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La casa “vecchia” costa ogni giorno, il peso nascosto dell’inefficienza energetica in Sicilia

La casa “vecchia” costa ogni giorno, il peso nascosto dell’inefficienza energetica in Sicilia
Foto di Jan van der Wolf, Pexels

Secondo i dati Istat, il 14,4% delle famiglie siciliane è costretto a ridurre i costi dell’energia oppure fatica a sostenerli. La Sicilia è la seconda regione italiana dove le bollette elettriche sono state più care nel 2025

Quando si parla di costi domestici si pensa principalmente a mutuo, affitto e bollette. Il prezzo dell’inefficienza energetica è, invece, più complesso da quantificare. Eppure si tratta di una spesa che si accumula giorno dopo giorno, silenziosamente, fino a raggiungere cifre che sono talvolta esorbitanti. Un’abitazione poco efficiente pesa anche d’estate, non soltanto in inverno.

La bella stagione può diventare una fonte di costi aggiuntivi perché il fresco prodotto dagli impianti di climatizzazione si disperde e gli elettrodomestici sono “costretti” a lavorare più a lungo per mantenere una temperatura sostenibile e soddisfacente. S’innesca così un circolo vizioso il cui risultato è rappresentato da consumi più elevati, maggiore usura degli impianti e bollette rincarate stagione dopo stagione. In Sicilia il protrarsi del caldo rende maggiormente necessario raffrescare casa e, al contempo, contenere i costi dell’energia elettrica. Ma quanto incide l’età della casa?

Il patrimonio edilizio siciliano “invecchiato”

La Sicilia possiede uno dei patrimoni immobiliari più consistenti d’Italia ma spesso si parla di cattivo stato di conservazione. Nell’Isola una casa su tre è stata costruita tra il 1919 e il 1970. Secondo i dati Istat, aggiornati al 2021, si contano oltre 163 mila edifici in più rispetto al precedente censimento, mentre il patrimonio residenziale continua a essere caratterizzato da una forte presenza di immobili costruiti diversi decenni fa. In generale, anche a livello nazionale oltre il 60% degli edifici è stato costruito prima o in prossimità delle normative sul risparmio energetico. Questo incide pesantemente sui consumi. L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) evidenzia che gli edifici realizzati precedentemente alla legge n. 373 del 1976 – la prima sul contenimento dei consumi energetici negli edifici – possono restituire dati che indicano fabbisogni energetici annui superiori a 160-220 kWh per metro quadrato.

Non tutti gli immobili siciliani rientrano in questa categoria e nell’Isola si parla molto di temi quali la transizione energetica ma la presenza diffusa di edifici datati rende l’inefficienza energetica una criticità ancora rilevante. In questo contesto non è più solo una questione di impatto ambientale ma economica. Per molte famiglie siciliane, infatti, il consumo quotidiano di dispositivi ed elettrodomestici incide fortemente sul bilancio domestico.

Consumo domestico elevato in Sicilia

La Sicilia si colloca tra le regioni d’Italia con i consumi domestici più elevati. Secondo la relazione annuale Arera, i siciliani consumano in media 143 kWh all’anno, un dato superiore rispetto a quello nazionale. Questo divario pone la necessità di efficienza negli edifici dei cittadini e nella scelta degli elettrodomestici, in particolare d’estate quando aumenta il fabbisogno energetico. In Sicilia l’attenzione dei consumatori verso i prezzi dell’energia elettrica è costante, anche per tale criticità strutturale. Nel report di Edison e Censis “La Sicilia e le opportunità del mercato libero”, presentato a Catania, viene indicato come il 36,4% dei siciliani che ha scelto il mercato libero lo ha fatto nella convinzione che i prezzi siano più vantaggiosi.

Se da un lato il consumo domestico di energia è elevato, dall’altro la Sicilia si posiziona al quinto posto nella classifica nazionale sulla povertà energetica. Un fenomeno che stenta ad arrestarsi. Secondo i dati Istat, il 14,4% delle famiglie siciliane è costretto a ridurre i costi dell’energia oppure fatica a sostenerli. Mentre la media nazionale si attesta al 9%.

Inefficienza energetica, una delle cause di povertà energetica delle famiglie siciliane

La povertà energetica è strettamente connessa con i sistemi di riqualificazione e di efficientamento energetico. Difatti, all’origine del fenomeno ancora dilagante in Sicilia ci sarebbero delle abitazioni dotate di dispositivi obsoleti o comunque strutturalmente datate. La soluzione proposta dai maggiori esperti riguarda la transizione energetica, che sull’Isola non sarebbe ancora accessibile a tutti – l’allarme lanciato da molte associazioni. Per non subire le continue fluttuazioni del mercato, questo passaggio d’innovazione rappresenterebbe uno strumento di maggiore tutela per i consumatori siciliani contro il caro energia. Negli ultimi anni si è parlato tanto di Comunità energetiche, ma nel contesto regionale la strada è ancora tutta in salita. Inoltre, per contenere i consumi aiuterebbe una maggiore informazione sulla scelta consapevole della classe energetica degli elettrodomestici da acquistare.

La Sicilia è la seconda regione italiana dove le bollette elettriche sono state più care nel 2025. La provincia con le bollette più pesanti è stata Caltanissetta dove la spesa, lo scorso anno. è arrivata a 870 euro, seguita dalla provincia di Ragusa con 867 euro a 2.922 kWh e Messina con 801 euro. Mentre Enna, con una spesa media di 637 euro, Agrigento con 718 euro e Siracusa con 731 euro sono sul podio per consumi ridotti.

Anche un immobile grande può consumare meno, cosa fa la differenza

Stando ai dati Istat, il 48% delle famiglie in Italia ha un sistema di climatizzazione la cui domanda è aumentata negli ultimi anni insieme alle sempre più alte temperature. Esiste una credenza condivisa secondo la quale una casa grande consumi necessariamente più di una piccola. Ma il fabbisogno energetico non è solo una questione di metri quadri. Perlomeno, non è sempre così. A fare la differenza sono soprattutto le caratteristiche dell’immobile: infissi, qualità dell’isolamento, esposizione, età degli impianti, presenza di ponti termici e classe energetica degli elettrodomestici. Di fatto, due abitazioni della stessa superficie possono avere consumi molto diversi in relazione a quanto riescono a trattenere meglio il calore d’inverno e il fresco d’estate.

Si parla, infatti, di costi nascosti riguardanti le condizioni abitative di inefficienza energetica. Gli esperti del settore sottolineano sempre di più come tale spesa, distribuita nell’arco dell’anno, possa addirittura superare i costi di alcuni interventi di riqualificazione.

Quanto pesano gli elettrodomestici sui consumi

Oltre alla prestazione energetica dell’immobile, un altro aspetto da non sottovalutare è l’elettrodomestico che si possiede, la cui scelta incide significativamente sui consumi. Scaldabagni, asciugatrici, congelatori, lavatrici e climatizzatori di vecchia generazione diventano un vero e proprio problema se presenti in casa perché richiedono molta più energia rispetto ai modelli più recenti in commercio. Si tratta di un elemento rilevante ma molto spesso sottovalutato al momento della stima dei costi complessivi di un’abitazione. Secondo le simulazioni elaborate dalla piattaforma Papernest, ad esempio, durante la stagione estiva un climatizzatore di classe A+++ consuma fino al 71,8% in meno rispetto a un apparecchio di classe G, a parità di raffreddamento.

Spesa stagionale inferiore anche in un appartamento di 90 metri, lo studio

Lo studio in questione evidenzia un dato che ribalta il luogo comune sui consumi. Una casa più grande, infatti, non deve necessariamente sostenere una spesa maggiore di una più piccola. Secondo un test della piattaforma, un appartamento di 90 metri quadri dotato di un climatizzatore di classe A+++ sosterrebbe una spesa stagionale inferiore, passando da 118,28€ a soli 33,40€, rispetto a quella di un monolocale di 45 metri quadrati con un apparecchio di classe G. Con la riqualificazione, il monolocale ammortizzerebbe i costi di circa 38,18€ a stagione.

Maggiormente incisivo il paragone tra una villa di 140 metri quadrati con sistemi di climatizzazione efficienti e un’abitazione più piccola ma dotata di dispositivi obsoleti. Nel primo caso, il consumo si dimostra addirittura inferiore. Cambiare un apparecchio G con uno A+++ farebbe risparmiare 153,29€, secondo la simulazione Papernest. Lo stesso report rileva, in aggiunta, che abbassare la temperatura del climatizzatore da 26 gradi a 20 può comportare un costo aggiuntivo fino a 87 euro nell’arco della stagione estiva in abitazioni poco performanti da un punto di vista energetico. Un dato che prova come l’efficienza dell’impianto e le modalità di utilizzo incidano almeno tanto quanto la superficie dell’immobile. Dunque la scelta della tecnologia ha un peso non indifferente.

Il vero investimento da fare per risparmiare

Negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza sulla classe energetica negli immobili. Infatti, c’è maggiore attenzione anche per effetto dell’aumento dei costi dell’energia. Oggi si punta a un’abitazione riqualificata, considerata il vero investimento a lungo termine per ammortizzare la spesa domestica. I costi in bolletta sono, così, una conseguenza delle scelte di efficientamento energetico. Oltretutto, non è sempre necessario fare degli interventi radicali in casa. Un buon punto di partenza è rappresentato dalla sostituzione degli elettrodomestici più datati, una migliore gestione degli impianti e l’istallazione di infissi più performanti. Delle buone pratiche verso l’ottimizzazione progressiva dei consumi e dei costi.

Un tema di rilievo nell’attuale scenario caratterizzato da prezzi dell’energia soggetti a rincari e fluttuazioni di mercato periodiche. Lo dimostrano gli aggiornamenti comunicati dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera). Come indicato dall’ente di recente, si è verificato un aumento atteso dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica, con aumenti in bolletta del 4,6% rispetto al trimestre precedente. L’incremento avviene “per effetto dei maggiori consumi previsti nel periodo estivo e del persistente quadro di incertezza a livello internazionale che incide sulle quotazioni attese delle materie prime energetiche”. Al quadro si aggiunge l’incremento dei costi relativi maggiormente al mercato della capacità: nel mese di luglio, quando la domanda elettrica è alta, si concentrano le cosiddette “ore critiche” per l’adeguatezza del sistema elettrico. Il dato interessa in particolare l’utente tipo vulnerabile in regime di Maggior Tutela.

L’inefficienza energetica è un costo quasi invisibile al momento del consumo in quanto si sedimenta nel tempo. Tuttavia, è da considerarsi una vera e propria spesa quotidiana che è possibile evitare con le corrette scelte in termini di riqualificazione domestica.

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