dati positivi, come il Lazio (+14%, pari a 550 milioni).
Va tuttavia rilevato che a causa dell’emergenza sanitaria 22 mila procedure di gara, per un valore di 23 miliardi, non sono ancora state “perfezionate” (ovvero non è stato pubblicato il bando o la lettera di invito). Dal momento che il tasso di perfezionamento delle procedure si aggira attorno al 90%, è possibile ipotizzare che i dati definitivi, sia a livello nazionale che locale, saranno assai meno negativi di quanto appaiano attualmente. “Sarà a ogni modo possibile avere il quadro completo sull’andamento del mercato solo nelle prossime settimane”, si legge nel documento.

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