Covid, Galli a Caltanissetta, "O vacciniamo i bimbi o non ne usciamo" - QdS

Covid, Galli a Caltanissetta, “O vacciniamo i bimbi o non ne usciamo”

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Covid, Galli a Caltanissetta, “O vacciniamo i bimbi o non ne usciamo”

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sabato 09 Ottobre 2021 - 17:23

Il primario infettivologo dell'Ospedale Sacco di Milano: "Ragazzini con situazioni di post covid come la sindrome da affaticamento cronico che finora avevamo visto solo negli adulti"

“Se non cominciamo a vaccinare i bambini il virus non lo fermiamo. Si cominciano a vedere strani quadri di post covid non facilmente inquadrabili. Ragazzini con situazioni di post covid come la sindrome da  affaticamento cronico che finora avevamo visto solo negli adulti”.

Lo ha detto il professore Massimo Galli, primario infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano intervenuto al XII congresso regionale della Simit (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) che si svolge a Caltanissetta, organizzato dal direttore dell’Unità Operativa Complessa del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Elia Giovanni Mazzola, commentando la richiesta di Pfizer negli Usa per la somminstrazione del vaccino ai bambini dai 5 agli 11 anni.

Galli è poi intervenuto sulle riaperture. “Che il ritorno alla normalità fosse qualcosa da intraprendere – ha detto – è cosa sulla quale non ci sono dubbi con qualche perplessità residua. La nostra copertura vaccinale è buona ma non ancora ottimale. Stiamo lavorando con un vaccino che mostra avere copertura nei confronti della malattia grave, sebbene non in grado di fermare la circolazione del virus. Ci sono dati che dimostrano che nelle persone fragili la terza dose prolunga la copertura. Sulle discoteche, in particolare quelle al chiuso, va detto che resta una spada di Damocle relativa alle persone non ancora vaccinate, tra i maggiori frequentatori di queste strutture”.In tema di valutazione internazionale comparativa tra le coperture vaccinali Galli ha affrontato anche il tema della Russia, dove una rilevante parte della popolazione non ha ancora scelto di vaccinarsi, soffermandosi sullo Sputnik.

“Il vaccino russo – prosegue Galli – non è un cattivo vaccino e questo posso affermarlo nonostante non abbiano voluto sottoporsi alla valutazione dell’Ema e quindi i dati di letteratura sono scarsi, l’impressione è che, tra i vaccini a vettore, funzioni meglio di Astrazeneca e Jhonson & Jhonson. Quanto agli altri paesi i vaccini a mRna hanno mostrato palesemente di essere i migliori, il che sarà ancor più evidente se verranno pubblicati i dati di uno studio sui vaccini realizzato in Lombardia”.Sulla sicurezza a lungo termine il professore del Sacco di Milano non ha dubbi. “Un vaccino a mRna è una specie di pilota a missione suicida, va, fa il suo lavoro, e si autoelimina. E’ un messaggero, non può integrarsi nelle nostre cellule. Al contrario c’è qualche studio che dimostra l’attitudine del virus a lasciare tracce permanenti nell’organismo. Abbiamo una casistica di long Covid che sta diventando sterminata. Se anche i due terzi di queste persone fossero affette da fatica cronica e depressione (in generale da una fragilità psicologica) sarebbe chiaro che la strategia corretta, per evitare l’enorme impatto sociale, è quella di evitare di infettarsi. E quindi quelli che rifiutano il vaccino danneggiano se stessi e anche gli altri. Ricordo inoltre che il vaccino anti-covid si può fare contestualmente all’antinfluenzale e, mi piacerebbe, anche all’antipneumococcico. Su quest’ultimo siamo scopertissimi e di infezioni da pneumococco ne abbiamo viste diverse in questi anni. Quanto alla terza dose credo andrebbe fatta sulla base della copertura anticorpale. Noi stiamo dando bollino verde a moltissime persone senza sapere se hanno risposto o no. Ma se non sappiamo com’è lo stato immunitario di quelli vaccinati e se non abbiamo idea di quale possa essere la risposta immune come ci muoviamo per garantirne la sicurezza? Che si continui a fare test sierologici che sono più semplici e meno costosi solo perché non li passa il Servizio Sanitario Nazionale è una cosa scandalosa”.

Infine Galli ha parlato degli altri vaccini, quelli non ancora in uso. “Il vaccino italiano Reithera – spiega il professore – credo sia morto in culla perché non aveva caratteristiche tali per poter competere con quelli poi sviluppati sul mercato, fatto che in sé non toglie nulla al valore positivo della ricerca compiuta. Il vaccino Novavax è ottimo dal punto di vista della maneggevolezza e sembra possa avere una discreta efficacia sulla variante Delta anche se dati precisi non ne ho. Questo potrebbe essere un vaccino promettente anche nell’ottica di una vaccinazione eterologa. Ormai sappiamo che quest’ultima funziona sia in termini di risposta anticorpale sia in termini di sicurezza, anche se sappiamo che risponde su persone vaccinate con vaccini a vettore e va sempre fatta con vaccini a Mrna e probabilmente con vaccini N

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