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Cosa metti sul piatto? Un’opera collettiva per rendere Catania migliore

Cosa metti sul piatto? Un’opera collettiva per rendere Catania migliore
L’iniziativa a Villa Pacini, Catania

“Ogni piatto è un contributo personale ma anche parte di un racconto collettivo più grande: quello di una città che prova a costruire il proprio futuro partendo dalle persone”, spiega al QdS Giuseppe Liuzzo

Un semplice oggetto può trasformarsi in un simbolo di identità, partecipazione e futuro per la città. È da questa idea che prende forma il “Muro del piatto”, l’opera collettiva di We Catania. Composta dalle centinaia di piatti dipinti da artisti, bambini e cittadini sabato 23 e domenica 24 maggio a Villa Pacini – in occasione del Beer fest -, sorgerà nel quartiere di San Cristoforo. Ogni partecipante è stato chiamato a lasciare attraverso colori, disegni e messaggi una visione condivisa della Catania di domani.

Il muro del piatto

“Ogni piatto è un contributo personale ma anche parte di un racconto collettivo più grande: quello di una città che prova a costruire il proprio futuro partendo dalle persone”, spiega al QdS Giuseppe Liuzzo, designer catanese ideatore di We Catania. L’opera si inserisce in un progetto più ampio iniziato lo scorso anno all’orto botanico, con l’istallazione “Fai la tua parte”. Centinaia di piatti personalizzati per raccontare il futuro di Catania. Un oggetto quotidiano diventa un piccolo messaggio. Un segno, un’idea, un colore, una visione di futuro per il cambiamento dello spazio urbano, tutto da abitare e non soltanto da riempire. La città diventa, così, un racconto collettivo che segue l’istinto e il volere di chi la vive, da residente ma anche da chi è di passaggio. L’istallazione diventa portavoce di storie e visioni che, osservando i piatti dipinti, sembrano incontrarsi tutte, o quasi, nella stessa direzione.

Azzurro, rosso, nero e bianco – a disposizione per dipingere il piatto: “Nella limitazione di qualcosa di trova la sintesi di ciò che vogliamo fare”, sostiene. Soltanto quattro colori che lasciano esprimere la creatività e la visione individuale, in maniera decisa e non limitante. “Il processo che porta all’opera è fondamentale, più dell’opera stessa”, continua. Anche il concetto di città ha una connotazione precisa. “Non solo arredi urbani dentro il quale cresceranno le piante ma esperienze umane che parlano il linguaggio della città. Catania è mille contrasti ma una sola essenza “, spiega We Catania sull’altra iniziativa fatta in occasione della festa della legalità venerdì scorso dalla Città dei ragazzi.

“Non solo si è parlato di temi importanti ma è stata anche un’occasione per lasciare qualcosa alla città”. Per la ricorrenza, insieme a ragazzi e bambini delle scuole sono state personalizzate le fioriere artigianali installate per la pedonalizzazione dell’isola didattica che sorge davanti alla struttura. “Parlare locale non significa sempre essere chiusi tra le proprie mura ma rafforzare le radici che ci permettono di crescere verso il cielo. Abbiamo scelto di esplorare il linguaggio catanese: perché chiamare qualcuno “bro, fraté” quando abbiamo un patrimonio di vocaboli catanesi che ci appartiene?”, dice Liuzzo. La risposta dei partecipanti è stata numerosa a Villa Pacini.

L’istallazione rappresenta, inoltre, un modo diverso per raccontare le vittime di mafia, quelle “totalmente dimenticate dalle istituzioni e dalla città”, sostiene We Catania. Un omaggio a quattro ragazzi che tempo fa hanno fatto uno “scippo”: rubano una borsa alla moglie del boss Santapaola e in seguito, avendo capito lo sbaglio, provano a restituirla ma vengono uccisi dalla mafia. L’inaugurazione del “Muro del piatto” è prevista per il 7 luglio. Tanti piatti da raccogliere, tante storie da ascoltare e tanto lavoro da fare. “Una cosa è già chiara: questo progetto sta lasciando un segno profondo anche in me”, afferma Liuzzo.

“Catania può avere un simbolo che appartiene a tutti”

“Ho avuto la possibilità di lavorare insieme a tantissimi bambini e abitanti del quartiere. Tra pennelli, colori e racconti, ho provato a spiegare loro che Catania può avere un simbolo che non appartiene a un’istituzione, a un ente o a una campagna di marketing, ma che può appartenere a tutti”. È il principio ispiratore del progetto collettivo We Catania, spiegato da Liuzzo. “Un simbolo semplice, che tutti possono disegnare – continua -. Un punto di partenza per dare voce alle storie individuali attraverso qualcosa di condiviso”.

L’idea è che i progetti più forti siano quelli che non si limitano a “rappresentare” un territorio, ma riescono a costruire connessioni reali tra le persone che lo abitano. In questa occasione, “gli abbracci ricevuti da tanti bambini alla fine di questi incontri mi hanno ricordato che, spesso, i progetti più importanti non sono quelli più grandi o più costosi, ma quelli che riescono a lasciare qualcosa nelle persone”. Il Simbolo Indipendente progettato dal collettivo per la città di Catania non è folklore, souvenir o cartolina ma un esperimento di branding democratico: nato dal basso, libero, pensato per appartenere alle persone.

Etna, lava e mare diventano un linguaggio sui muri, nelle maglie, nello sport, nei progetti della città. “Questo simbolo appartiene a chi lo vuole usare. Condividilo, usalo e portalo in giro. Il simbolo inizia la storia ma a raccontarla devi essere tu”, conclude Giuseppe Liuzzo. Tra i progetti disegnati, la maglia del CUS Catania Rugby e lo stemma del Catania FC.

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