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Lavoro, la Sicilia cresce ma resta indietro: ecco il paradosso sull’Isola

Lavoro, la Sicilia cresce ma resta indietro: ecco il paradosso sull’Isola
Foto di Pexels da Pixabay

Occupazione al +11% ma carenza di qualità e partecipazione: i divari territoriali e il fanalino di coda dell’Europa

Sembrano giungere segnali di riscatto dal mercato siciliano. Ma non è tutto lavoro quel che luccica dai dati. L’inversione di tendenza per l’occupazione in Sicilia nasconde, infatti, i soliti, triti e ritriti, problemi d’impalcatura. Stando ai dati riportati nel Documento di economia e finanza regionale 2027-2029, tra il 2022 e il 2025 il lavoro è aumentato dell’11%, pari a circa 138mila occupati in più. Solo nel 2025 la crescita dell’occupazione è stata dello 0,9%, sostanzialmente in linea con quella nazionale.

L’Isola prova finalmente a correre ma c’è da chiedersi se le sue gambe – fiaccate da anni di autolesionismo – siano realmente pronte per una maratona del genere. Dalle rilevazioni sembrano emergere diversi effetti collaterali dati da questo sforzo al limite dell’azzardo.

Il tessuto occupazionale è in rialzo ma resta, innanzitutto, il divario con il resto d’Italia e non solo. Ecco il paradosso: da una parte accelera la curva dell’impiego e migliorano alcuni indicatori economici, dall’altra la Sicilia continua a essere tra le regioni europee con i tassi di occupazione più bassi.

Spinta positiva nel mercato del lavoro ma lontani dalla media nazionale

Nel 2025 il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni in Sicilia è stato del 47,3%, in aumento rispetto al 46,8% del 2024. Indubbiamente un netto miglioramento ma la regione si posiziona in basso nella classifica europea. Nel 2025, secondo i dati Eurostat l’Isola veniva superata anche dalla Calabria – con un valore del 46,4% – e, certamente, dalla Campania – con 46,7%. Il tutto malgrado la Sicilia raggiungeva il 47,3%.

Se si allarga lo sguardo oltre lo Stretto, il divario è ancora più evidente. I numeri nazionali servono, difatti, a rimettere i piedi per terra: nel 2025 il tasso nazionale di occupazione tra 15 e 64 anni è salito al 62,5%. La differenza, quindi, resta con un distacco di oltre 15 punti percentuali – ricordandoci che lo sprint isolano è appena all’inizio della corsa.

Il calo di disoccupazione risolverebbe?

Analizzare esclusivamente il tasso di disoccupazione offre un quadro parziale del mercato del lavoro siciliano, fortemente viziato e condizionato da un’elevata quota di residenti inattivi che non cercano attivamente un impiego. Tale dinamica trova riscontro a livello nazionale, dove il terzo report sul mismatch di Cnel e Unioncamere rileva come, nel primo semestre del 2026, a fronte di quasi 2,9 milioni di assunzioni programmate, il 44,8% delle imprese abbia previsto difficoltà nel reperire il personale idoneo alla posizione.

Parte integrante del grande paradosso, ecco il secondo cortocircuito: un mercato che lascia a terra migliaia di passeggeri, ai margini, e delle imprese che viaggiano, a fatica, su binari vuoti.

Le opportunità non incontrano le competenze: gli invisibili sul mercato ovvero il mismatch

Il problema del mismatch, ovvero del difficile punto d’incontro fra domanda e offerta di lavoro, non risparmia di certo la Sicilia: la platea di invisibili tagliata fuori dal mercato e le imprese che lamentano l’assenza di profili adatti. Ma il problema non è solo la quantità di posti disponibili ma il fatto che manca il collante delle giuste competenze – o quantomeno di quelle che vengono richieste. Alla lista dei mancanti si aggiungono formazione, mobilità territoriale e capacità del sistema produttivo di creare occupazione qualificata.

E’ lo stesso rapporto annuale 2026 dell’Istat a dircelo: il Sud sconta una cronica bassa capacità di assorbire lavoro specializzato, figlia di un tessuto produttivo che flirta ancora troppo poco con l’innovazione e la conoscenza.

Crescono i posti di lavoro, diminuiscono i giovani per occuparli

Il quadro si fa decisamente più critico quando si analizzano i giovani, dato che la timida crescita dell’impiego non ferma i treni e i voli di sola andata verso il Centro-Nord o l’estero. Perfino la Regione Siciliana, analizzando i bilanci del 2026, ha dovuto ammettere che l’esodo delle menti migliori resta una ferita aperta.

Il report dello Svimez sull’emigrazione indica che tra il 2012 e il 2022 quasi 200 mila giovani laureati hanno lasciato il Sud per trasferirsi nel Centro-Nord. Nello stesso periodo 138 mila giovani laureati tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato l’Italia. Per una regione che contemporaneamente invecchia e perde popolazione, la fuoriuscita di capitale umano qualificato rappresenta un problema economico oltre che demografico.

Così, la meglio gioventù isolana fa le valigie. Mentre l’occupazione in Sicilia sale. La vera incognita non è tanto quanti giovani trovano un impiego ma verso quale futuro sono diretti, e condotti.

Il divario di genere

Lo scenario nasconde una profonda frattura di genere che dimezza le opportunità. Il Rendiconto di genere 2025 dell’Inps fissa un tasso di occupazione femminile complessivo è pari al 37,5%, contro il 62,5% degli uomini. Il divario raggiunge quindi 25 punti percentuali. Anche il tasso di inattività mostra una distanza molto ampia: 58,8% tra le donne contro il 33% tra gli uomini.

La criticità si manifesta anche tra i giovani. La quota di Neet femminili siciliane tra i 15 e i 29 anni è del 27,4%, uno dei valori più elevati a livello nazionale. Il mercato del lavoro siciliano, dunque, non deve soltanto creare più occupazione ma deve riuscire a coinvolgere una parte molto più ampia della popolazione femminile.

La qualità dell’impiego e il miraggio dello stipendio

Un altro elemento da osservare è la qualità dell’occupazione. La crescita degli occupati è certamente un dato positivo, ma non tutti i posti di lavoro hanno lo stesso peso in termini di stabilità, reddito e prospettive professionali. Il problema è particolarmente rilevante in un territorio nel quale i salari reali hanno risentito fortemente dell’inflazione. Secondo Svimez, tra il quarto trimestre 2019 e la prima metà del 2024 i salari reali sono diminuiti del 5,7% nel Mezzogiorno, contro il 4,5% del Centro-Nord.

Il risultato è un mercato nel quale il numero degli occupati può crescere senza che questo significhi automaticamente un miglioramento proporzionale delle condizioni economiche delle famiglie.

Oltre la statistica, la rincorsa incompiuta: il futuro passa anche dalla partecipazione

La sfida dei prossimi anni sarà duplice: aumentare il numero degli occupati e, contemporaneamente, allargare la platea delle persone che partecipano al mercato del lavoro. Significa intervenire sul lavoro femminile, sulla permanenza dei giovani, sulla formazione e sull’incontro tra domanda e offerta. Ma significa anche aumentare la capacità dell’economia regionale di creare occupazione stabile e qualificata.

Il vero problema della Sicilia non sono solo i pochi posti di lavoro ma che, malgrado i progressi degli ultimi anni, sono ancora troppo poche le persone che lavorano e troppe quelle che restano fuori dal mercato.

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