Covid, richiamo vaccino ogni 3-4 mesi, "Non salutare per organismo" - QdS

Covid, richiamo vaccino ogni 3-4 mesi, “Non salutare per organismo”

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Covid, richiamo vaccino ogni 3-4 mesi, “Non salutare per organismo”

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giovedì 13 Gennaio 2022 - 11:41

Il professore Andrea Crisanti spera che possa arrivare presto a un vaccino di seconda o terza generazione. Perché l'attuale vaccino, somministrato frequentemente, non sarebbe salutare.

Non è ancora stata completata la somministrazione delle terze dosi e si parla già di una quarta. Per tentare di arginare i contagi sempre più in crescita. Ma l’organismo può ben sopportare tante dosi “ravvicinate” di vaccino? Secondo Andrea Crisanti non nel lungo termine.

“Non è salutare vaccinarsi ogni 4 mesi”

“E’ salutare per un organismo stimolare il sistema immunitario ogni 3 o 4 mesi? Sicuramente non lo è. Bisognerebbe arrivare ad un vaccino di seconda o terza generazione, penso ci arriveremo nel giro di un anno o due”. Sono le parole del professor Andrea Crisanti che, a Non è l’arena, risponde così alle domande sull’ipotesi di una nuova dose booster del vaccino contro il Covid.

Rivedere il bolletino dei contagi? “Un errore”

Si discute sull’opportunità di rivedere il bollettino quotidiano dei contagi. Alcuni esperti, tra cui il professor Matto Bassetti, affermano che i report quotidiani con il numero di contagiati finiscono solo per creare un’inutile ansia.

“Quando lei va in autostrada, guarda l’indicatore di velocità per capire se si trova in una situazione di pericolo. Uno degli indicatori della pandemia è il numero dei casi: le persone che finiscono in ospedale e in rianimazione sono un effetto collaterale del virus. Queste dichiarazioni” sull’abolizione del bollettino “sono da analfabeti di epidemiologia”, dice Crisanti.

“E’ assolutamente sbagliato non conteggiare i casi. Supponiamo che non avessimo oggi il numero degli infetti e sapessimo che ci sono stati 313 morti: molti sarebbero indotti a pensare che i vaccini non funzionino. Il fatto che i vaccini funzionino emerge dal rapporto tra il numero di chi contrae la malattia e il numero dei decessi”.

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