Covid, Decreto capienze, 100% nei teatri, 50 nelle discoteche - QdS

Covid, Decreto capienze, 100% nei teatri, 50 nelle discoteche

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Covid, Decreto capienze, 100% nei teatri, 50 nelle discoteche

venerdì 08 Ottobre 2021 - 06:36

Per quelle all'aperto salirà al 75% come per gli stadi. Al 60%, invece, i palazzetti dello sport. Green pass e unanimità in Cdm. Esulta Franceschini per i luoghi di Cultura. Gestori soddisfatti



Dalla prossima settimana si potrà tornare nelle discoteche, che al chiuso potranno ospitare al massimo la metà delle persone previste dalla capienza del locale.

Il nuovo decreto sulle percentuali massime di presenza all’interno delle strutture, da quelle sportive a quelle di carattere culturale, va oltre il parere già fornito nei giorni scorsi dal Cts e sulle sale da ballo c’è stata un’apertura sulla spinta delle richieste della Lega e, nelle ultime ore, dei Cinque Stelle.

Il Movimento di Conte aveva spinto per alzare le soglia prevista dagli scienziati e permettere una boccata d’ossigeno per i gestori dei locali.

Ha esultato anche il ministro per i beni Culturali, Dario Franceschini, ieri in visita in Sicilia, che ha incassato il sì alla sua richiesta sul 100% di presenze possibili in musei, cinema e teatri.

Le nuove disposizioni, secondo quanto prevede la bozza del documento approvato all’unanimità in Consiglio dei ministri, entreranno in vigore da lunedì prossimo, undici ottobre, data in cui scatterà in zona bianca la piena capienza per i luoghi di Cultura, come cinema e teatri, mentre per le discoteche l’asticella è fissata al 50% al chiuso e al 75% all’aperto, per lo sport 60% al chiuso e 75% all’aperto (si allarga dunque anche la percentuale per gli stadi, che finora invece era al 50%).

E nei musei è “soppressa” la norma che prevede l’obbligo del “rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro” per i visitatori.

Ovunque è obbligatorio il Green pass, oltre all’utilizzo della mascherina.

In zona gialla, invece – dunque, fino a domani, anche per la Sicilia -, per teatri e cinema il limite è fissato al 50%, per gli impianti sportivi al chiuso al 35% e all’aperto al 50%.

Anche le multe, per chi non rispetta le regole, saranno più dure. Nel caso in cui non vengano rispettati dai gestori i nuovi limiti, a partire dalla seconda violazione – se commessa in giornata diversa – la nuova norma prevede che si applichi “la sanzione amministrativa accessoria della chiusura da uno a dieci giorni”.

Tra gli obblighi, è anche previsto che nei locali al chiuso sia garantita la presenza di impianti di aerazione senza ricircolo dell’aria e – in discoteca – la mascherina potrà essere tolta solo in pista quando si balla.

A parlare di un “barlume di speranza” sono i gestori delle discoteche: “per noi, fermi da due anni, è un inizio”, commentano i proprietari dei locali auspicando di poter “alzare l’asticella con un andamento positivo della pandemia così come è stato già fatto per tante altre attività”.

Il decreto in effetti non esclude variazioni, in qualsiasi senso: “in relazione all’andamento della situazione epidemiologica e alle caratteristiche dei siti e degli eventi” – si legge – potrà infatti essere stabilita “una diversa percentuale massima di capienza consentita”.

A battersi affinché restassero i limiti fissati nell’ultimo parere del Cts (35% per le sale da ballo al chiuso) era stato il ministro della Salute, Roberto Speranza, che fino a qualche ora prima del Cdm – a chi gli chiedeva un commento sulle sale da ballo – aveva replicato: “in questi mesi abbiamo sempre messo avanti il diritto alla salute”.

Soddisfatti invece il ministro della Cultura Dario Franceschini (Pd) e la a invece la ministro delle Autonomie, Mariastella Gelmini (Fi), che ha commentato: “è un successo per li centrodestra e una boccata d’ossigeno per l’intero Paese e per tante attività economiche”.

Da Salvini a Giorgetti (Lega) i nuovi provvedimenti sono stati definiti come “un primo passo”, in attesa dell’evoluzione dei dati sanitari.

Non solo capienze in funzione anti-Covid. Il decreto introduce anche nuove disposizioni sulla privacy e su questo aspetto prevede meno paletti per l’uso dei dati tra amministrazioni pubbliche, che è “sempre consentito se necessario per l’adempimento di un compito svolto nel pubblico interesse o per l’esercizio di pubblici poteri a essa attribuiti”.

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